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Iscrizione in Lineare B su una tavoletta da Pylos

La Lineare B è un sistema di scrittura sillabica utilizzato dai micenei per denotare graficamente la loro lingua, risultata essere una forma arcaica della lingua greca.

Le prime testimonianze di questa scrittura si trovano su tavolette risalenti ai secoli XIV e XIII a.C. I testi in lineare B sono stati trovati dall'archeologo britannico Arthur Evans nel 1900 a Creta, nel Palazzo di Cnosso; altri esemplari furono rinvenuti in Grecia, a Pilo, Micene, Tebe. La scrittura micenea derivò da quella minoica, detta Lineare A, utilizzata a Creta tra il XVII ed il XV secolo a.C.

La decifrazione della Lineare B si deve a Michael Ventris e John Chadwick, tra il 1952 e il 1953.

La Lineare B è scritta da sinistra a destra e conta circa 200 segni, dei quali una novantina sono segni sillabici con valore fonetico mentre i rimanenti sono ideogrammi con valore semantico. Esiste anche un sistema numerico decimale, costituito da linee verticali per le unità, orizzontali per le decine e cerchi per le centinaia. Si tratta di una scrittura arcaica e abbastanza rudimentale, che non evidenzia abbastanza bene i fenomeni fonetici del miceneo (tra l'altro, non registra la quantità vocalica).

Caratteri del sillabario della Lineare BModifica

La Lineare B è assegnata all'Unicode Range 10000–1007F per i segni sillabici (60) e 10080–100FF per gli ideogrammi (più di 100). I caratteri del sillabario della Lineare B sono i seguenti.

-a -e -i -o -u
𐀀 a 𐀁 e 𐀂 i 𐀃 o 𐀄 u
d- 𐀅 da 𐀆 de 𐀇 di 𐀈 do 𐀉 du
j- 𐀊 ja 𐀋 je 𐀍 jo 𐀎 ju
k- 𐀏 ka 𐀐 ke 𐀑 ki 𐀒 ko 𐀓 ku
m- 𐀔 ma 𐀕 me 𐀖 mi 𐀗 mo 𐀘 mu
n- 𐀙 na 𐀚 ne 𐀛 ni 𐀜 no 𐀝 nu
p- 𐀞 pa 𐀟 pe 𐀠 pi 𐀡 po 𐀢 pu
q- 𐀣 qa 𐀤 qe 𐀥 qi 𐀦 qo
r- 𐀨 ra 𐀩 re 𐀪 ri 𐀫 ro 𐀬 ru
s- 𐀭 sa 𐀮 se 𐀯 si 𐀰 so 𐀱 su
t- 𐀲 ta 𐀳 te 𐀴 ti 𐀵 to 𐀶 tu
w- 𐀷 wa 𐀸 we 𐀹 wi 𐀺 wo
z- 𐀼 za 𐀽 ze 𐀿 zo

Ipotesi e scoperta della scrittura miceneaModifica

Analizzando la ricchezza e la produzione artistica dei Micenei, in assenza di risorse naturali quali miniere d'oro o argento, Arthur Evans ipotizzò l'esistenza di un sistema economico specializzato e molto ben organizzato. La conclusione a cui arrivò fu quella della necessità di una forma di scrittura, di cui cercò le tracce, nonostante nessuna iscrizione fosse stata fino a quel momento rinvenuta.

Nel 1900, alla fine del dominio turco sull'isola di Creta, eseguì degli scavi nel sito archeologico di Cnosso (il più importante sito dell'isola), e il 30 marzo di quello stesso anno, una settimana dopo l'inizio delle ricerche, ritrovò le prime tavolette scritte.

Evans ipotizzò che la Lineare B fosse uno stile di scrittura ristretto alla corte di Cnosso, utilizzata dagli scrivani del Re. In seguito alle successive scoperte questa teoria è però risultata infondata. Chadwick, che contribuì in seguito a decifrare le iscrizioni, affermò che la Lineare B è il risultato dell'adattamento dei segni minoici alla lingua greca, aggiungendo che anche questa ipotesi è incompleta e non verificabile, almeno finché la Lineare A non verrà a sua volta decifrata.

