Apri il menu principale

Infermiere

soggetto che, nell'ambito sanitario, è deputato all'assistenza infermieristica
(Reindirizzamento da Infermieri)

L' infermiere è il professionista sanitario responsabile unico della pianificazione e gestione dell'assistenza infermieristica, ossia, l'attività terapeutica, palliativa, riabilitativa, educativa e preventiva rivolta all'individuo, alla comunità o alla popolazione, svolta su soggetti sani o malati, al fine di recuperare uno stato di salute adeguato e/o di prevenire l'insorgenza di alterazioni morfo-funzionali per l'individuo e/o la comunità.

L'attività può essere svolta in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o come libero professionista, secondo le normative vigenti nei vari Stati del mondo.

In Italia la figura dell'infermiere fa parte delle professioni sanitarie e la formazione è demandata per legge alle università dove viene disciplinato un percorso di studi 3+2, con il rilascio, al termine, del titolo accademico di dottore in Infermieristica.

StoriaModifica

Dal medioevo ed età modernaModifica

Nel Medioevo e fino all'età moderna, l'assistenza infermieristica è stata generalmente erogata da religiosi. Tra gli esempi più famosi si menziona Caterina da Siena (facente parte del terzo ordine domenicano), che nel XIV secolo in Italia, curava i malati di peste, in alcuni frangenti mettendo a repentaglio la sua vita per assisterli.[1]

Le rivoluzioni e le epidemie, negli Stati Uniti d'America, portarono a un'espansione del ruolo infermieristico nel XVIII secolo. I problemi correlati ai bisogni di assistenza erano legati a motivi igienico-sanitari e ai bassi standard di vita.

Il calo di mortalità iniziatosi nel XVIII secolo diventa più marcato nel XIX secolo. I motivi per i quali si muore meno sono riconducibili a due, il primo è un sostanziale aumento delle condizioni di vita, il secondo motivo riguarda i frutti della rivoluzione scientifica che si incominciano a vedere dal decennio 1870-80.[2]

XIX secolo e il ruolo di Florence NightingaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Florence Nightingale.

Nel XIX secolo si incomincia una sanificazione di tutte le istituzioni, carceri, ospizi, ospedali, e avviene un'organizzazione globale di tutta l'assistenza sociale e sanitaria. In Inghilterra la rivoluzione industriale aveva portato, all'inizio del secolo, a un progressivo abbandono del lavoro agricolo da parte della popolazione rurale e al suo progressivo trasformarsi in "proletaria". Parallelamente vi è una soppressione dell'artigianato, e l'enorme massa dei lavoratori riuniti nella classe operaia, si ritrova in una situazione di sfruttamento lavorativo (solo nel 1802 venne emanata la legge che limita l'impiego di apprendisti per 12 ore al giorno), e le abitazioni avevano affitti molto elevati con delle condizioni igieniche terribilmente scadenti, prive di fogne o in comunicazione con i condotti dell'acqua. Questa situazione porta nel 1832 alla prima epidemia inglese di colera. La povertà, le lunghe giornate lavorative e la diffusione delle malattie aumentarono la richiesta di infermieri che operassero per la salute della comunità.[3]

Florence Nightingale, conosciuta come la fondatrice dell'infermieristica moderna, appartiene a una famiglia inglese ricchissima e grazie agli insegnamenti del padre ottiene un'istruzione completa con un elevato risultato culturale.[2] Nacque il 12 maggio del 1820 in Italia, a Firenze. Intraprese la professione infermieristica contro i desideri della famiglia.

