Montecassino

rilievo situato nella provincia di Frosinone
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'abbazia posta sulla sua sommità, vedi Abbazia di Montecassino.
Montecassino
Monte Cassino Opactwo 1.JPG
L'abbazia di Montecassino, posta sulla sommità del rilievo, ricostruita dopo la distruzione a seguito dei bombardamenti alleati.
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaFrosinone Frosinone
ComuneCassino
Altezza520 m s.l.m.
Coordinate41°29′25.84″N 13°48′48.73″E / 41.49051°N 13.813537°E41.49051; 13.813537Coordinate: 41°29′25.84″N 13°48′48.73″E / 41.49051°N 13.813537°E41.49051; 13.813537
Altri nomi e significatiMonte Cassino
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Montecassino
Montecassino

Montecassino è un rilievo di 516 metri di altitudine, situato nella provincia di Frosinone e posto a occidente del centro abitato di Cassino.

L'abbazia di Montecassino distrutta a seguito dei bombardamenti alleati

GeografiaModifica

 
La vista che si ammira da Montecassino

Ubicato nel Subappennino laziale, è costituito da rocce calcaree. Nonostante la modesta altitudine si presenta alquanto aspro e impervio; la vegetazione è assai scarsa, composta essenzialmente da querce e olivi. I terrazzamenti che si aprono verso la piana di Cassino hanno origine artificiale.[1]

Monte Cassino (oggi di solito scritto Montecassino) è una collina rocciosa a circa 130 chilometri (81 miglia) a sud-est di Roma, nella Valle Latina, in Italia, a 2 chilometri (1.2 miglia) a ovest della città di Cassino e 520 m (1.706.04 piedi ) altitudine. Sito nella città romana di Casinum, è meglio conosciuto per la sua abbazia, prima casa dell'Ordine dei Benedettini, fondata dallo stesso Benedetto da Norcia.

StoriaModifica

Attorno all'anno 529, San Benedetto da Norcia stabilì su questo rilievo il proprio primo monastero, dal quale derivò l'ordine benedettino. È stato per la comunità di Monte Cassino che la Regola di San Benedetto fu composta.

Il primo monastero di Monte Cassino fu saccheggiato dagli invasori Longobardi intorno al 570 e abbandonato. Del primo monastero non si sa quasi nulla. Il secondo monastero fu fondato da Petronax di Brescia intorno al 718, su suggerimento di papa Gregorio II e con il sostegno del duca longobardo Romualdo II di Benevento. Era soggetta direttamente al papa e molti monasteri in Italia erano sotto la sua autorità. Nell'883 il monastero fu saccheggiato dai Saraceni e nuovamente abbandonato. La comunità dei monaci risiedeva prima a Teano e poi dal 914 a Capua prima che il monastero fosse ricostruito nel 949. Durante il periodo dell'esilio, nella comunità furono introdotte le Riforme Cluniacensi.

Nel marzo del 960, un possidente laico denunciò il monastero per il possedimento di alcuni terreni vicini, il quale, invece, a sua volta giudicava propri. Per l'emanazione della sentenza, i giudici hanno preferito scrivere in lingua volgare il documento, per farsi comprendere da alcuni testimoni illetterati: si tratta del più antico documento redatto in un volgare italiano, il noto "Placito capuano".

L'XI e il XII secolo furono il periodo d'oro dell'abbazia. Acquisì un vasto territorio secolare intorno a Monte Cassino, la cosiddetta Terra Sancti Benedicti ("Terra di San Benedetto"), che fortificò pesantemente con castelli. Mantenne buoni rapporti con la Chiesa d'Oriente, ricevendo anche il patrocinio degli imperatori bizantini. Ha incoraggiato le belle arti e l'artigianato impiegando artigiani bizantini e persino saraceni. Nel 1057, papa Vittore II riconobbe l'abate di Monte Cassino come prioritario su tutti gli altri abati. Molti monaci furono elevati a vescovi e cardinali e tre papi furono tratti dall'abbazia: Stefano IX (1057–58), Vittore III (1086–87) e Gelasio II (1118–19). Durante questo periodo la cronaca del monastero fu scritta da due suoi membri, il cardinale Leone di Ostia e Pietro il diacono (che ha anche compilato il cartulario).

Nel XIII secolo iniziò il declino del monastero. Nel 1239, l'imperatore Federico II vi presidiò le truppe durante la sua guerra con il papato. Nel 1322, Papa Giovanni XXII elevò l'abbazia a sede vescovile, ma questa fu soppressa nel 1367. Gli edifici furono distrutti da un terremoto nel 1349 e nel 1369 Papa Urbano V chiese un contributo a tutti i monasteri benedettini per finanziare la ricostruzione. Nel 1454 l'abbazia fu posta in commenda e nel 1504 fu assoggettata all'Abbazia di Santa Giustina a Padova.

