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Los Angeles Times
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StatoStati Uniti Stati Uniti
Linguainglese
Periodicitàquotidiano
Generestampa nazionale
FormatoBroadsheet
Fondazione4 dicembre 1881
Sede2300 E.Imperial Highway, El Segundo, Los Angeles
EditorePatrick Soon-Shiong
Diffusione cartacea432.873[1] (Marzo 2013)
Diffusione digitale177.720 (Marzo 2013)
DirettoreNorman Pearlstine
ISSN0458-3035 (WC · ACNP)
Sito web
 

Il Los Angeles Times è un quotidiano statunitense, con sede a Los Angeles, in California, fondato nel 1881 e distribuito in tutti gli stati dell'Ovest. È il quarto giornale statunitense per diffusione[2].

Dal 18 giugno 2018 la proprietà è controllata dal miliardario Patrick Soon-Shiong che l'ha rilevata insieme al San Diego Union Tribune per 500 milioni di dollari.[3] Nel luglio 2018 il giornale ha lasciato la sede storica nel centro città (202 West 1st Street) per trasferirsi in una struttura vicina all'aeroporto internazionale di Los Angeles. Direttore è nominato Norman Pearlstine.[4]

I suoi giornalisti hanno vinto 37 Premi Pulitzer.

Indice

StoriaModifica

Pubblicato per la prima volta il 4 dicembre 1881 come Los Angeles Daily Times sotto la direzione di Nathan Cole jr e Thomas Gardiner, esce come giornale della sera ed è stampato dalla tipografia Mirror Company di proprietà di Jesse Yarnell e JJ Caystile. Presto l'iniziativa fallisce, la tipografia rileva il giornale che continua ad uscire per le insistenze di SJ Mathes, un altro socio, conferendo il ruolo di editore all'ex tenente colonnello dell'esercito dell'Unione Harrison Grey Otis. Otis porta il giornale al successo finanziario e nel 1884 acquisisce il giornale e la tipografia per creare la Times-Mirror Company.

Lo storico Kevin Starr descrive Otis (con Henry E. Huntington e Moses Sherman) come un uomo d'affari "in grado di manipolare l'intero apparato politico e l'opinione pubblica per il proprio arricchimento".[5] La politica editoriale di Otis si basa sulla promozione di una buona cittadinanza, esaltando le virtù di Los Angeles e la sua crescita, combattendo le richieste della classe operaia americana. Il giornale sostiene anche gli sforzi per espandere l'approvvigionamento idrico della città attraverso l'acquisizione dell'Owens Valley Basin, uno sforzo descritto dal film, altamente romanzato, di Roman Polanski, Chinatown.

 
I resti dell'edificio del L.A. Times dopo l'attentato del 1910

L'impegno del LA Times nel combattere i sindacati locali porta all'attentato della sede del giornale dell'ottobre 1910 con la morte di 21 persone. Due leader sindacali, i fratelli James e Joseph McNamara, sono incriminati e la Federazione americana del lavoro assume l'avvocato Clarence Darrow per difendere i due che si dichiarano colpevoli. Il giornale è presto trasferito al Times Building, disegnato da Gordon Kaufmann. Otis vorrà in cima allo stabile un'aquila di bronzo con la scritta (pensata dalla moglie Eliza): "Stand Fast, Stand Firm, Stand Sure, Stand True".[6] Nel tempo l'edificio diventerà un'attrazione turistica.

Periodo ChandlerModifica

Quando Otis muore nel 1917, suo genero Harry Chandler prende in mano le redini del giornale come editore. Lo fa per 27 anni: nel 1944 Harry Chandler è sostituito dal figlio, Norman Chandler, che gestisce il giornale durante il periodo di rapida crescita nel dopoguerra di Los Angeles. La moglie di Norman, ereditiera ed ex studentessa di Stanford, Dorothy Buffum Chandler, diventa molto attiva nella vita della città e guida l'impegno di costruire il Los Angeles Music Center, la cui sala da concerto principale si chiama Dorothy Chandler Pavilion in suo onore. I membri della famiglia sono sepolti all'Hollywood Forever Cemetery vicino ai Paramount Studios. Il sito include anche un memoriale per le vittime dell'attacco del LA Times.

La Times-Mirror Company, che pubblica il LA Times, è anche uno dei fondatori e co-proprietario di CBS e della televisione indipendente KTTV. Diventa l'unica proprietaria nel 1951. Poi nel 1963 la rivende a Metromedia. Questa stazione è ora di proprietà di Fox tramite Newscorp.

La quarta generazione della famiglia Chandler, rappresentata da Otis Chandler, è alla guida dell'azienda dal 1960 al 1980. Cerca di ottenere dai centri di potere degli Stati Uniti settentrionali il riconoscimento del giornale che fino a quel momento non è stato preso in considerazione a causa della sua distanza geografica e culturale. Cerca anche di riorganizzare il giornale sul modello dei giornali più rispettati della nazione, tra cui il New York Times e il Washington Post. Credendo che la sala stampa sia "il cuore del business", Otis Chandler aumenta il numero e lo stipendio delle squadre dei giornalisti e amplia la copertura del quotidiano su eventi nazionali e internazionali. Nel 1962 il giornale si fonde con il Washington Post per formare il Los Angeles Times-Washington Post News Service in grado di distribuire gli articoli di entrambi i quotidiani ad altre agenzie di stampa.

Durante gli anni Sessanta il giornale vince ben quattro premi Pulitzer, più che nei precedenti nove decenni messi insieme. Nel 1990 un premio Pulitzer è assegnato al giornalista del Los Angeles Times Jim Murray, considerato da molti come uno dei più grandi cronisti sportivi.

Elezioni presidenziali del 2016Modifica

In occasione delle elezioni presidenziali americane il Los Angeles Times è stato l'unico quotidiano a dare un vantaggio a Donald Trump, assegnando un vantaggio oscillatorio tra il 2% e il 6% al candidato repubblicano, nei confronti di Hillary Clinton.[senza fonte]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Average Circulation at the Top 25 U.S. Daily Newspapers, in Top 25 U.S. Newspapers for March 2013, Alliance for Audited Media. URL consultato il 10 novembre 2014 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2014).
  2. ^ (PDF) Lista dei primi 100 giornali per diffusione negli Stati Uniti
  3. ^ Tronc cede il ‘LA Times’ per 500 milioni di dollari a Nant Capital del miliardario Patrick Soon-Shiong, su primaonline.it. URL consultato il 12 febbraio 2018.
  4. ^ (EN) Tim Arango, Norman Pearlstine Named Editor of The Los Angeles Times, in The New York Times, 18 giugno 2018. URL consultato il 18 giugno 2018.
  5. ^ (EN) Kevin Starr, Inventing the Dream: California Through the Progressive Era, in Oxford University Press, New York, 1985, p. 228, ISBN 0-19-503489-9.
  6. ^ (EN) Marshall Berges, The Life and Times of Los Angeles: A Newspaper, A Family and A City, in Atheneum, New York, p. 25.

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