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Forte San Zeno
Werk Radetzky
Fortificazioni austriache
Forte San Zeno.jpg
Il Fortino di San Zeno
Ubicazione
StatoAustria-Ungheria Austria-Ungheria
Stato attualeItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
CittàVerona Verona Verona
Coordinate45°26′36.32″N 10°57′09.57″E / 45.443422°N 10.952658°E45.443422; 10.952658Coordinate: 45°26′36.32″N 10°57′09.57″E / 45.443422°N 10.952658°E45.443422; 10.952658
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Forte San Zeno
Informazioni generali
TipoForte
Stilestile neoclassico
Altezza63 m s.l.m.
Costruzione1848-1859
Primo proprietarioEsercito austro-ungarico
DemolizioneDemolito dopo la seconda guerra mondiale
Condizione attualeRimane la torre minore
Informazioni militari
UtilizzatoreAustria-Ungheria
Armamento12 bocche da fuoco
Presidio60 uomini
voci di architetture militari presenti su Wikipedia
La parte posteriore del forte, da notare lo stato di cattiva conservazione
La strada che porta al Forte San Zeno in zona Borgo Milano, da notare anche qui lo stato di abbandono in cui si trova

Forte San Zeno, originariamente chiamato Werk Radetzky (dal feldmaresciallo Radetzky), è un forte austriaco di Verona, la cui costruzione è iniziata nel 1848 con la messa in opera del terrapieno, del fosso, e dello spalto, nel 1849 fu costruito il ridotto centrale e l'anno successivo il ridotto di gola. Nel 1859 il forte venne ampliato con la costruzione del muro distaccato alla Carnot e da caponiere e conteneva, oltre ai locali necessari alla guarnigione ed ai servizi generali, quelli destinati al comando del settore. Era destinato a battere il settore tra la strada per Peschiera del Garda e quella da San Massimo e Lugagnano. Dopo il 1859 fu disarmato e rimase in tale stato anche durante la campagna del 1866.

La sua costruzione fu voluta da Radetzky, e il progetto fu del maggiore Conrad Petrasch, direttore della Genie Direction di Verona.

Indice

StrutturaModifica

Forte San Zeno è un forte a tracciato poligonale con ridotto centrale. Come denota l'intitolazione al feldmaresciallo Radetzky, Comandante Generale dell'armata del Lombardo-Veneto, il forte era il caposaldo dello schieramento esterno, anche per la sua posizione più elevata e dominante. Il tracciato del terrapieno è simmetrico con impianto su dieci lati. Il forte era il cardine settentrionale del campo trincerato di destra d'Adige, nel suo primo assetto (1848-1850). Le sue artiglierie, dal terrapieno e dalle piattaforme superiori del ridotto, battevano l'intero giro d'orizzonte: la campagna antistante, la spianata retrostante, la strada per Peschiera e altre strade radiali che facevano capo a San Massimo, nonché la linea ferroviaria proveniente da Bolzano, che lambiva il fronte principale. Il forte venne disarmato in seguito alla costruzione della linea più avanzata del campo trincerato (1861), e mantenne la funzione di sicurezza contro infiltrazioni di fanteria.

Nel piazzale interno, il ridotto centrale casamattato era articolato in due corpi a segmento di torre, collegati da muri, in modo da formare un cortile di sicurezza. Nel ridotto, oltre ai vari servizi, era sistemato il comando di settore. Entrambe le parti del ridotto si elevavano su un solo piano, casamattato, provvisto di cannoniere. La loro copertura terrapienata era disposta a piattaforma per l'artiglieria.

Al livello del fosso asciutto il forte era completamente circondato dal muro distaccato alla Carnot, con feritoie per fucilieri, munito da due caponiere casamattate sul fronte principale. Dal cortile interno si accedeva al cammino di ronda, lungo il muro alla Carnot, attraverso due poterne dirette all'angolo rientrante dei fianchi. La strada di accesso al forte saliva dalla spianata, proseguiva in trincea fino al portale di ingresso nel fronte di gola.

ArmamentoModifica

  • 12 bocche da fuoco

Presidio di guerraModifica

  • 60 uomini

Stato di conservazioneModifica

Nel secondo dopoguerra, il forte venne quasi completamente smantellato per dare lavoro ai disoccupati: furono spianati i terrapieni, demolita la torre maggiore del ridotto, si è conservata la torre minore, con paramento di laterizio a vista. Assai suggestiva la strada militare d'accesso, che sale verso il ridotto. Il tutto è in cattive condizioni di conservazione.

BibliografiaModifica

  • AA. VV., Il Quadrilatero: nella storia militare, politica, economica e sociale dell'Italia risorgimentale, Verona, Comune di Verona, 1967, ISBN non esistente.
  • Guido Barbetta, Le mura e le fortificazioni di Verona, Verona, Vita veronese, 1970, ISBN non esistente.
  • Gino Beltramini, Le strade di Verona entro la cinta muraria, Verona, Vita veronese, 1983, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Sandrini Arturo, L'architettura a Verona nell'età della Serenissima, Verona, Edizioni B.P.V., 1988, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Sandrini Arturo, Architettura a Verona dal periodo napoleonico all'età contemporanea, Verona, Edizioni B.P.V., 1994, ISBN non esistente.
  • Margherita Marvulli, Verona. La città e le fortificazioni, Roma, 2005, ISBN 978-8824011112.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica


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