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Giovanni Buccelleni

Vescovo di Crisopoli
Giovanni Buccelleni
vescovo della Chiesa cattolica
Chiesa di San Giacomo (Gromo) crocefissione-Bucelleni Giovanni.jpg
BishopCoA PioM.svg
 
TitoloGiovanni Buccelleni
Incarichi ricopertiVescovo di Crisopoli
 
Natoa Gromo
Consacrato vescovo1459
Decedutoa Bergamo
 

Giovanni Buccelleni, o Bucelleni e de Bucellenis (Gromo, marzo 1382Bergamo, 28 novembre 1472), è stato un vescovo cattolico italiano.

BiografiaModifica

Giovanni nacque nel marzo del 1382 a Gromo da Giacomo e da Castelia de Bonnesi o Bonesi di Ardesio[1]. Un documento del 1468 ne conferma la paternità.[2].

Le originiModifica

La famiglia Buccelleni era originaria di Gromo in alta Val Seriana fin dal XIII secolo abitando il castello e il palazzo Buccelleni, risulta infatti un atto registrato nel 1267[3], di un acquisto nella vicinia di Gromo dal capostipite Ottobonus. La famiglia si era arricchita con la fabbricazione e relativo commercio di armi bianche.
Pur continuando la lavorazione di ferrarezza[4], la famiglia, che era di fazione guelfa, si trasferì nel capoluogo agli inizi del XIV secolo[5] e successivamente nel bresciano. La vicinanza alla Repubblica Veneta, piuttosto che ai Visconti, portò ai Buccelleni favoritismi, di cui trasse giovamento il giovane Giovanni.

 
Alberto genealogico famiglia Bucelleni

Gli incarichi ecclesiasticiModifica

Vicario generale del vescovo di BergamoModifica

Probabilmente Giovanni studiò presso il parroco della Chiesa di San Giacomo e San Vincenzo, come era uso al tempo diventandone presbitero dal 1414 al 1423.

«presbiter et beneficialis ecclesie domini Sancti Jacobi de Butuno»

Non vi è conferma che fosse stato nominato Vicario generale del vescovo di Bergamo, ma risulta essere «Jconimus et gubernator ecclesie Sancti Laurentii de Bondione»[6]. Del 1440 la sua nomina di priore nella chiesa di sant'Egidio di Pontida, nominato direttamente da Venezia che voleva avere il controllo della situazione economica e politica del territorio e dal 1º agosto il Buccelleni entrò in possesso effettivo di metà dei beni di Pontida[7], Venezia così premiò il Buccelleni nominandolo Vicario Generale per limitate e speciali zone della Diocesi con grande autonomia senza dover rispondere alle autorità vicariale generale in nome di Pezolo de' Zanchi, per suo personale non chiaro incarico, fu eletto Fedrighino il nipote, Simone Bucelleni. Probabilmente il Buccelleni che con la famiglia aveva le miniere sia in alta val Seriana che in valle di Scalve[8], aveva favorito il commercio con Venezia, e non con i Visconti che erano confinanti ma in guerra per il dominio sulle terre di Bergamo.

«« Circumspoctionem notabilati et maturata discretionem ac expetam industriam attendens, quibus venerabilem Virum Dominum Presb. Joannem de Bucelenis Archipresbiterum ecclesie majoris pergamenis novit insignitum, consideransque quoniam omnia que aderti domino presb. Joanni comittet, curabit diligenter, fideliter ac discrete adimplere, attento eliam in nonnullis pretati Rev. Doni. Dom. Episcopi pergam. et mense episcopalis eiusdem exequendis negoliis presentialiter interesse non potest...»

Era questa una carica unica, esclusiva, mai assegnata, e sicuramente il modo migliore che aveva la Serenissima di avere un maggiore controllo sul territorio.