 
Accampamento inglese a Balaklava - 1855

Nel 1854 l'Inghilterra entra in guerra con una spedizione nel mar Nero, in Crimea, con i francesi, in aiuto alla Turchia contro la Russia. La campagna militare inglese fu positiva ma incombe un grosso problema: i feriti e i malati della guerra morivano per mancanza di assistenza. Il ministro della guerra inglese Herbert inviò Florence Nightingale in Crimea con un gruppo di infermiere in qualità di sovraintendente del corpo delle infermiere degli ospedali inglesi in Turchia con il compito di organizzare la sfera assistenziale. Le principali cause di morte erano dovute alle epidemie di colera e di tifo, alla gangrena e alla dissenteria, ma non strettamente correlate alle ferite di guerra. Florence Nightingale attuò una serie di provvedimenti quali igiene degli ambienti, biancheria, tecniche di sterilizzazione e diete speciali. In sei mesi la Nightingale riuscì a ridurre la mortalità dal 42% al 2%. L'opinione pubblica inglese, successivamente alla guerra di Crimea, cambiò idea nei confronti dell'importanza della figura dell'infermiere, in quanto "diviene simbolo di forza, misericordia, padronanza di sé di fronte al dolore, altruismo e solidarietà." [2] Nel 1860 pubblicò il libro "Notes on Nursing" e fondò la "Nightingale Training School for Nurses". La scuola si basò su due principi fondamentali quali:

  1. L'internato obbligatorio delle allieve nella "casa dell'infermiera" → l'intento della Nightingale è di formare il carattere dell'infermiera secondo criteri morali estremamente rigidi.
  2. La formazione infermieristica basata sul sapere, l'istruzione e la conoscenza → lezioni teoriche giornaliere vengono impartite da medici, infermieri e capireparto e le allieve sono sottoposte a esami e verifiche. L'istruzione secondo Nightingale non prevede alcuna interferenza nell'ambito medico, senza la sovrapposizione di attribuzioni, ma piuttosto le figure di infermiera e medico si sostengono a vicenda per il bene del malato.[2]

In Europa incominciano a essere costruiti i primi ospedali con la nascita della figura del Direttore medico, mentre nel 1853 a Napoli viene fondata una prima scuola per infermieri. In Italia, infatti, dopo la seconda metà dell'Ottocento, con l'Unità d'Italia e il pensiero comune dei cittadini, che riguarda la salute come competenza statale, si fa sì che si vengano a generare riforme e leggi che porteranno alla creazione dei primi sistemi di tutela sanitaria e sociale del Regno d'Italia. Con la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861, "l'azione sanitaria dello stato è limitata alla difesa della salute della popolazione da cause morbose esterne, prevedendo unicamente la profilassi delle malattie infettive affidata ai prefetti, con l'assistenza sanitaria lasciata alla forma umanitaria o religiosa. In molte regioni sono presenti i medici dei poveri con il compito di curare gratuitamente coloro che sono iscritti in apposite liste, dette di povertà." [2]

Nel XIX secolo nacquero numerose congregazioni religiose, che oltre all'insegnamento, fondarono ospedali e organizzazioni di assistenza ai malati a domicilio, nonostante la normativa ecclesiastica ancora imponesse alle religiose di non assistere nessuno a domicilio, oltre a escludere le donne incinte e malati di sesso maschile. "Le suore infermiere, in nome della loro missione spesso disattendevano queste disposizioni non negando il loro aiuto ai sofferenti e aprendo continue discussioni con l'istituzione ecclesiastica, come testimonia l'inchiesta generale avviata dalla Sacra Congregazione dei Religiosi nel 1909 in tutto il mondo cattolico, in seguito alle molte proteste per la prassi consolidata delle religiose a prestare assistenza infermieristica, sia a domicilio che negli ospedali, anche agli uomini. Le suore, consapevoli dell'esigenza di una preparazione professionale, ottennero anche da Pio X nel 1905 la possibilità di fondare la prima scuola professionale per infermiere." [4]

XX secolo e le organizzazioni internazionaliModifica

Negli Stati Uniti e in Inghilterra il modello Nightingale influenza la formazione, l'organizzazione del lavoro e la identificazione professionale, permettendo un'evoluzione professionale infermieristica in rapida ascesa con mete sempre più ambiziose, come nel 1911 negli Stati Uniti, dove nacque l'organizzazione professionale American Nurses Association (ANA). Successivamente nacquero le organizzazioni professionali come la Canadian Nurses Association (CNA), l'International Council of Nurses (ICN), la National League of Nursing (NLN). In Italia invece è attiva la Federazione italiana degli Infermieri e delle Infermiere degli Ospedali e dei Manicomi.

