Giacomo il Giusto

capo della Chiesa di Gerusalemme
San Giacomo il Giusto
Sveti apostol Jakov brat Gospodnji.jpg

Fratello del Signore, vescovo e martire

Nascita  ?
Morte 62
Venerato da Chiesa ortodossa
Ricorrenza 23 ottobre
Attributi insegne episcopali, clava o bastone (simbolo del martirio)

Giacomo il Giusto (... – Gerusalemme, 62) è stato il capo della Chiesa di Gerusalemme dopo la morte di Gesù[1]. Gli è attribuita la paternità della Lettera di Giacomo del Nuovo Testamento.

L'esegesi attuale quasi unanimemente lo distingue da entrambi gli apostoli di nome Giacomo (Giacomo il Maggiore e Giacomo il Minore), rispetto ai quali è identificato attraverso vari epiteti: Giacomo il fratello del Signore da Paolo (Galati 1,19 Ga1,19), Giacomo il Giusto da Egesippo e altri, Giacomo di Gerusalemme, Giacomo Adelphotheos e in altri modi ancora.

Le informazioni sulla sua vita sono scarse e ambigue; oltre ad una manciata di riferimenti nei vangeli (Mc6,3-4; Mt13,55-56), le fonti principali della sua vita sono gli Atti degli apostoli (At12,17;15,13;21,18), le lettere di Paolo (Gal1,19;2,9), le Antichità giudaiche e san Girolamo (il quale cita la definizione di Egesippo).

Indice

Notizie biograficheModifica

Giacomo (ebraico: יעקב Ya'akov; greco Ἰάκωβος Iákōbos), detto il Giusto (Vangelo di Tommaso 12), aveva un ruolo di primo piano nella Chiesa di Gerusalemme, affidatogli da Gesù.[2][3][4] In Gal1,19 è da Paolo definito 'apostolo'. Giuseppe Flavio afferma che divenne il capo della Chiesa di Gerusalemme dopo la morte di Gesù e ne colloca la morte nel 62 d.C. per lapidazione su comando del sommo sacerdote Anania.[5]

Eusebio di Cesarea e Girolamo lo identificano come l'autore della neotestamentaria Lettera di Giacomo,[6] dove nell'incipit l'autore si autoidentifica come 'servo' di Gesù Cristo, non con il ricorrente epiteto neotestamentario di "fratello"; alcuni studiosi la ritengono pseudoepigrafica, attribuita a Giacomo solo per aumentarne l'autorevolezza.[7] Altre opere attribuite a Giacomo sono la Prima apocalisse di Giacomo, la Seconda apocalisse di Giacomo, il Libro segreto di Giacomo e il Protovangelo di Giacomo.

Va sicuramente distinto da Giacomo il Maggiore (cosiddetto in opposizione al 'minore'), apostolo, fratello di Giovanni e figlio di Zebedeo e Salome, che fu fatto uccidere da Erode Agrippa nel 42 (At12,2). Più discussa è la sua identificazione con l'altro apostolo, Giacomo il Minore.

Relazione con GesùModifica

Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda sono menzionati nei vangeli di Matteo (Mt13,55-56) e Marco (Mc6,3-4). Il nome di Giacomo appare sempre in prima posizione, il che suggerisce che si trattasse del più anziano dei quattro[8].

In un passaggio delle Antichità Giudaiche (20.9.1), Giuseppe Flavio descrive Giacomo come il fratello di Gesù chiamato il Cristo, tuttavia non è possibile sapere se questo passo sia originale o una successiva aggiunta di un copista cristiano.

Paolo, raccontando la sua conversione, afferma: "Dopo tre giorni andai a Gerusalemme per visitare Cefa e rimasi con lui quindici giorni. Ma non vidi nessuno degli altri apostoli, escluso Giacomo il fratello del Signore" (Ga1,19).

L'interpretazione della frase "fratello del Signore", e delle altre frasi simili, si divide tra quelli che la interpretano letteralmente e quelli che, presumendo la perpetua verginità di Maria, non ne accettano una interpretazione letterale. All'interno della religione cristiana i fratelli di Gesù sono considerati in maniera differente: sono considerati fratelli di sangue dalle Chiese protestanti, fratellastri dagli ortodossi, cugini dai cattolici e dai primi riformatori protestanti (soprattutto Lutero, Calvino e Zwingli).

Nell'interpretazione cattolica tradizionale dei fratelli di Gesù[9] Giacomo il Giusto viene identificato con l'apostolo Giacomo di Alfeo, detto anche "il minore", fratello di Giuseppe-Ioses, figlio di Alfeo-Clèofa (varianti dell'aramaico ellenizzato Halfay) e di un'anonima Maria. Per i biblisti protestanti, la Chiesa ortodossa e per alcuni cattolici (per esempio Josef Blinzler)[10] invece Giacomo il Giusto, "fratello" di Gesù, va distinto da Giacomo il minore.

CultoModifica

Per la Chiesa ortodossa, che ha sempre distinto Giacomo il Giusto, primo vescovo di Gerusalemme, da qualsiasi altro Giacomo citato nei Vangeli, il giorno della sua festa è il 23 ottobre e il 26 dicembre.

La tradizione della Chiesa occidentale, sulla scorta della testimonianza di Eusebio di Cesarea, tende a identificare Giacomo il Giusto con l'apostolo Giacomo il Minore, che viene celebrato il 3 maggio; tuttavia, molti esegeti, anche cattolici, hanno reso questa identità sempre più problematica.[senza fonte]

NoteModifica

  1. ^ Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, XX.200; Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, I.12.1, I.12.4, II.23.4; Girolamo, De Viris Illustribus, II.
  2. ^ Epifanio di Salamina, The Panarion of Epiphanius of Salamis, Book II and III, 78, 7, 7
  3. ^ Riconoscimenti pseudoclementini, 1, 43
  4. ^ Vangelo di Tommaso, 12
  5. ^ Giuseppe Flavio, xx.9.
  6. ^ Eusebio di Cesarea, ii.23.25; Girolamo, De Viris Illustribus ii.
  7. ^ Werner Georg Kummel, Introduction to the New Testament, Abingdon Press 1996, pp. 412-3; Udo Schnelle, The History and Theology of the New Testament Writings, Fortress Press 1998, pp. 385-386.
  8. ^ James Tabor, The Jesus Dynasty: A New Historical Investigation of Jesus, His Royal Family, and the Birth of Christianity, Simon & Schuster, 2006, isbn = 0743287231
  9. ^ Vedi Catechismo della Chiesa Cattolica n. 500: "Giacomo e Giuseppe, 'fratelli di Gesù' (Mt13,55) sono i figli di una Maria discepola di Cristo, la quale è designata in modo significativo come 'l'altra Maria' (Mt28,1)", che riprende l'interpretazione tradizionale di Girolamo: "Giacomo... alcuni ritengono che fosse figlio di Giuseppe con un'altra moglie ma a me pare piuttosto il figlio di Maria sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro" (Girolamo, De Viris Illustribus ii).
  10. ^ Die Brüder und Schwestern Jesu. Stuttgarter Bibelstudien 21, Stuttgart 1967. Tr. it. I fratelli e le sorelle di Gesù, Paideia, Brescia 1974.

Voci correlateModifica

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