Il Buccelleni però non lasciò da subito il suo titolo di parrocco della chiesa di Gromo ma nominò alcuni commendatari: il frate Bartolomeo dei Duchi di Brescia nel 1442, e l'anno successivo il frate agostiniano Antonio di Bollate rinunciando solo nel l'aprile del 1446 quando fu nominato rettore della parrocchia Giovanni di Giacomo fu Moreschino Strazeri.[9]

Il priorato di PontidaModifica

La bolla papale di papa Eugenio IV dell'11 aprile 1442, confermò la nomina di priore di Pontida al Buccelleni.[10] La situazione che trovò nel priorato non fu certo semplice, dovette infatti compiere i primi atti amministrativi fuori del monastero, in una casa privata che la famiglia Rota gli mise a disposizione. Solo dal 1444, iniziò a amministrare «in claustro majori», grazie alla sua capacità di recupare i crediti e a restaurare i fabbricati[11], tornando a Bergamo nella vicina di san Salvatore solo per faccende amministrative. Alcune noie nacquero con il suo predecessore Avogdro, e dagli fittavoli che occupavano i territori sul milanese e che non voleva pagare il dovuto.
Nel 1451 cessò la sua attività di priore con il diritto di una pensione di 400 ducati, e tornò nella sua residenza di Bergamo.

Nel 1453 risulta nominato Vicario Generale del Vescovo Giovanni Barozzi, per atti riguardanti il monastero di Pontida ed altre investiture e pratiche pastorali. Nel medesimo anno in cui il vescovo consacrava la chiesa di San Giacomo e San Vincenzo di Gromo, paese natale del Buccelleni. Per sua volontà fu edificata la Cappella di San Benedetto a Gromo consacrata dal priore nel 1454[12].
Il 23 marzo 1463 è presente con il vescovo a nell'atto di separazione delle parrocchie di Somendenna e Endenna, fu per la prima volta citato come Episcopus Crisopolitanus[13].

Vescovo di CrisopoliModifica

Giovanni Buccelleni fu investito dalla carica di vescovo di Crisopoli forse nell'estate del 1459, sicuramente in età molto avanzata, questo spiega perché un incarico tanto lontano che mai avrebbe esercitato, pur mantenendo l'incarico come amministratore di Fontanella. La località di Crisopoli era inoltre sotto la dominazione turca. A Mantova nel 1459 era in corso il Congresso delle potenze cristiane sulla crociata con la presenza di Papa Pio II. Era presente anche l'allora vescovo di Bergamo Giovanni Barozzi. Il congresso ebbe una lunga durata, forse per questo motivo venne indicato suffraganeo del vescovo di Bergamo. Pochi sono gli atti che documentano l'incarico. Non vi è registrazione di sue attività durante questi anni, anche perché tra il Barozzi e il suo suffraganeo non c'erano buoni rapporti conseguenza dell'amministrazione di Fontanella che li vedeva divisi.

Nel 1466 il Buccelleni chiese al papa Paolo II il diritto di fare testamento, avendo già dal 7 maggio 1462 ottenuto dal priore della basilica di san Vincenzo, di poter far costruire il suo sepolcro[14], scegliendo la cappella di san Giovanni.[15]

Il Buccelleni però visse ancora molti anni, il 1º settembre 1472 è documentata la sua presenza alla posa della prima pietra a Valgoglio per l'oratorio di san Michele di Colarete, e il 4 settembre a consacrare la chiesa intitolata a san Bartolomeo apostolo nella frazione di Chignolo d'Oneta[16] Morì il 28 novembre del medesimo anno alla veneranda età di novant'anni.

La lapide Buccelleni, l'aveva commissionata a Iacopo Filippo Conforti[17] che l'aveva realizzata mancante della data di morte. Fu terminata nel 1468, quattro anni prima del suo decesso per questo presenta alcune differenze nella scritta che fu completata solo in seguito. La lastra tombale raffigura le sembianze del vescovo. La lapide che era collocata nella cappella di san Giovanni, fu rimossa nel 1710 quando fu edificata la Cappella del Crocefisso nel XIX secolo, e collocato nel giardino della basilica con altre lapidi venendo poi posta nel museo della Basilica[18].