Nel 1799, Monte Cassino fu nuovamente saccheggiata dalle truppe francesi durante le guerre rivoluzionarie francesi. L'abbazia fu sciolta dal governo italiano nel 1866. L'edificio divenne monumento nazionale con i monaci come custodi dei suoi tesori. Nel 1944 durante la seconda guerra mondiale fu teatro della battaglia di Montecassino e l'edificio fu distrutto dai bombardamenti alleati. È stato ricostruito dopo la guerra.

Dopo le riforme del Concilio Vaticano II il monastero era una delle poche abbazie territoriali rimaste all'interno della Chiesa cattolica. Il 23 ottobre 2014, Papa Francesco ha applicato all'abbazia le norme del motu proprio Ecclesia Catholica di Paolo VI (1976) , rimuovendo dalla sua giurisdizione tutte le 53 parrocchie e riducendo la sua giurisdizione spirituale all'abbazia stessa - pur mantenendo il suo status come abbazia territoriale. L'ex territorio dell'Abbazia, ad eccezione del terreno su cui sorgono la chiesa abbaziale e il monastero, fu trasferito alla diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. Allo stesso tempo Papa Francesco ha nominato padre Donato Ogliari nuovo abate che servirà come 192 ° successore di san Benedetto. A partire dal 2015, la comunità monastica è composta da tredici monaci.

Durante la seconda guerra mondiale, il luogo divenne celebre come teatro dell'omonima battaglia di Cassino, svoltasi nel 1944, e che provocò fra l'altro la distruzione del complesso a causa dei bombardamenti alleati. L'abbazia fu successivamente ricostruita dopo la fine del conflitto.

Il luogo è stato visitato da varie autorità ecclesiastiche, inclusa una visita di Papa Benedetto XVI nel maggio 2009.

Nel 2011 è stato pubblicato dal Club Alpino Italiano il libro "Sentieri per Montecassino, guida all'escursionismo culturale della montagna".[2]

CiclismoModifica

Il 15 maggio 2014, nel settantesimo anniversario del bombardamento dell'abbazia, per la prima volta, è giunta su Montecassino la 6ª tappa del 97º Giro d'Italia, che, partita da Sassano vide la vittoria dell'australiano Michael Matthews.[3] La tappa in programma, inizialmente di 247 km, si rivelò la più lunga del giro, allungata di 10 km, per una frana nel comune di Polla.

L'ascesa a Montecassino presenta un dislivello di 445 m, in 8,5 km di strada, raggiunto con pendenze medie del 5% e massime del 10%; in periodi primaverili ed estivi è un percorso molto frequentato dai cicloamatori.

Nel 2011 ospitò già un arrivo di tappa, al Giro d'Italia Under-23, detto anche Giro Baby e Girobio, la partenza della tappa era dalla città di Benevento, vinta da Winner Anacona, ciclista colombiano.[4].

Si svolge annualmente una cronoscalata con partenza da Cassino e arrivo in cima a Montecassino, valida per il Campionato Nazionale di Cronoscalata Csain.

NoteModifica

  1. ^ Montecassino, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ La Gazzetta di Cassino, Presentato Sentieri per Montecassino, 16 marzo 2011, pag. 6
  3. ^ Percorso tappa 06° - Giro d'Italia 2014 - Gazzetta dello Sport
  4. ^ Alfredo Giuliano, GS DPG Castelforte-Pontecorvo, Tour-Giro-Vuelta.net, Giro.

BibliografiaModifica

  • Michela Cigola, L'abbazia benedettina di Montecassino. La storia attraverso le testimonianze grafiche di rilievo e di progetto. Cassino, Ciolfi Editore, 2005. ISBN 88-86810-28-8
  • Salvatore Capaldi, Sentieri per Montecassino, Club Alpino Italiano, 2011.
  • Tommaso Breccia Fratadocchi, La ricostruzione dell'Abbazia di Montecassino, Roma, Gangemi editore, 2014, ISBN 978-88-492-2911-0.
  • Giovanni Carbonara, Iussu Desiderii. Montecassino e l'architettura campano-abruzzese nell'XI secolo, Roma, Ginevra Bentivoglio Editoria, 2014.
  • Robert Schomacker, Die jüdische Vergangenheit Cassinos, Norderstedt, 2011.URL consultato il 20 giugno 2019.

Voci correlateModifica

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