Mezzogiorno (Italia)

macro-regione economica italiana
Mezzogiorno
Mezzogiorno d'Italia.jpg
Stati Italia Italia
Territorio
Superficie 123 024 km²
Abitanti 19 865 800[1] (30-11-2021)
Densità 161,47 ab./km²
Mezzogiorno.svg

Il Mezzogiorno o Meridione d'Italia è un'area geografica italiana comprendente l'Italia meridionale e quella insulare.

L'estensione geografica del Mezzogiorno d'Italia corrisponde a grandi linee al bacino territoriale e storico-culturale un tempo occupato dai due Regni di Sicilia e di Napoli (ufficialmente nominati con la singola espressione di Regnum Siciliae ultra Pharum e citra Pharum, ovvero "Regno di Sicilia al di là del Faro" e "al di qua del Faro"), riuniti nel 1816 nel Regno delle Due Sicilie, il più esteso Stato preunitario comprendente le attuali regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e parte della regione Lazio (nello specifico, gli ex circondari di Gaeta e Sora, nonché quello di Cittaducale)[2][3][4][5][6][7]. La Sardegna, per quanto al di fuori di detto bacino, è nei dati comunque spesso aggregata al Mezzogiorno[8][9].

Lo sviluppo di quest'area, così considerata in termini socio-economici, è oggetto di studi da parte di enti quali la Svimez[10], con sede a Roma, e l'Associazione studi e ricerche per il Mezzogiorno[11], con sede a Napoli.

GeografiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Italia meridionale e Italia insulare.
 
Mappa cronologica dei principali eventi sismici nel Mezzogiorno

Il Mezzogiorno italiano confina a nord-ovest con il Lazio, a nord-est con le Marche, e a est, ovest e sud con il mar Mediterraneo. Il suo territorio è prevalentemente collinare-montuoso, le pianure più estese sono: il Tavoliere delle Puglie (seconda pianura più estesa della penisola italiana), la pianura salentina, il Campidano, la piana di Metaponto, la piana del Sele, la Piana di Sibari, la piana di Catania e la pianura campana.

È attraversato da nord a sud dalla catena montuosa degli Appennini, le vette più elevate sono: il Gran Sasso d'Italia 2 912 m, monte Amaro 2 793 m, monte Miletto 2 050 m (Massiccio del Matese), il monte Terminio 1 806 m e il monte Cervialto 1 809 m (Appennino campano), il monte Pollino 2 248 m, serra Dolcedorme 2 267 m, monte Papa 2 005 m, monte Alpi 1 900 m (Appennino lucano), monte Botte Donato 1 930 m (Appennino calabro), Montalto (Aspromonte) 1 956 m. Aspromonte che rientra nel territorio del parco nazionale dell'Aspromonte, di cui costituisce una delle principali attrattive; il monte Cervati 1 899 m e il monte Gelbison (o Sacro Monte di Novi Velia) i quali si trovano ambedue nel parco nazionale del Cilento, il Roccamonfina alto 1 006 m.

I mari che bagnano le regioni del Mezzogiorno sono l'Adriatico, lo Ionio e il Tirreno; pertanto, si potrebbero classificare in:

 
Il tempio di Apollo a Kyme (Cuma)

Le sette città metropolitane del Mezzogiorno sono quelle di Cagliari, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Messina, Catania e Palermo.

Il clima è tipicamente mediterraneo sulle coste e temperato umido sui rilievi.

Il territorio meridionale è caratterizzato da elevata attività sismica; si segnalano il terremoto dell'Irpinia, che provocò 2 914 morti e 280 000 sfollati, e ancora prima quello di Messina del 1908, tuttora il più grave disastro naturale mai registrato in Europa.

 
Colonie greche nella Magna Graecia

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Abruzzo, Storia della Campania, Storia della Puglia, Storia della Basilicata, Storia della Calabria, Storia della Sicilia e Storia della Sardegna.