 
Copertina del primo numero dell'American Journal of Nursing, pubblicato nell'ottobre 1900

La prima rivista infermieristica risale al 1900, ovvero l'American Journal of Nursing (AJN), gestita e pubblicata unicamente da infermieri.[5] Nel 1909 apre la prima scuola universitaria di assistenza infermieristica in Minnesota.

 
Il "Goldmark report"

Nel 1919 la Rockfeller Foundation fonda la Committee for the Study of Nursing Education per analizzare la formazione infermieristica negli Stati Uniti. La sociologa Josephine Goldmark venne messa a capo della commissione composta inoltre da Annie W. Goodrich, M. Adelaide Nutting, e Lillian Wald. Nel 1922 si giunge alla pubblicazione di un rapporto noto come Goldmark Report, nel quale si evidenziò che la qualità dei programmi di formazione erano inadeguati, e si raccomandava inoltre di:

  • separare la dirigenza delle scuole infermieristiche dalla dirigenza ospedaliera;
  • la settimana di studio/lavoro degli studenti non doveva superare le 48 ore;
  • obiettivo dei programmi di tirocinio doveva essere la formazione e non la copertura del servizio;
  • ridurre la frequenza a 28 mesi;
  • puntare alla formazione universitaria dei futuri insegnanti.

Inoltre, in funzione di quanto scaturito dal rapporto, la Fondazione Rockefeller finanziò un modello sperimentale di formazione infermieristica che divenne in seguito la Yale School of Nursing, ovvero la prima scuola autonoma di infermieristica con un proprio preside, docenti, bilancio, e lauree conformi alle norme universitarie. Considerato un punto fondamentale nella storia dell'educazione infermieristica, i risultati di questo rapporto facilitarono il passaggio dalle scuole infermieristiche ospedaliere all'università negli Stati Uniti.[3]

Nel 1965 il rapporto "Lysaught Report" della National Commission on Nursing and Nursing Education, analizzò numerosi problemi infermieristici fra cui: "il chiarimento dei ruoli e delle funzioni infermieristiche, l'educazione infermieristica e le opportunità di carriera per gli infermieri." [3] Secondo H. L. Wilensky, un sociologo funzionalista, il processo di professionalizzazione di un'occupazione deve seguire una serie di passaggi che hanno una precisa collocazione storica. L'autore si pose l'obiettivo di identificare se esistono delle tappe comuni nel processo di professionalizzazione ed eseguì uno studio negli Stati Uniti negli anni sessanta del XX secolo e servì ad approfondire la storia di 18 professioni, tra cui la professione infermieristica.[6] L'esito della sua ricerca è positiva in quanto esiste una tipica successione di eventi comuni:

  • Cominciare a svolgere a tempo pieno l'attività e non più occasionalmente;
  • Istituzione di una scuola di formazione;
  • Formazione di associazioni professionali;
  • Agitazione politica, nel senso di impegno, per guadagnarsi l'appoggio della legge alla protezione dell'area di lavoro, della formazione come prove di abilitazione, legge sull'esercizio;
  • Definizione di un proprio codice deontologico.[2]

Se con Wilensky si analizza il processo di professionalizzazione, con l'opera di Afaf Ibrahim Meleis[6] si analizza il passaggio dal sapere culturale a quello disciplinare: "Secondo Meleis, da quando gli infermieri hanno cominciato a prendersi cura degli esseri umani in un modo metodico ed organizzato, essi sono stati coinvolti in qualche forma di teorizzazione", in un processo di elaborazione teorica infermieristica. I concetti di assistenza infermieristica, comfort, comunicazione, protezione, guarigione e salute, sono stati utilizzati per guidare la pratica prima di definire l'inizio dell'elaborazione teorica infermieristica.

Meleis, nella sua teoria, individua cinque stadi di evoluzione del sapere professionale:

  1. Stadio della pratica;
  2. Stadio dell'educazione e dell'amministrazione;
  3. Stadio della ricerca;
  4. Stadio della teoria;
  5. Stadio della filosofia.

