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Il firmano è un decreto reale o una disposizione emanata dal sovrano in alcuni stati islamici storici, come l'Impero Ottomano, l'Impero Moghul e l'Iran sotto lo scià Mohammad Reza Pahlavi. La parola deriva dal persiano farmân (فرمان) che significa appunto "decreto" o "ordine". In turco è chiamato ferman[1].

Indice

I firmani nell'Impero OttomanoModifica

 
Firmani di Maometto II e Bayezid II, conservati nella chiesa della Panaghìa Mouchliotissa ad Istanbul, che concedono la proprietà dell'edificio alla comunità greco-ortodossa.

Nell'Impero Ottomano, il Sultano deriva la sua autorità dal suo ruolo di esecutore della Shari'a, ma la Shari'a non copre tutti gli aspetti della vita sociale e politica ottomana. Pertanto, al fine di disciplinare i rapporti, lo status, i compiti e l'abbigliamento dell'aristocrazia e dei sottoposti, il Sultano ebbe il potere di emanare i firmani[2].

I firmani furono raccolti in codici detti kanun[3], che erano una forma di legislazione laica ed amministrativa, considerata una valida estensione della legge religiosa risultante dal diritto del sovrano di amministrare la giustizia per la comunità[2].

Altri firmaniModifica

Uno dei più importanti firmani che regolano i rapporti tra cristiani e musulmani è un documento conservato presso il Monastero greco-ortodosso di Santa Caterina sulla penisola del Sinai in Egitto. Il documento istituisce l'autonoma Chiesa ortodossa del Monte Sinai.
Il firmano, sottoscritto dal sultano Maometto II (1432-1481), chiede ai musulmani di non distruggere il monastero perché abitato da uomini timorati di Dio. Ai nostri giorni vi è un'area protetta attorno al monastero amministrata dal governo egiziano; all'interno vivono circa venti monaci, per la maggior parte greci.

NoteModifica

  1. ^ Dizionario turco-inglese Sozluk, su seslisozluk.com. URL consultato il 27 ottobre 2010.
  2. ^ a b Lapidus,  pp. 260-261.
  3. ^ Dal greco antico kanon (Κανών): regola o regole.

BibliografiaModifica