I primi insediamenti umaniModifica

 
Cartina del Sud Italia in epoca augustea

Le prime tracce umane nel Mezzogiorno risalgono al Paleolitico in base ai ritrovamenti di utensili tipo "amigdala" a Capri (NA) e a Castelpagano (BN) e i manufatti di tipo "musteriano" a Palinuro (SA), Tufara (CB), Grottaminarda (AV), Nerano (NA), Montemiletto (AV)[12], nonché alla sella di Camporeale presso Ariano Irpino (AV)[13]. Considerando, inoltre, i più antichi nuclei indo-europei dei Siculi (1000-650 a.C.) e dei Sanniti (1000 a.C.)[14], l'Italia meridionale fu colonizzata dai Greci che, nell'VIII secolo a.C. con un flusso migratorio originato da singole città greche, fondarono città come Zankle (Messina), Syrakousai (Siracusa), Akragas (Agrigento), Gela, Pithekusa (sull'isola di Ischia), Rhegion (Reggio Calabria), Kroton (Crotone), Kyme (Cuma), Metapontion (Metaponto) e Taras (Taranto)[15]. Le colonie greche, che si estendevano dalla Calabria alla Sicilia, dalla Campania alla Puglia, divennero così la culla della civiltà europea e non solo.

In Sardegna, all'elemento etnico autoctono si affiancò invece quello fenicio, col quale i rapporti lungo le zone costiere furono perlopiù pacifici, e in seguito cartaginese, nei cui confronti si è ipotizzato un lungo processo di integrazione e/o di pervicace resistenza da parte delle tribù native; la battaglia del Mare Sardo delineò definitivamente la sfera d'influenza punica nel Mediterraneo occidentale, in cui la Sardegna rientrava interamente. La diffusione di manufatti punici presso i Sardi nuragici e viceversa attesta una grande vitalità, intorno al IV secolo a.C., degli scambi interni. La presenza camito-semitica esercitò una profonda influenza sulla civiltà isolana, segnandone l'approdo alle forme urbane e la scoperta della scrittura; i Romani avrebbero faticato a eroderne la struttura sociale, come attestano la grande partecipazione di protosardi e sardo-punici alla rivolta di Ampsicora del 215 a.C., le continue campagne militari contro i Sardi fino al II secolo a.C., una penetrazione italica assai scarsa e, infine, la sopravvivenza del punico fino ad almeno il II secolo d.C. inoltrato[16].

Dall'età romana fino al 1733Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Italia romana, Regno di Napoli (1806-1815), Regno di Sicilia e Regno di Napoli.
 
Il Regno di Sicilia durante la sua massima espansione, nel corso del dodicesimo secolo

A partire dal IV secolo a.C., il Sud Italia fu progressivamente conquistato dai Romani, che diedero grande impulso alle unità urbane, costruendo strade, città, templi, palazzi, acquedotti e altre infrastrutture, imponendosi definitivamente dopo la seconda guerra punica[15]. Nel Mezzogiorno ci sono i più grandi ritrovamenti romani come Pompei, Ercolano, Stabia, Pozzuoli, Oplonti, Boscoreale e una delle più grandi e antiche collezioni si trova nel museo di Napoli.

Dopo la caduta di Roma e la costituzione del Regno d'Italia ostrogoto, la guerra greco gotica, che sancì la divisione dell'Italia fino al 1861, l'invasione longobarda e l'insiedamento degli Arabi in Sicilia, il Mezzogiorno italiano rimase diviso in diverse entità statali: per esempio, la Puglia, la Calabria e il Ducato di Napoli erano formalmente unite all'Impero bizantino, ma formarono ducati autonomi retti dalla nobiltà locale; la provincia di Caserta e La zona meridionale del Lazio era sotto il dominio del Principato di Capua, l'attuale provincia di Salerno e parte della Lucania era governata dal Principato di Salerno, l'Abruzzo e parte del Sannio erano governati dal principato di Benevento, la città di Amalfi formò la prima nonché una delle più storicamente rilevanti repubbliche marinare, e infine la Sicilia era governata dagli Arabi. Una volta instauratosi l'Emirato di Sicilia, Palermo divenne un importante centro culturale e politico del mondo musulmano. Questo equilibrio fu rotto dai Normanni che, conquistando tutto il Mezzogiorno, rimase da allora in poi unito, anche se con alcuni intervalli, fino all'unità d'Italia.

Il Mezzogiorno italiano vide dunque l'alternarsi di molte entità politiche: Normanni, Svevi, Angioni, Aragonesi e infine Spagnoli dalla fine delle guerre d'Italia alla guerra di successione spagnola; dopodiché, fu un Viceregno austriaco che finì con l'autonomia concessa con la conquista di Carlo II di Borbone, il quale fece iniziare il dominio borbonico che resse il Mezzogiorno quasi ininterrottamente fino al 1861.

 
Il Regno di Sicilia nel 1154

Regno delle Due SicilieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Suddivisione amministrativa del Regno delle Due Sicilie e Regno delle Due Sicilie.