L'enigma e la soluzioneModifica

Nel 1901, nel suo primo rapporto sulle iscrizioni rinvenute a Creta, Evans scriveva:

«Tra i caratteri lineari o lettere di uso comune - una settantina - dieci sono praticamente identici a segni del sillabario cipriota, e circa altrettanti mostrano somiglianze con il successivo alfabeto greco... Le parole sono talvolta divise mediante linee verticali, e il numero medio dei segni inclusi tra queste linee lascia supporre che essi abbiano valore sillabico. La scrittura corre invariabilmente da sinistra a destra.»

(A. Evans, 1901 - Annual of British School at Athens, IV, pp. 57-59.)

Evans aveva osservato che la stragrande maggioranza delle iscrizioni contenevano elenchi o documenti contabili. In effetti, i testi in Lineare B sono composti da gruppi variabili dai due agli otto segni, a cui spesso segue un segno isolato (raffigurante un animale o un oggetto stilizzato) seguito da un numerale. Compilò una tabella nella quale si evidenzia un sistema decimale, ma in cui non esiste lo zero, nel quale i tratti verticali indicano le unità, i tratti orizzontali le decine, cerchi per le centinaia e circoli con raggi le migliaia, circoli con raggi ma con un trattino al centro le decine di migliaia.

Evans non riuscì a completare la sua opera di catalogazione dei testi, né a trovare la chiave per decifrarli. Le prime pubblicazioni contenenti le iscrizioni furono disponibili dopo la prima guerra mondiale, ma bisognerà attendere molti anni ancora e la fine della seconda guerra mondiale per una pubblicazione completa delle tavolette, che in parte nel frattempo andarono distrutte o furono danneggiate.

Nel 1952 il «profano» Michael Ventris (architetto e archeologo dilettante) annunciò in una trasmissione radiofonica della BBC di avere trovato la soluzione all'enigma della Lineare B, sostenendo che si trattava di una forma arcaica di greco antico, scritto con una grafia sillabica:

«In queste ultime settimane sono giunto alla conclusione che le tavolette di Cnosso e di Pilo debbono, malgrado tutto, essere scritte in greco; un greco arcaico e difficile, quale può essere quello scritto cinquecento anni prima di Omero, e per di più in una forma alquanto abbreviata; ma purtuttavia greco.»

(BBC, terzo programma, giugno 1952)

Insieme al glottologo John Chadwick, professore all'Università di Cambridge, i documenti furono pazientemente decifrati.

A Pilo nel Peloponneso nel 1939 fu trovato un archivio di tavolette in lineare B, la stessa scrittura del palazzo di Cnosso, che fotografate dalla fotografa statunitense Alison Frantz, consentirono poi la decifrazione da parte di Michael Ventris. Nel 1953 nel palazzo di Nestore a Pilo l'archeologo Carl Blegen dissotterrò la "tavoletta dei tripodi". Questa elencava una serie di vasi con la descrizione del numero di "orecchie" o anse e relativo disegno geroglifico a fianco. Il disegno provava inconfutabilmente che la tavoletta era scritta in greco. Recenti scoperte a Kafkania e in Tessaglia sembrerebbero retrodatare l'invenzione di questa scrittura, derivata dalle precedenti versioni cretesi geroglifica e lineare A, a 17 secoli prima di Cristo, ma gli studiosi sono divisi sull'autenticità del testo.[1]

La proposta di Chadwick-VentrisModifica

Una proposta di decodifica fu elaborata da Michael Ventris e John Chadwick, lettore all'Università di Cambridge. L'idea si sviluppò attraverso uno scambio epistolare iniziato nel 1952 e durato fino a poco prima della morte di Ventris, nel '56[2]. Fu proposta in due pubblicazioni, a firma di entrambi[2]:

  1. Evidence for Greek Dialect in the Mycenaean Archives (Journal of Hellenic Studies, 1953)[3],
  2. Documents in Mycenaean Greek (Cambridge, 1956): un'analisi di più di trecento reperti[4], che ebbe una ristampa nel 1959, e un'edizione riveduta e corretta nel 1973[5].

Nella seguente tavola di corrispondenza i segni sono identificati col numero (non progressivo) loro assegnato da Emmett L. Bennett Jr. (1918-2011).

