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Maceo Carloni
MaceoCarloni.png

Sindacalista della Società Terni
Durata mandato 1922 –
1944

Commissario di Fabbrica di Terni Acciai
Durata mandato 1943 –
1944


Maceo Carloni (Terni, 4 aprile 1899Casteldilago, 4 maggio 1944) è stato un sindacalista italiano. Mazziniano di formazione, si occupò della tutela del lavoro minorile, della tutela delle donne e dell'inserimento nel lavoro e nella società di emarginati ed ex detenuti.

BiografiaModifica

Di formazione mazziniana, in gioventù militante socialista, nel 1919, durante la leva di mare a bordo di R.N. Andrea Doria[1], raggiunge Sebastopoli. L'impatto con l'URSS lo turba: il clima di repressione e miseria che regna nella città sul Mar Nero lo spinge su posizioni molto critiche nei confronti del comunismo.

Convinto di aver trovato nel sindacalismo fascista[2] un mezzo per realizzare le istanze di rinnovamento e di progresso del mondo del lavoro, nel 1922 è esponente del Sindacato fascista dei lavoratori dell'industria nel 1922; aderirà al Partito Nazionale Fascista solo nel 1932, stesso anno dell'anarchico e fondatore de L'Universale Berto Ricci[3]

Carloni si batté anche per garantire tutela occupazionale ad ex detenuti, disabili ed ex confinati antifascisti nel mercato del lavoro; negli anni della crisi del 1929 si oppose all'avvicinamento tra il Regime e la grande industria.

Nel primo dopoguerra (e fino alla Seconda Guerra Mondiale) da presidente dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia (ANMI), svolse attività di sostegno e di solidarietà alle famiglie dei militari che avevano servito nella Regia Marina.

Il periodo della guerra civile e l'omicidioModifica

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 Carloni non aderisce al Partito Fascista Repubblicano. Mantiene tuttavia un ruolo di primo piano nelle Acciaierie di Terni, essendo Commissario di Fabbrica della TERNI-Acciai[4]. Commissario poiché, nel 1944, Terni fu una delle prime città nella quale videro prima implementazione i dettami della socializzazione[5]

Il sindacalista fu prelevato e assassinato nella notte del 4 maggio 1944 da uomini della Brigata garibaldina 'Antonio Gramsci'. Gli autori dell'omicidio godranno dei benefici dell'amnistia Togliatti[6]

ControversieModifica

Nella primavera del 2011 il nipote di Maceo Fabrizio Carloni, scrive una lettera al sindaco di Terni Leopoldo di Girolamo contestando a quest'ultimo la scelta di intitolare un passaggio pedonale al partigiano garibaldino Mario Filipponi:

[...]Mio nonno, Maceo Carloni, fu prelevato la notte tra il 4 ed 5 maggio 1944 presso il casale della Valnerina dove, con mia nonna e tre dei quattro figli, tra cui mio padre, si era rifugiato per sfuggire ai bombardamenti angloamericani che colpivano con frequenza Terni. Nella scelta della casa, sita in località disabitata ed isolata, non ebbe dubbi, ritenendo che i suoi trascorsi fossero tali, per limpidità e per la dedizione alla classe operaia ternana, da poter escludere di avere nemici. Lo sequestrò per assassinarlo una squadra della Brigata partigiana Gramsci che era reduce da appena un'ora dal massacro all'arma bianca di un altro padre di famiglia, ucciso con il suo cane che aveva voluto seguirlo, fuori dal cascinale dove anche lui era rifugiato con moglie e figlio. Il cane, squartato, fu gettato sul corpo evirato e vilipeso dell'uomo (Augusto Centofanti).[...]

[...]Maceo Carloni non aveva colpe e non aveva aderito alla Repubblica Sociale di Mussolini né si era schierato a favore dei tedeschi od aveva collaborato in alcun modo con le truppe dell'Asse. Il tutto è ampiamente comprovato; così come è documentato che la gran parte dei suoi assassini erano pregiudicati per reati contro il patrimonio e che razziarono casa, sottraendo al moribondo l'orologio da polso. Del moribondo, uno dei compagni di “battaglia” di Mario Filipponi, come sempre evidenziato dagli atti processuali, a dispetto di un nomignolo da bonaccione e della giovanissima età, si inorgoglì di aver bevuto il sangue caldo che sgorgava dalle ferite da arma da taglio con cui, anche da lui, era stato assassinio.[...][7]

Il 13 giugno 2011, in occasione del 67^ della liberazione della città, il primo cittadino dichiara:

[...] Se si guarda a questi avvenimenti cruciali per la nostra città in quei giorni della primavera del 1944 senza intenti minimizzanti o peggio ancora denigratori non si può non sottolineare come risultino del tutto fuori luogo e risibili presunte revisioni sul ruolo della Resistenza ternana e umbra nella Liberazione della nostra città: la storia la si può approfondire, completare di notizie, dati, testimonianze, ma non la si può sovvertire nei suoi significati più profondi e duraturi.[...] (per leggere il testo dell'intervento cliccare qui)

Una chiara presa di posizione del sindaco e della sua Amministrazione nei confronti delle attività di studio e di analisi della resistenza ternana.

Dibattito storiograficoModifica

Negli ultimi anni le vicende legate alla Brigata "Gramsci" e ad azioni quali la soppressione di vere o presunte spie fasciste, hanno generato un acceso dibattito storiografico. Marcello Marcellini, ne I giustizieri. 1944, la brigata «Gramsci» tra Umbria e Lazio (Ed. Mursia, 2009) e ne Un odio inestinguibile Primavera 1944: partigiani e fascisti tra Umbria e Lazio (Ed. Mursia, 2010), contesta alla brigata partigiana fomento e fanatismo ideologico, uniti ad una scarsa organizzazione tattica e militare, che avrebbero avute come conseguenze la discutibile eliminazione, tra gli altri, di Carloni, di Augusto Centofanti e di Iolanda Dobrilla.

