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Landolfo VI di Benevento (... – 7 novembre 1077[1]) è stato un principe longobardo che governò in co-reggenza con il padre, il Benevento dal 1038 al 1053 e dal 1054 al 1077.

Indice

BiografiaModifica

Landolfo fu l'ultimo principe di Benevento. A differenza dei suoi predecessori, non ebbe la possibilità di governare da solo e di essere indipendente. Il principato perse la sua indipendenza nel 1051, quando Landolfo era solo co-governanre con suo padre Pandolfo III.

Landolfo era il primogenito di Pandolfo e fu nominato co-principe nell'agosto o nel settembre del 1038. Nel 1041 fu probabilmente Atenulfo, il fratello di Padolfo, a guidare una ribellione perché era non fatto co-sovrano anche egli. La rivolta fallì e Atenulfo fuggì dai Normanni, dove fu eletto loro capo come princeps .

Nel 1047, l'imperatore Enrico III il Nero scese in Italia per sostenere i suoi diritti imperiali nel Mezzogiorno. La moglie, Agnese di Poitou visitò il Monte Gargano in pellegrinaggio e ritornò via Benevento, dove fu accettata, a differenza del marito. L'imperatore respinto immediatamente assediò la città e papa Clemente II scomunicò Landolfo e Pandolfo e la cittadinanza.

L'assedio fu infine revocato, tuttavia la mancanza di rispetto mostrato verso la famiglia imperiale e la chiesa unita al declino del principato fece sì che lo zio di Landolfo, Dauferio, fuggisse dalla città e si rifugiasse presso Guaimario IV di Salerno, che ospitava i giovani religiosi a La Cava. Landolfo in persona si recò a Salerno per incontrare Guaimario e negoziare il ritorno di Dauferio. Dauferio ritornò con la promessa che la sua vocazione monastica sarebbe stata rispettata.

Le vicende di Benevento vennero di nuovo in primo piano nel 1050, quando papa Leone IX andò in pellegrinaggio al Monte Gargano e riaffermò la scomunica dei principi. I cittadini si ribellarono e li espulsero. Poi inviarono un'ambasciata al papa a Roma offrendogli di mettere la loro città sotto il dominio pontificio.

Nell'aprile del 1051, il cardinale Umberto di Silvacandida e Domenico Marango, patriarca di Grado, entrarono a Benevento per ricevere la città per conto del papa. Il 5 luglio 1051, il papa entrò nella sua nuova città per prenderne possesso a nome suo e dell'imperatore[1].

All'indomani della Battaglia di Civitate il papa fu mantenuto dai Normanii come prigioniero a Benevento dal giugno 1053 al marzo 1054. Nel 1084 il papa poté tornare a Roma e la città invitò Pandolfo e Landolfo a ritornare. Tornarono nel 1055 e regnarono come vassalli del papa. Nel 1056, Landolfo associò suo figlio Pandolfo IV. Probabilmente nel 1059 Pandolfo senior si ritirò facendosi monaco al monastero di Santa Sofia, lasciando Landolfo e Pandolfo IV soli principi.

Da questo momento in poi Landolfo è scarsamente presente nelle fonti. Nel 1065 fu ammonito da papa Alessandro II "che la conversione degli ebrei non doveva essere ottenuta con la forza[2]. Fu presente il 1º ottobre 1071 alla consacrazione dell'abazia di Monte Cassino. Nell'agosto 1073 giurò fedeltà a papa Gregorio VII, il suo signore, e promise di rispettare i diritti dei cittadini di Benevento. Gregorio cominciò addirittura a risiedere di tanto in tanto nel palazzo di Landolfo a Benevento, che Amato chiama "lo plus grand palaiz" ("il più grande palazzo").

Il figlio Pandolfo IV morì nel 1074 nella battaglia di Montesarchio.

Landolfo non appare più nelle cronache; morì come unico principe, sotto il papa, il 27 novembre 1077. Con la sua morte, l'antico principato di Benevento cessò di esistere.

NoteModifica

  1. ^ a b DBI.
  2. ^ Simonsohn, pp 35–37.

BibliografiaModifica

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