NoteModifica

  1. ^ Giulio de Robardis, Atto notarile, Archivio di Stato di Bergamo, 18 gennaio 1411.
    «Castelia filia quondam Obertini olim Pertri de Bonnesis de Ardexioet uxordomini Jacobiolim domini otti de Buccellenis».
  2. ^ Giuseppe Ronchetti, Memorie istoriche della città e chiesa di Bergamo, VII, Bergamo, 1807, p. 147.
  3. ^ Bortolo Pasinelli, L'arte della spaderia a Gromo nei contratti del XV secolo, Bergamo, cura edizionale Renato Morganti, 2016.
  4. ^ Ferrarezza, Enciclopedia bresciana. URL consultato il 19 giugno 2018.
  5. ^ con tutta certezza nel 1401, quando tra i cittadini più facoltosi, costretti ad un prestito di fiorini 3400 imposto da Gian Galeazzo Visconti, compare Gabriele Bucelleni insieme coi fratelli Marco e Giovanni per la somma di fioroni 100 ( Donato Calvi, III, Milano, 1676, p. 175.
  6. ^ Prgemene Diocesane, Archivio diocesano di Bergamo.
  7. ^ Venerabilis Vir Dominus Don Joannes de Bucellenis Dei et Apostolice Sedis gratin Prior Monasterii Domini Sancii Jacobi de Pontida Pergamensis Dioecesis» Celestino Vaerini, Storia del monastero di Pontida, Bergamo, 1876, p. 8.
  8. ^ La val di Scalve era territorialmente inserita nella parte più a nord della val Seriana
  9. ^ Bortolo Pasinelli, Gromo nel XV secolo, Bergamo, Corponove, 2011, p. 51..
  10. ^ Il titolo di priore non è riportato da tutte le fonti, perché, pure assumendo di fatto tale titolo, era conferito a chi era frate.
  11. ^ Monastero di san Giacomo, Lombardia Beni Culturali. URL consultato il 19 giugno 2018.
  12. ^ Renato Aldo Ferri, I igoielli dell'alta Valle, su orobie.it.
  13. ^ Notaio Antonio Tiraboschi, atto notarile, archivio di stato di Bergamo-atti notarili.
  14. ^ concesserunt et licemtiam dederunt R.mo Domino D. Johanni Bucelleno dei gratia Episcopo Crisopolitanoi et olim Archipresbitero Sancte Pergamensis. Ecclesie eligendi sibi capellam in ecclesia domini Sancti Vincentii majoris Pergami et sepulcrum in eadem construi fatiendi nec non et dotandi eam et capellanum instiluendi qui cottidie in remedium anime ipsius D.D. Episc. et suorum omnium celebrare debeat et teneatur
  15. ^ Quando la cappella san Giovanni fu modificata diventando la Cappella del Crocifisso la lapide fu rimossa, e collocata provvisoriamente nel cortile interno del duomo, per essere definitivamente collocata nel Museo e tesoro della Cattedrale (Bergamo).
  16. ^ Gabriele Medolago, La chiesa di San Michele arcangelo in Colarete, comune di Valgoglio, 2018, p. 9.
  17. ^ Marco Albertario, Pietro Bussolo scultore a Bergamo nel segno del rinascimento, Lubrina Editore, 2016, p. 46, ISBN 978-88-7766-597-3.
  18. ^ I tesori del museo della Cattedrale, Il giornale dell'arte. URL consultato il 19 giugno 2018.

BibliografiaModifica

  • Bortolo Pasinelli, L'arte della spaderia a Gromo nei contratti del XV secolo, Bergamo, cura edizionale Renato Morganti, 2016.
  • Mario Tagliabue, Un vescovo soffraganeo a Bergamo nel sec.XV.
  • Bortolo Pasinelli, Gromo nel XV secolo, Bergamo, Corponove, 2011.