Il Regno delle due Sicilie nasce, nel dicembre del 1816, dalla volontà di Ferdinando I di unire la corona di Sicilia con quella di Napoli. L'economia del regno si sviluppò molto nei primi anni di regno di Ferdinando II, anche se dipendeva molto dal capitale dello Stato e delle imprese straniere ed era sviluppata in modo poco omogeneo. Le zone costiere, e specialmente nella zona di Napoli e Caserta, avevano un modesto sviluppo industriale: ciò è dimostrato dalle officine di Pietrarsa, dalle acciaierie in Calabria, dai più grandi cantieri navali dell'Italia a Castellammare che fecero salpare il primo piroscafo, nonché dalla costruzione della Napoli-Portici.

Inoltre, il bilancio del Regno delle Due Sicilie era in attivo, pur avendo una spesa sociale non indifferente[17]. Rimanevano rilevanti problemi nelle campagne: un'economia fondata sul latifondismo, la mancanza di strade asfaltate e infrastrutture nell'interno.

Nelle città meridionali si sviluppò una vivace borghesia, che portò alla nascita dell'illuminismo partenopeo e di altre correnti culturali fondamentali per lo sviluppo dell'Europa moderna. Questa vivace borghesia, nata sotto il periodo borbonico, sarebbe diventata sempre più ostile alla monarchia, che era ben voluta dalla chiesa e dal proletariato urbano e rurale. Questo determinò diverse rivoluzioni, fra cui quella del 1799, quella del 1821 e quella del 1848.

 
Province e distretti delle Due Sicilie

Dall'Unità d'Italia al periodo fascistaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Risorgimento, Emigrazione italiana, Dibattito storiografico sulla Spedizione dei Mille e Risanamento di Napoli.
 
La batteria Santa Maria della fortezza di Gaeta dopo l'assedio. Sullo sfondo, la squadra navale che partecipò ai bombardamenti.

In seguito all'Unità d'Italia, la mancata integrazione economica della parte appena annessa del Paese, la chiusura di numerosi impianti industriali presenti nel territorio, la mancata redistribuzione delle terre promessa dai garibaldini, l'introduzione della leva obbligatoria, l'inserimento di nuove tasse per diminuire il debito causato dalle guerre d'indipendenza, la debolezza del neonato Stato portarono a numerose rivolte nelle campagne e a un depauperamento del territorio portò al brigantaggio e a partire dal 1870, alla "questione meridionale" e a una corrente di pensiero e ricerca storica detta "meridionalismo"[18].

Dopo il 1880, a seguito della crisi agraria che interessò il Mezzogiorno, si inasprì la povertà delle regioni meridionali, favorendo una massiccia emigrazione verso le Americhe. La crisi fu determinata dal crollo delle esportazioni dei prodotti agrari a causa della politica nazionale economica riguardante i dazi sui manufatti industriali stranieri: senza dazi alle frontiere, infatti, i manufatti nazionali erano molto più costosi di quelli stranieri. Ciò, unito all'introduzione da parte dei Paesi stranieri di dazi sui prodotti italiani, causò la rovina del settore agricolo meridionale e veneto. Le esportazioni di prodotti agrari crollarono. Le campagne furono letteralmente abbandonate ed ebbero inizio le prime ondate d'emigrazione[19][20]. Tutti i governi che si sono succeduti nel corso del XX secolo si sono adoperati, spesso con scarsi risultati, con interventi speciali sulle aree interessate, al fine di diminuire lo squilibrio che a molti livelli lasciava il Mezzogiorno lontano dalle restanti regioni italiane, a partire dalla legge speciale per il risanamento di Napoli, voluta fortemente da Francesco Saverio Nitti.

Durante il periodo fascista, parte dell'attuale Lazio (il circondario di Sora e quello di Gaeta) fu scorporata dalla ex provincia di Terra di Lavoro del Regno delle Due Sicilie e quindi dal Mezzogiorno. Lo stesso accadde a territori abruzzesi come l'area di Amatrice, Cittaducale e Leonessa, assegnata al Lazio da Mussolini e si arrivò a un'enorme differenza di reddito tra le regioni del Nord e quelle del Sud per via della volontà del regime di creare uno Stato autarchico e dell'inizio della battaglia del grano, questo fu in parte colmato grazie agli interventi fatti durante il miracolo economico.

Dal dopoguerra a oggiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Miracolo economico italiano, Cassa del Mezzogiorno, Prima Repubblica (Italia) e Trattativa Stato-mafia.