Questi stadi hanno distinto e condotto a una evoluzione accademica della disciplina infermieristica definendone il mandato e base teorica:

  1. Stadio della pratica → "il mandato dell'assistenza infermieristica è definito come il fornire aiuto per accrescere le possibilità di guarigione e di benessere, il creare un ambiente salutare che aiuti a diminuire la sofferenza e il deterioramento."
  2. Stadio dell'educazione e dell'amministrazione → nello sviluppo teorico della disciplina infermieristica, dopo una iniziale pratica di apprendistato, ci si sposta verso problemi correlati alla costituzione dei programmi di studio infermieristici, nei quali gli interrogativi sulla natura dell'assistenza infermieristica portano a ulteriori sviluppi della teorizzazione infermieristica.
  3. Stadio della ricerca → "l'attenzione sulla formazione, i curriculum, l'insegnamento, le strategie di apprendimento, l'amministrazione, portano gli infermieri ad interessarsi della ricerca." Gli infermieri sono obbligati a sviluppare le proprie idee e comunicarle al mondo scientifico attraverso la pubblicazione nelle riviste e la presentazione in incontri accademici.
  4. Stadio della teoria → In questo stadio gli interrogativi sull'essenza dell'assistenza infermieristica e i suoi obiettivi emergono in modo più organizzato in quanto, i propri autori, cominciano a costruire realtà così come loro le vedono e le proprie teorie vengono influenzate dall'area socioculturale in cui si sviluppano e da cui derivano.
  5. Stadio della filosofia → deriva dalle domande poste dopo l'elaborazione teorica. Gli infermieri, che cominciano a riflettere sugli aspetti concettuali della pratica professionale e sui metodi per lo sviluppo delle conoscenze infermieristiche, si pongono quesiti filosofici. In questo stadio la filosofia viene considerata un tentativo di comprendere le premesse filosofiche che stanno dietro le teorie e ricerche infermieristiche.[2]

Gli anni settanta vengono considerati anni di maggior sviluppo tecnologico, in cui il mondo sanitario vive l'invasione tecnologica più importante della propria storia recente. Con l'avvento delle nuove tecnologie, si sviluppano numerose specializzazioni mediche e numerose tecniche curative; tuttavia, la professione infermieristica che vive questo momento si specializza e focalizza la propria attenzione più sull'avvento tecnologico piuttosto che porre attenzione sulle conseguenti modificazioni dei bisogni di assistenza infermieristica delle persone.[2] In questi anni, che dal punto di vista storico-culturale sono visti come anni molto confusi e di crisi, "porta la classe infermieristica ad una sorta di crisi di identità della professione, la quale porta gli infermieri a cercare al di fuori del territorio italiano, delle soluzioni e dei nuovi paradigmi interpretativi della realtà".[2]

Rossetta Brignone introdusse il termine nursing nel 1972 in una sua relazione: il termine sta a significare "un taglio netto con il passato, identificare un nuovo modo di pensare l'assistenza e l'assistenza infermieristica, un nuovo modo di concepire la persona destinataria del servizio infermieristico." [2]

CaratteristicheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Assistenza infermieristica.

L'infermiere è responsabile della pianificazione e gestione del processo assistenziale. Il concetto di professione infermieristica si basa sul possesso di competenza teorico-tecnica esclusiva, responsabilità ed etica deontologica. Il codice deontologico dell'infermiere è rigido nell'assicurare fedeltà e lealtà del professionista infermiere verso la società e rappresenta il vero segno distintivo tra un'occupazione e una professione[2]qual è quella dell'infermiere.

Il concetto di professionalità individuale si basa sul concetto di norma. La norma è "un modello, una regola, secondo cui uniformare o regolare atti e condotte" [2].

Il comportamento collettivo e individuale dell'infermiere si circostanzia su tre sistemi normativi:

  • Il sistema normativo disciplinare;
  • Il sistema normativo giuridico;
  • Il sistema normativo etico.

Le regole disciplinari rappresentano il sistema regolativo dell'agire professionale, e si materializzano soprattutto negli aspetti metodologici e strumentali della disciplina infermieristica (ordinamento didattico).

Il sistema normativo giuridico rappresenta la regola stabilita dallo stato verso il professionalismo in quanto rappresenta il riconoscimento sociale di alcuni passaggi ritenuti fondamentali nell'agire professionale e disciplinare[2](profilo professionale dell'infermiere).