Segni identificati di forma V, CV[6]
-a -e -i -o -u
𐀀   a

*08

𐀁   e

*38

𐀂   i

*28

𐀃   o

*61

𐀄   u

*10

d- 𐀅   da

*01

𐀆   de

*45

𐀇   di

*07

𐀈   do

*14

𐀉   du

*51

j- 𐀊   ja

*57

𐀋   je

*46

𐀍   jo

*36

k- 𐀏   ka

*77

𐀐   ke

*44

𐀑   ki

*67

𐀒   ko

*70

𐀓   ku

*81

m- 𐀔   ma

*80

𐀕   me

*13

𐀖   mi

*73

𐀗   mo

*15

𐀘   mu

*23

n- 𐀙   na

*06

𐀚   ne

*24

𐀛   ni

*30

𐀜   no

*52

𐀝   nu

*55

p- 𐀞   pa

*03

𐀟   pe

*72

𐀠   pi

*39

𐀡   po

*11

𐀢   pu

*50

q- 𐀣   qa

*16

𐀤   qe

*78

𐀥   qi

*21

𐀦   qo

*32

r- 𐀨   ra

*60

𐀩   re

*27

𐀪   ri

*53

𐀫   ro

*02

𐀬   ru

*26

s- 𐀭   sa

*31

𐀮   se

*09

𐀯   si

*41

𐀰   so

*12

𐀱   su

*58

t- 𐀲   ta

*59

𐀳   te

*04

𐀴   ti

*37

𐀵   to

*05

𐀶   tu

*69

w- 𐀷   wa

*54

𐀸   we

*75

𐀹   wi

*40

𐀺   wo

*42

z- 𐀼   za

*17

𐀽   ze

*74

𐀿   zo

*20

Tavole e sigilli micenei mostrano segni considerevolmente diversi[non chiaro] tra loro e rispetto al sistema di decodifica di Chadwick-Ventris. Le ragioni sono ancora ignote e dibattute fra gli studiosi[Chi? Quando? Tracce di questo dibattito?] della civiltà religiosa micenea.

NoteModifica

  1. ^ Jan Driessen, "Chronology of the Linear B Texts", p. 76, in. A Companion to Linear B: Mycenaean Greek Texts and Their World, Vol. 1, Leuven, Peeters, 2008.
  2. ^ a b (EN) Lo scambio epistolare fra Ventris e Chadwick, su Università di Cambridge (archiviato il 5 Ottobre 2013).
  3. ^ (EN) Evidence for Greek Dialect in the Mycenaean Archives, in The Journal of Hellenic Studies, vol. 73, Novembre 1953, pp. 84-103, DOI:10.2307/628239. URL consultato il 4 febbraio 2019 (archiviato il 4 febbraio 2019).
  4. ^ (EN) Michael Ventris e John Chadwick, Documents in Mycenaean Greek, su archive.org, Cambridge University Press, 1959 (ristampa), p. 494. URL consultato il 4 febbraio 2019 (archiviato il 4 febbraio 2019).; Titolo completo: "Una selezione di trecento tavole provenienti da Cnosso, Pilo e Micene, con commento critico e glossario", dedicata a Heinrich Schliemann, "padre dell'archeologia micenea", e pubblicata con prefazione di Alan John Bayard Wace (1879-1957), archeologo e direttore della British School ad Atene
  5. ^ (EN) Documents in Mycenaean Greek, Cambridge, Cambridge University Press, 1973, p. 660. URL consultato il 4 febbraio 2019 (archiviato il 4 febbraio 2019).
  6. ^ Legenda: C = consonante; V = vocale; CV = semi-consonante (o semi-vocale)

BibliografiaModifica

  • John Chadwick, Lineare B. L'enigma della scrittura micenea, Einaudi, 1959.
  • Maurizio Del Freo e Massimo Perna (a cura di), Manuale di epigrafia micenea. Introduzione allo studio dei testi in lineare B, seconda edizione, Padova, 2019.
  • Yves Duhoux, Anna Morpurgo Davies (eds.), A Companion to Linear B: Mycenaean Greek Texts and Their World, Louvain, Peeters, Vol. 1 (2008), vol. 2 (2011), vol. 3 (2014).
  • Louis Godart, L'invenzione della scrittura, Einaudi, 2011.
  • Anna Sacconi, Introduzione ad un corso di filologia micenea, La Sapienza editrice, 1990.

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