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Guglielmo da Pastrengo

giurista, letterato e uomo politico italiano

Guglielmo da Pastrengo (Verona, 1290Verona, 30 agosto 1362) è stato un politico e scrittore italiano, amico di Petrarca.

Indice

BiografiaModifica

La famiglia, inurbatasi già nella prima metà del XIII secolo a Verona dalla località di Pastrengo[1], era di rango molto potente. Nato nel 1290 da Iacopo e Armelina, Guglielmo ebbe altri fratelli e sorelle che si dedicarono alla vita religiosa: Celestino, Nicolò, Agnese, Egidia e Panfila. Studente di giurisprudenza a Bologna, fu giudice a Verona quando era signore della città Cangrande I della Scala e poi podestà di Vicenza. Negli anni '20 si sposò con Antonia dei Mambroti da cui ebbe vari figli[1].

L'attività giuridica e politica di Guglielmo gli permise di diventare ambasciatore degli Scaligeri in varie parti d'Italia e d'Europa, raggiungendo nel 1336 e poi una seconda volta nel 1339 la corte pontificia che all'epoca risiedeva ad Avignone: ebbe modo, nella città provenzale, di conoscere il poeta ed intellettuale Francesco Petrarca[2]. Coll'Aretino Guglielmo ebbe modo di stringere una duratura amicizia: fu lui che, nel 1345, ospitò a Verona l'amico dopo che Parma cadde nelle mani di Giovanni Visconti. Nel 1351 si prese cura del figlio naturale di Petrarca, Giovanni, e riuscì ad ottenere per lui un canonicato. Guglielmo da Pastrengo, con cui Petrarca ebbe una fitta relazione come testimoniato dalle varie lettere delle Familiares, morì il 30 agosto del 1362[3]. Guglielmo da Pastrengo fu autore del De viris illustribus et de originibus, una compilazione enciclopedica che, come dice Remigio Sabbadini:

«comprende nella seconda sezione gl'inventori, i fondatori di città, i nomi geografici, i pubblici dignitarî, e nella prima, di gran lunga la più importante, l'enumerazione degli uomini celebri di ogni età. Quivi trae le notizie sugli autori classici dai poligrafi antichi e medievali, ma altre ne desume direttamente dai codici che si conservavano molto numerosi nella famosa biblioteca del Capitolo veronese; talché accanto ad autori allora poco divulgati, ve ne troviamo altri non peranco scoperti.»

NoteModifica

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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