Dopo la seconda guerra mondiale, fu istituito un apposito ente pubblico che aveva funzioni di realizzare politiche incentivanti la produzione e sussidiarie delle economie locali: la Cassa per il Mezzogiorno (CASMEZ). L'attività di tale ente, che soprattutto nei suoi primi venti anni di vita aveva contribuito a ridurre il divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese, è cessata negli anni novanta ed è stata più volte oggetto di sospetti per una presunta gestione clientelare da parte della politica a partire dagli anni ottanta nel corso del Novecento sono diventate sempre più forti le organizzazioni criminali.

Nel dopoguerra le direttrici migratorie si spostarono verso l'Europa centrale e settentrionale (Francia, Germania, Svizzera e Belgio) e, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, verso l'Italia settentrionale (segnatamente Piemonte e Lombardia) quando la ricostruzione richiamò manodopera per il lavoro nelle fabbriche.

DemografiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Demografia d'Italia, Demografia della Sardegna, Demografia della Campania e Demografia della Puglia.

Dalla fine del XX secolo e in particolare dagli inizi del XXI secolo molte aree del Mezzogiorno vivono una condizione di costante spopolamento, dovuto sia a un marcato fenomeno di cali delle nascite e sia alla consolidata emigrazione verso l'estero o altre aree del Paese[21][22]. La popolazione residente nel Mezzogiorno ammonta a 19 865 800 abitanti al 30 novembre 2021[1], suddivisa tra:

RegioniModifica

Regione Capoluogo Abitanti Superficie

(km²)

Densità

(ab./km²)

Comuni Pil procapite in euro (2017) Province e città metropolitane
Abruzzo L'Aquila 1 274 883[25] 10 831,84 117,7 305 24 700[26] L'Aquila, Chieti, Pescara, Teramo
Basilicata Potenza 540 930[25] 10 073,32 53,69 131 21 100[26] Matera, Potenza
Calabria Catanzaro 1 849 145[25] 15 221,90 121,48 409 17 200[26] Catanzaro, Cosenza, Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria
Campania Napoli 5 606 467[25] 13 671,00 410,1 550 18 200[26] Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno
Molise Campobasso 291 335[25] 4 438,00 65,32 136 19 800[26] Campobasso, Isernia
Puglia Bari 3 915 341[25] 19 540,9 200,36 258 18 400[26] Bari, Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto
Sardegna Cagliari 1 580 676[25] 24 100,02[27] 65,58 377 20 600[26] Cagliari, Nuoro, Oristano, Sassari, Sud Sardegna
Sicilia Palermo 4 808 681[25] 25 832,39[28] 186,14 391 17 500[26] Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani

Comuni più popolosiModifica

Di seguito si riporta l'elenco della popolazione residente nei comuni con più di 50.000 abitanti[29].

In corsivo i comuni non capoluogo di provincia. In grassetto i comuni capoluogo di regione.

# Comune Regione Provincia o Città metropolitana Abitanti Superficie

(km²)

Densità

(ab./km²)

Data aggiornamento Altitudine

(m s.l.m.)

1 Napoli Campania Napoli 917 251 119,02 7 821,7 30 novembre 2021 17
2 Palermo Sicilia Palermo 631 962 160,59 3 935,25 30 novembre 2021 14
3 Bari Puglia Bari 316 444 117,39 2 695,6 30 novembre 2021 5
4 Catania Sicilia Catania 298 864 182,9 1 634,03 30 novembre 2021 7
5 Messina Sicilia Messina 220 447 213,23 1 031,33 30 novembre 2021 3
6 Taranto Puglia Taranto 189 289 249,86

Acque interne: 71,53 km² (28,63%)

