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Il gentiluomo di sua santità, ufficialmente chiamato dal diritto canonico dignitario laico della famiglia pontificia è un'alta onorificenza istituita dal papa Paolo VI con la lettera apostolica nel motu proprio del 28 marzo 1968[1].

In questo motu proprio il pontefice istituì i membri laici della famiglia pontificia con l'appellativo di gentiluomini di sua santità sopprimendo, nel contempo, i camerieri segreti di spada e cappa (nobili di nascita) ed i camerieri d'onore di spada e cappa (eminenti personalità internazionali) a cui seguì dopo qualche anno lo scioglimento dei Corpi armati pontifici, fatta eccezione della Guardia Svizzera.

Essi sono collocati alle dipendenze della Prefettura della Casa Pontificia, che ne predispone i servizi. Come membri della famiglia pontificia laica non prendono però parte al corteo papale, pur occupando un posto speciale nell'assistenza ai sacri riti. Il loro compito principale è quello di ricevere ed accompagnare i capi di Stato e di governo; in numero di otto nella Città del Vaticano, dal cortile di San Damaso alla sala delle udienze del Pontefice, nonché gli ambasciatori presso la Santa Sede ed altre eminenti personalità internazionali.

Indossano il frac, con il particolare panciotto nero, e come segno della loro dignità, il collare d'oro con le croci di San Pietro.

Non esiste un iter prestabilito per diventare gentiluomo del papa. La nomina è di assoluta discrezione della Santa Sede. Vi appartengono principalmente personaggi che hanno acquisito benemerenze verso la Santa Sede, ed anche qualche appartenente alla antica nobiltà.

Essere gentiluomo di Sua Santità è il più grande onore concesso attualmente dalla Santa Sede ad un cattolico.

Abolizione del titoloModifica

Papa Francesco ha manifestato la volontà di abolire il titolo di Gentiluomo di Sua Santità in quanto "arcaico e inutile". Secondo alcuni mezzi di informazione la decisione sarebbe connessa anche ai numerosi scandali che hanno visto protagonisti dei Gentiluomini di Sua Santità.[2]

NoteModifica

  1. ^ Pontificalis Domus
  2. ^ Maria Antonietta Calabrò, Mai più quei Gentiluomini del Papa, in Corriere della Sera, 22 giugno 2013. URL consultato il 22 giugno 2013.

BibliografiaModifica

Paolo VI, Motu Proprio pontificalis domus, lettera apostolica del 28 marzo 1968.

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