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Lettere di Plinio

serie di lettere personali di Plinio il giovane ai suoi amici
Statua di Plinio il Giovane sulla facciata della Cattedrale di S. Maria Maggiore a Como, Lago di Como

Le Lettere o Epistole sono la maggiore opera pervenutaci di Plinio il Giovane. Queste lettere sono una testimonianza unica della vita quotidiana, culturale e politico-amministrativa dell'Impero Romano sul principio del II secolo. Le epistole sono distinguibili in due gruppi: quelle dei primi nove libri, indirizzate ad amici e familiari e che Plinio preparò per la pubblicazione, e quelle nel libro decimo, che costituiscono il carteggio con l'Imperatore Traiano durante il governatorato di Plinio di Bitinia e Ponto. Questo libro finale, non destinato alla pubblicazione, fu pubblicato da qualche amico dopo la morte di Plinio. Lo stile è semplice ed elegante, ma talvolta accusato di troppa affettazione.

Di particolare interesse sono le due lettere in cui Plinio descrive a Tacito l'eruzione del Monte Vesuvio nell'ottobre del 79 d.C durante il quale morì suo zio Plinio il Vecchio (Epistulae VI, 16, VI, 20), e una in cui chiede all'Imperatore istruzioni per quanto riguarda la politica ufficiale riguardante cristiani (Epistulae X, 96), nonché quelle riguardanti personaggi, fatti (quali i processi famosi) e costumi (le recitationes letterarie, l'educazione dei giovani ecc.) del tempo.

Altre importanti figure letterarie del tardo I secolo d.C. appaiono nella collezione come amici o conoscenti di Plinio, tra cui il poeta Marco Valerio Marziale[1] lo storico Publio Cornelio Tacito, il biografo Gaio Svetonio Tranquillo[2] e il cavaliere Voconio Romano[3] Grande importanza ha la figura dell'omonimo zio: il nipote ne descrive l'attività d'instancabile studioso, elencando tutte le opere da lui composte (oggi resta la sola Storia naturale).[4] Poiché Plinio il Giovane ne ereditò le proprietà, ricevette anche la grande biblioteca di suo zio e dovette trarne grande insegnamento.

Indice

Libri I-IXModifica

 
Ricostruzione del giardino romano della Casa dei Vettii a Pompei

La prima lettera (I, 1), diretta a Setticio Claro illustra succintamente i motivi che spinsero Plinio a pubblicare le sue lettere: le istanze dell'amico - e un desiderio di parlare di sé che percorre, più o meno scopertamente, pressoché ogni lettera della raccolta; l'autore vi dichiara di non curare l'ordine, ma la coerenza del complesso lascia pensare ad una notevole cura nella selezione e nel riordino delle epistole. Quelle che danno dettagli sulla vita di Plinio nelle sue ville sono documenti importanti nella storia dell'architettura dei giardini.

Mancando le date, la cronologia interna è spesso dubbia: si suggerisce che i libri dal I al II fossero scritti tra il 97 e il 102, i libri dal IV al VII furono composti tra il 103 e il 107 e i libri VIII e IX coprono gli anni 108 e 109. Libri o gruppi di libri furono probabilmente pubblicati separatamente tra 100 e 110.

L'eruzione del VesuvioModifica

 
Eruzione del Vesuvio. Pittura di pittore norvegese I.C. Dahl (1826)

Le lettere 16 e 20 del sesto libro descrivono a Tacito, che aveva richiesto informazioni per la storia che andava componendo, sono tra le più famose di Plinio, anche oltre l'ambiente letterario - tant'è vero che i moderni vulcanologi chiamano pliniana il tipo di eruzione che Plinio mirabilmente descrisse .

Libro XModifica

Le lettere raccolte nel decimo libro sono ricevute o inviate all'imperatore Traiano per ragioni d'ufficio, durante il governo provinciale. In quanto tali, offrono una visione unica delle funzioni amministrative di una provincia romana del tempo, così come dei piccoli o grandi favori accordati ad e più ampi costumi culturali di Roma stessa. Inoltre, la corruzione e l'apatia che si sono verificati a vari livelli della provincia romana possono essere comprese chiaramente negli. Le lettere contengono anche il più antico resoconto esterno del culto cristiano, e le ragioni per l'esecuzione dei cristiani.

EdizioniModifica

L'edizione principe delle Epistulae, edita da L. Carbo e pubblicata a Venezia nel 1471, era basata su uno dei manoscritti della tradizione dei nove libri. La prima edizione che utilizzava l'edizione di dieci libri fu preparata da Aldo Manuzio, che utilizzò un manoscritto del V secolo ritrovato presso l'abbazia di Saint-Victor (sei fogli delle quali sopravvive nella Pierpont Morgan Library come manoscritto (M.462), e fu pubblicata a Venezia nel 1508. La migliore edizione moderna delle Epistulae è considerata quela di Sir Roger Mynors 'edizione di Oxford, pubblicata nel 1963.[5]

ReferenzeModifica

  1. ^ Pliny, Epistulae III, 21. Penguin Classics, London. Trans. Betty Radice.
  2. ^ Pliny, Epistulae I, 24, III, 8, V, 10, IX, 34, X, 94.
  3. ^ Marco Galdi, Plinio il Giovane, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Enciclopedia Italiana.
  4. ^ Pliny, Epistulae III, 5.
  5. ^ TL.D. Reynolds, "The Younger Pliny", Texts and Transmission: A Survey of the Latin Classics (Oxford: Clarendon Press, 1983), pp. 316-322

BibliografiaModifica

  • A.N. Sherwin-White, The Letters of Pliny (Oxford, 1966)

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN274392595 · LCCN (ENn85195534 · GND (DE4295581-6 · BNF (FRcb13332453w (data) · WorldCat Identities (ENn85-195534