757,58 30 novembre 2021 15
7 Reggio Calabria Calabria Reggio Calabria 172 019 236,02 719,62 30 novembre 2021 31
8 Cagliari Sardegna Cagliari 148 967 85,01 1 752,34 30 novembre 2021 23
9 Foggia Puglia Foggia 146 480 509,26 287,63 30 novembre 2021 76
10 Salerno Campania Salerno 128 302 59,85 2 143,73 30 novembre 2021 2
11 Giugliano in Campania Campania Napoli 123 590 94,62 1 306,17 30 novembre 2021 97
12 Sassari Sardegna Sassari 121 753 547,04 222,56 30 novembre 2021 225
13 Pescara Abruzzo Pescara 118 950 34,36 3 461,87 30 novembre 2021 4
14 Siracusa Sicilia Siracusa 116 512 207,78 560,74 30 novembre 2021 17
15 Andria Puglia Barletta-Andria-Trani 97 209 402,89 241,28 30 novembre 2021 151
16 Lecce Puglia Lecce 95 293 238,93 395,41 30 novembre 2021 49
17 Barletta Puglia Barletta-Andria-Trani 92 510 149,35 619,42 30 novembre 2021 15
18 Catanzaro Calabria Catanzaro 85 532 112,72 758,59 30 novembre 2021 320
19 Brindisi Puglia Brindisi 83 221 332,98 249,92 30 novembre 2021 15
20 Torre del Greco Campania Napoli 81 033 33,7 2 404,54 30 novembre 2021 43
21 Marsala Sicilia Trapani 80 132 243,26 329,4 30 novembre 2021 12
22 Pozzuoli Campania Napoli 76 390 43,44 1 758,51 30 novembre 2021 28
23 Casoria Campania Napoli 73 514 12,13 6 060,51 30 novembre 2021 60
24 Caserta Campania Caserta 73 083 54,07 1 351,63 30 novembre 2021 68
25 Ragusa Sicilia Ragusa 72 762 444,67 163,63 30 novembre 2021 502
26 Gela Sicilia Caltanissetta 71 831 279,07 257,39 30 novembre 2021 46
27 Altamura Puglia Bari 69 705 427,75 162,95 30 novembre 2021 467
28 L'Aquila Abruzzo L'Aquila 69 512 473,91 146,67 30 novembre 2021 721
29 Quartu Sant'Elena Sardegna Cagliari 68 436 96,41 709,84 30 novembre 2021 6
30 Lamezia Terme Calabria Catanzaro 67 283 162,43 414,22 30 novembre 2021 216
31 Potenza Basilicata Potenza 64 913 175,43 370,02 30 novembre 2021 819
32 Trapani Sicilia Trapani 64 600 273,13 236,51 30 novembre 2021 3
33 Cosenza Calabria Cosenza 64 042 37,86 1 691,54 30 novembre 2021 238
34 Castellammare di Stabia Campania Napoli 63 229 17,81 3 550,19 30 novembre 2021 6
35 Vittoria Sicilia Ragusa 62 206 182,48 340,89 30 novembre 2021 168
36 Afragola Campania Napoli 61 994 17,90 3 463,35 30 novembre 2021 43
37 Olbia Sardegna Sassari 60 365 383,64 157,34 30 novembre 2021 10
38 Matera Basilicata Matera 59 854 392,09 152,65 30 novembre 2021 401
39 Caltanissetta Sicilia Caltanissetta 59 213 421,25 140,56 30 novembre 2021 149,07
40 Crotone Calabria Crotone 58 968 182,00 324 30 novembre 2021 8
41 Acerra Campania Napoli 58 260 54,71 1 064,88 30 novembre 2021 26
42 Marano di Napoli Campania Napoli 57 746 15,64 3 692,19 30 novembre 2021 151
43 Molfetta Puglia Bari 57 539 58,97 975,73 30 novembre 2021 15
44 Cerignola Puglia Foggia 57 074 593,43 96,17 30 novembre 2021 120
45 Benevento Campania Benevento 56 995 129,00 441,82 30 novembre 2021 135
46 Agrigento Sicilia Agrigento 55 658 245,32 226,87 30 novembre 2021 230
47 Trani Puglia Barletta-Andria-Trani 54 851 103,41 530,42 30 novembre 2021 7
48 Manfredonia Puglia Foggia 54 344 354,54 153,28 30 novembre 2021 5
49 Bisceglie Puglia Barletta-Andria-Trani 53 596 69,25 773,95 30 novembre 2021 16
50 Modica Sicilia Ragusa 53 379 292,37 182,57 30 novembre 2021 296
51 Montesilvano Abruzzo Pescara 53 339 23,57 2 263 30 novembre 2021 5
52 Bitonto Puglia Bari 53 270 174,34 305,55 30 novembre 2021 118
53 Bagheria Sicilia Palermo 52 773 29,84 1 768,53 30 novembre 2021 76
54 Avellino Campania Avellino 52 580 30,55 1 721,11 30 novembre 2021 348
55 Portici Campania Napoli 52 489 4,52 11 612,61 30 novembre 2021 29
56 Teramo Abruzzo Teramo 52 063 152,84 340,63 30 novembre 2021 265
57 Cava de' Tirreni Campania Salerno 50 884 36,53 1 392,93 30 novembre 2021 180
58 Acireale Sicilia Catania 50 580 40,43 1 251,05 30 novembre 2021 102
59 Aversa Campania Caserta 50 266 8,85 5 679,77 30 novembre 2021 39
60 Mazara del Vallo Sicilia Trapani 50 180 274,64 182,71 30 novembre 2021 8
61 Ercolano Campania Napoli 50 138 19,89 2 520,76 30 novembre 2021 44

EconomiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Economia d'Italia e Mafia in Italia.

