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Lavoro Illegale, trasformatasi poi in Fronte Armato Rivoluzionario Operaio, fu un'organizzazione segreta armata, di stampo operaista comunista, nata all'interno di Potere Operaio nel 1971 col compito di organizzare azioni violente contro le banche, la borghesia italiana e internazionale e i gruppi capitalisti, ma anche contro fascisti e democristiani considerati nemici politici del movimento operaista, sia socialista sia comunista.[1][2][3][4][5][6]

StoriaModifica

Giangiacomo Feltrinelli, fondatore della omonima casa editrice, dopo ave partecipato alla resistenza, nel dopoguerra rimase impegnato politicamente ed ebbe rapporti con Potere Operaio convinto che questa organizzazione avesse al proprio interno una struttura clandestina armata;[1][2] la cosa non era vera ma alcuni dirigenti come Franco Piperno e Toni Negri, al fine di sfruttare il potere economico dell'editore per ottenere finanziamenti per l'organizzazione, ne millantarono l'esistenza e finirono poi per crearla davvero, chiamandola "Lavoro Illegale", al capo della quale furono messi lo stesso Piperno e Valerio Morucci, uno studente di 22 anni.[1] La struttura si organizza e si espande in varie città italiane e si decide di approfittare dell'anniversario della Strage di piazza Fontana, trasformando la prevista manifestazione del 12 dicembre 1971 in una guerriglia urbana dove impiegare centinaia di bombe molotov, ma il proposito fallisce perché vengono scoperti dalla polizia che arresta otto militanti.[4] L'esperienza si rivelò fallimentare[4][3] e nel 1972 il gruppo venne sciolto e al suo posto venne creato da Piperno e Morucci un nuovo gruppo segreto, noto come il "Fronte Armato Rivoluzionario Operaio".[3][1][4] Con la nuova organizzazione vengono trasformate con successo alcune manifestazioni "contro le stragi di Stato" in sommosse con ribaltamenti di vetture e lancio di molotov a Milano e a Padova. Seguono altri scontri di piazza con attentati rivendicati dal gruppo[4] oltre ad alcune rapine[3]. I membri di entrambe le incarnazioni del gruppo erano segreti e vi si accedeva solo per cooptazione.[3] La nuova formazione collaborò con altre formazioni clandestine come le Brigate Rosse e i Nuclei Armati Proletari alle quali Morucci stesso fornì alcune bombe che aveva importato dalla Svizzera.[3]

Questo gruppo nacque all'interno di Potere Operaio, poiché dopo la Strage di Piazza Fontana e il fallito Golpe Borghese ci fu tra i dirigenti di Potere Operaio chi credeva che si sarebbe creato un clima di guerra civile e ci sarebbe stato un colpo di Stato militare, con la repressione dei gruppi di sinistra sia del Pci che operaisti comunisti.[senza fonte]

Da queste tesi Valerio Morucci, uno dei giovani dirigenti dell'organizzazione operaista comunista voleva portare Potere Operaio su posizioni di operaismo comunista armato e di lotta di classe armata, abbandonando l'estremismo di piazza che aveva caratterizzato fino a quel momento l'organizzazione. Il gruppo fece alcuni attentati ed espropri proletari a danno di banche, industrie ed esponenti della borghesia italiana e straniera, come gli attentati incendiari a danno dell'Alfa Romeo, Ferrari, Renault, e contro il Corriere della Sera.

La crisi del gruppo iniziò con la morte di Giangiacomo Feltrinelli, il quale pur essendo a capo dei Gap, aiutava anche Lavoro Illegale, e a causa di mancanza di fondi il gruppo si divise. Una delle azioni più eclatanti del gruppo, che aggravò anche la sua crisi fu il rapimento di Carlo Saronio, che terminò con la morte dell'ostaggio.

Un altro danno all'immagine del gruppo, anche agli occhi degli altri Operaisti Comunisti, venne causato da Manlio Grillo, Marino Clavo e Achille Lollo, tre estremisti che per farsi notare dai capi, usando il nome Brigata Tanas Giustizia Proletaria causarono il Rogo di Primavalle a Roma, nel quale morirono due persone. Questo atto terroristico, anziché renderli popolari, portò alla loro espulsione da Potere Operaio e alla successiva espulsione del gruppo paramilitare che decise di cambiare il proprio nome. Alcuni ex esponenti di Potere Operaio, decisero di unirsi a loro per compiere altre rapine a scopo politico, in varie città italiane, tra cui quella che causerà la strage di Argelato, per poi fare altre azioni armate dal 1974 al 1977, dopo di che finiranno per confluire nella Colonna Walter Alasia delle Brigate Rosse di Milano.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Giampaolo Pansa, Sangue, sesso e soldi, RIZZOLI LIBRI, 17 settembre 2014, ISBN 9788858673485. URL consultato il 19 novembre 2018.
  2. ^ a b Armando Spataro, Ne valeva la pena: Storie di terrorismi e mafie, di segreti di Stato e di giustizia offesa, Gius.Laterza & Figli Spa, 11 ottobre 2011, ISBN 9788858103418. URL consultato il 19 novembre 2018.
  3. ^ a b c d e f Angelo Ventrone, "Vogliamo tutto": Perché due generazioni hanno creduto nella rivoluzione 1960-1988, Gius.Laterza & Figli Spa, 18 maggio 2012, ISBN 9788858103838. URL consultato il 19 novembre 2018.
  4. ^ a b c d e Carlo Fumian, Pietro Calogero e Michele Sartori, Terrore rosso: Dall'autonomia al partito armato, Gius.Laterza & Figli Spa, 16 marzo 2011, ISBN 9788858102558. URL consultato il 19 novembre 2018.
  5. ^ Angelo Ventura, Per una storia del terrorismo italiano, Donzelli Editore, 2010, ISBN 9788860364388. URL consultato il 19 novembre 2018.
  6. ^ Vladimiro Satta, I nemici della Repubblica: Storia degli anni di piombo, Rizzoli, 25 febbraio 2016, ISBN 9788858683477. URL consultato il 19 novembre 2018.

Voci correlateModifica