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Istituto elettrotecnico nazionale Galileo Ferraris

La storica sede di corso Massimo d'Azeglio (Torino)

L'Istituto elettrotecnico nazionale "Galileo Ferraris" (IEN) di Torino era un istituto di ricerca elettrotecnica. Oggi è parte dell'Istituto nazionale di ricerca metrologica. Era noto anche per la fornitura alla RAI del campione del segnale orario ufficiale, terminato il 1 gennaio 2017[1].

StoriaModifica

La data della sua fondazione risale al 1934 (col nome Istituto elettrotecnico "Galileo Ferraris"), su progetto dell'architetto Eugenio Vittorio Ballatore di Rosana e deve il suo nome all'ingegnere e fisico Galileo Ferraris.[2]

Nel 1935 "l'istituto si è dotato di una biblioteca specializzata in elettrotecnica, misure elettriche, acustica, informatica, metrologia. (…) L'istituto conserva inoltre una collezione di strumenti ed apparecchi di grande interesse storico, proveniente dal Regio Museo industriale italiano di Torino e, in modo specifico, dalla prima scuola di elettrotecnica, fondata in Italia da Galileo Ferraris nel 1889"[3].

Tale raccolta, comprendente oltre duecento pezzi ed a suo tempo ordinata da Carlo Chiodi, evidenzia l'evoluzione dell'elettrotecnica e delle discipline derivate nel corso del XIX secolo e dei primi decenni del XX secolo[3].

Dal 1º gennaio 2006 l'IEN, insieme all'Istituto di metrologia "Gustavo Colonnetti" è parte dell'Istituto nazionale di ricerca metrologica, o INRiM[4].

Uno dei suoi dirigenti-ricercatori fu Sigfrido Leschiutta e nel il suo operato ci fu l'“Esperimento Leschiutta-Briatore” consistito nel portare (di peso) un orologio atomico a 3'500 m slm sul Plateau Rosa e comparare il suo risultato con uno sito a Torino a 239 m slm

NoteModifica

  1. ^ Inrim: "L'ultimo trillo dell'ora esatta"
  2. ^ MuseoTorino - Scheda: Istituto elettrotecnico Galileo Ferraris
  3. ^ a b Amedeo Benedetti – Bruno Benedetti, Gli archivi della scienza. Musei e Biblioteche della Scienza e della Tecnologia in Italia, Genova, Erga, 2003, p. 46.
  4. ^ sito dell'Istituto nazionale di ricerca metrologica.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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