Nonostante i mutamenti occorsi nella seconda metà del XX secolo, sussiste un divario economico tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. [30].

A peggiorare la situazione concorrono diversi fattori: in primis i problemi dell'offerta per la quale si perdono più posti di lavoro durante le fasi di recessione di quanto se ne creino durante le fasi di espansione; secondariamente, i problemi della domanda che vede acuirsi la distanza tra beni di mercato e tra servizi sociali alimentati rispettivamente dalla produttività del Nord e dall'assistenzialismo del Sud[31].

Il Mezzogiorno rappresenta circa un terzo della forza lavoro dell'Italia, eppure oltre il 20% della popolazione è esclusa dal mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione, in particolare, colpisce i giovani sotto i 24 anni per oltre il 50%[30].

Tra le cause di tale problema concorrono, tra l'altro, la carenza di investimenti, la dotazione di infrastrutture, la diffusione di attività illegali caratterizzate da penetrazione mafiosa e la bassa accumulazione di capitale sociale.

CulturaModifica

La cultura del Mezzogiorno italiano è il ricco portato delle sue varie esperienze storiche, fra cui la plurisecolare presenza greca, il perdurante lascito degli Arabi e dei Normanni, nonché una qual certa influenza spagnola. La cultura meridionale, fiorendo nelle sue varie espressioni, ha avuto modo di esprimersi tanto nello Stato nazionale moderno quanto a livello internazionale, nei quali si è radicata conoscendo un vasto numero di reintepretazioni (si pensi, per esempio, alla pizza o al calzone, affermatisi lungo tutto lo Stivale, o alla pizza siciliana o a quella in stile newyorchese in ambito estero).

Alla precoce unificazione nel Regno di Sicilia, la cui superficie politica risultò pressoché immutata fino all'unità d'Italia, fa anche seguito una qual certa identità linguistica: le lingue popolari più diffuse tra i locali, in una situazione di diglossia, sono infatti i dialetti italiani centro-meridionali, di ceppo italo-romanzo e italo-dalmata, suddivisi nei due rami meridionale intermedio (da cui discende la lingua napoletana) e meridionale estremo (comprendente la lingua siciliana). Diverso è il caso della Sardegna, patria di una specifica lingua romanza: il sardo. Numerose in tutto il Mezzogiorno sono, infine, le isole linguistiche, alcune delle quali di origine non latina.

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat al 30 novembre 2021
  2. ^ «Con questa denominazione si indica lo Stato costituito nel dic. 1816 con l'unificazione dei regni di Napoli e di Sicilia, che restaurava l’autorità borbonica su tutta l’Italia meridionale; fu mantenuta fino all’ott. 1860, quando, tramite plebiscito, fu votata l’annessione al regno di Sardegna.» Regno delle Due Sicilie in Dizionario di Storia, su treccani.it.
  3. ^ «Meridionale: in part.: che fa parte delle regioni continentali e insulari del Mezzogiorno d'Italia (delimitate convenzionalmente dai fiumi Garigliano e Sangro), le quali, in età prerisorgimentale, costituivano il Regno delle due Sicilie.» Battaglia, Salvatore (1961). Grande dizionario della lingua italiana, UTET, Torino, V. X, p.160.
  4. ^ «Il regno meridionale, Napoli e Sicilia con 6 milioni e 200 mila abitanti,... pare in principio per certa foga di riforme e per valori d'ingegni filosofici e riformisti gareggiare con la Lombardia austriaca.» Carducci, III-18-21, citato in Grande dizionario della lingua italiana, UTET, Torino, V. X, p.160.
  5. ^ La programmazione dei fondi strutturali comunitari (DOC), su ciofs-fp.org (archiviato dall'url originale il 19 novembre 2011).
  6. ^ «Tra le maggiori novità del secolo ci fu proprio il ritorno all'indipendenza del regno meridionale, che riunì in un unico stato indipendente e sovrano il Mezzogiorno insulare e continentale.» Francesca Canale Cama; Daniele Casanova; Rosa Maria Delli Quadri, Storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo, Napoli, Guida Editori, 2017, p. 173.
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