La regole etiche, oltre a essere indicate dallo stato e dalla normativa giuridica, sono rappresentate dal comportamento deontologico che viene stabilito dalla professione stessa, basato sul sapere, saper'essere e saper fare (codice deontologico dell'infermiere).

L'agire professionale è basato su evidenze scientifiche (EBN) motivo per cui si dispone l'obbligo di accreditamento e aggiornamento professionale (ECM).

Nel mondoModifica

FranciaModifica

InghilterraModifica

in Inghilterra l'infermiere è formato presso la Faculty of Nursing and midwifery. Attraverso un corso assegnato presso i seguenti siti a rotazione: Riverside Campus, Chester; Warrington Campus; Wirral (Clatterbridge) si acquisisce il titolo di non medical prescribing ossia il titolo di infermiere prescrittore.[7]

Inoltre esistono master e scuole di specializzazione in postgraduate in differenti rami della sanità che abilitano a funzioni altamente specifiche come lo Specialist Community Public Health Nursing.[2]

GermaniaModifica

Per diventare infermiere è necessario aver concluso una formazione presso un istituto specializzato e riconosciuto al livello federale per la professione infermieristica (Berufsfachschule für Krankenpflege). Sono previsti 3 anni per la formazione a tempo pieno e 5 anni per quella a tempo parziale; percorsi sperimentali di 3 anni e mezzo prevedono il raggiungimento di una specializzazione in un determinato campo infermieristico. Inoltre, dopo la formazione professionale come infermiere è possibile conseguire un diploma universitario. L’infermiere geriatrico è una qualifica differente da quella dell’infermiere e richiede una percorso di formazione diverso. Gli infermieri tedeschi somministrano farmaci, curano le ferite e si occupano di bendature, fasciature e steccano le fratture. Eseguono punture, perfusioni, trasfusioni ai pazienti. Per determinare il recupero dei pazienti, prestano regolarmente attenzione al loro stato di salute (per esempio ne valutano l’aspetto, il sonno, l’appetito), ne misurano la temperatura, la pressione, il polso e il peso corporeo. Valutano i dati, li documentano in modo sistematico e aggiornano i medici curanti. Creano anche piani di assistenza medica che possono venire monitorati e modificati, se necessario, al fine di offrire al paziente la migliore assistenza possibile.[8]

ItaliaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Infermiere (Italia).

In Italia la figura dell'infermiere fa parte delle professioni sanitarie, e la formazione è demandata per legge alle università in Italia.[9]

Stati Uniti d'AmericaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Paramedico.

La figura dell'infermiere è distinta da quella del paramedico, quest'ultima disciplinata da norme e leggi - anche a livello federale - che si occupa solamente del soccorso e dell'assistenza para-ospedaliera.

NoteModifica

  1. ^ Manzoni.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m Edoardo Manzoni, Storia e filosofia dell'assistenza infermieristica, Milano, Masson, 2005.
  3. ^ a b c Ruth Craven e Constance Hirnle, Principi fondamentali dell'assistenza infermieristica, vol. 1, Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2007.
  4. ^ E la suora inventò l'infermiera, su osservatoreromano.va. URL consultato il 5 ottobre 2013.
  5. ^ Dolan et al, 1983.
  6. ^ a b Willem Tousjin, Sociologia delle professioni, Bologna, Il Mulino, 1979.
  7. ^ King's College London - Prescribing For Nurses And Midwives, su www.kcl.ac.uk. URL consultato il 30 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 23 Aprile 2016).
  8. ^ [1]
  9. ^ IPASVI - Laurea triennale

BibliografiaModifica

  • Edoardo Manzoni, Storia e filosofia dell'assistenza infermieristica, Milano, Masson, 2005.
  • Ruth Craven e Constance Hirnle, Principi fondamentali dell'assistenza infermieristica, vol. 1, Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2007.
  • Nicole Bizier, Dal pensiero al gesto, Milano, Srobona, 1993.
  • Lillian Sholtis Brunner, Doris Smith Suddarth e Suzanne C. OʼConnell Smeltzer, Infermieristica medico-chirurgica, vol. 1, Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2010.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàLCCN (ENsh85093349 · GND (DE4165516-3 · NDL (ENJA00564876