Angelo Bitti, Renato Covino e Marco Venanzi nello studio pubblicato da CRACE, La Storia Rovesciata (2010), rivendicano l'implicazione di Carloni e Centofanti con il regime fascista, considerando inoltre necessaria la contestualizzazione delle azioni della Gramsci ad un momento della storia nazionale e locale particolarmente duro e difficile.[8] La sentenza di proscioglimento dei partigiani processati per l'omicidio Carloni pronunciata dal Giudice Istruttore Colacci in parte suffragare questa tesi:

a torto o a ragione [...] Carloni era ritenuto uno degli esponenti del Fascismo e considerato un gerarca del Partito [...] occupò una carica importante, quale quella di capo dei sindacati operai, l'espletamento delle cui mansioni non poteva essere fatto che in assoluta e completa collaborazione politica con le gerarchie del Partito e in adesione alle ideologie da quest'ultimo professate[...][8]

Tuttavia la documentazione in merito alla Brigata dal dopoguerra a oggi è piuttosto ridotta. Già negli Anni Settanta, il dirigente del PCI Celso Ghini, ex ispettore delle brigate garibaldi in Umbria, Lazio e Marche, così definiva i lavori storiografici relativi alla resistenza nel ternano:

[...]Più scarse sono le ricerche approfondite, i saggi sui particolari aspetti della resistenza e, conseguentemente, gli studi critici generali[…](Celso Ghini, La Resistenza in Umbria, estratto da L'Umbria nella Resistenza, Ed. Riuniti, 1972, vol. I)

Nella medesima opera Ghini delinea un'immagine della formazione che supporta, invece, quelle che quasi quarant'anni più tardi sarebbero state le posizioni di Marcello Marcellini:

[...]non vennero organizzate su vasta scala agitazioni e manifestazioni di strada per protestare contro lo scarso rifornimento dei generi alimentari, per chiedere la liberazione dei carcerati, contro il reclutamento forzato dei giovani nell'esercito repubblichino con relative fucilazioni dei renitenti e disertori. Non vennero organizzati scioperi dei lavoratori occupanti, come nello stesso periodo avveniva in Toscana e nella Valle Padana [...][9] La documentazione relativa alla vita pubblica e alla morte di Maceo Carloni è consultabile sul sito www.maceocarloni.it ed è conservata presso i seguentia archivi: 1) Archivio Storico dell'Esercito (Fondo H-2, Formazioni partigiane B/15); 2) Ministero della Difesa- Ufficio R.Q.R.P.; 3) Fondazione Ugo Spirito (fondo Maceo Carloni); 4) Archivio dell'I.S.U.C. (Istituto Storia dell'Umbria Contemporanea).

NoteModifica

  1. ^ Regia Nave 'Andrea Doria' Vedi anche Regia Marina
  2. ^ Per maggiori informazioni sul sindacalismo fascista, la sua storia e la sua evoluzione vedi anche Il sindacalismo fascista di Francesco Perfetti e Giuseppe Parlato (Bonacci Editore, 1989)
  3. ^ Berto Ricci, il fascismo come trasgressione di Beppe Niccolai (atti del convegno tenutosi a Modugno il 10 dicembre del 1988)
  4. ^ Le industrie di Terni: schede su aziende, infrastrutture e servizi. Giada, Narni (TR) 2002 a cura di Renato Covino
  5. ^ Lo stato organico di Rutilio Sermonti , (Settimo Sigillo, 2003)
  6. ^ L'amnistia Togliatti di Mimmo Franzinelli (Mondadori, 2006)
  7. ^ Lettera di Fabrizio Carloni al sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, I Maggio 2011
  8. ^ Vedi anche il comunicato di risposta[collegamento interrotto] del Centro Studi Storici di Terni pubblicato sul sito della casa editrice CRACE
  9. ^ Celso Ghini, l'autocritica della Resistenza di Marco Petrelli, pubblicato da Il Culturista[collegamento interrotto]

BibliografiaModifica

  • Sergio Bovini “L'Umbria nella Resistenza" (Ed. Riuniti, 1972, Roma)
  • Marcello Marcellini "I giustizieri. 1944, la brigata «Gramsci» tra Umbria e Lazio" (Ed. Mursia, 2009)
  • Marcello Marcellini "Un odio inestinguibile Primavera 1944: partigiani e fascisti tra Umbria e Lazio" (Ed. Mursia, 2010)
  • Bitti, Covino, Venanzi "La storia rovesciata" (Ed. Crace, 2010)
  • Vincenzo Pirro "Vincenzo Pirro, "Una vittima della guerra civile: Maceo Carloni", in Memoria Storica n. 14/15 -Ed. Thyrus, Arrone - Anno 1999"
  • Alfredo Filipponi "Il diario di Alfredo Filipponi, comandante partigiano" a cura di Giuseppe Gubitosi (Editoriale Umbra, Perugia, 1991)
  • Stefano Fabei "Fascismo d'acciaio. Maceo Carloni e il sindalismo a Terni (1920-1944)" (Ed. Mursia, 2013)
  • Maceo Carloni tra sindacato e "Fascismo d'acciaio" Intervista a Enrico Carloni, LiberoQuotidiano.it del 18 giugno 2013, a cura di Marco Petrelli
  • Storia in rete. La strana storia della socializzazione nella Rsi Ricerca di Stefano Fabei pubblicata su Storia In Rete, 105-106, Agosto 2014

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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