Manfred Weber

politico tedesco
Manfred Weber
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Capogruppo del PPE al Parlamento Europeo
In carica
Inizio mandato 1º luglio 2014
Predecessore Joseph Daul

Dati generali
Partito politico Unione Cristiano Sociale
Università Munich University of Applied Sciences

Manfred Weber (Niederhatzkofen, 14 luglio 1972) è un politico tedesco, dal 2004 membro del parlamento europeo per la Baviera con l'Unione Cristiano Sociale (CSU). È capogruppo del Partito Popolare Europeo, compagine di centro-destra che detiene la maggioranza relativa dei seggi nell'emiciclo. Siede nella commissione del Parlamento Europeo per le Libertà Civili, la Giustizia e gli Affari interni.

BiografiaModifica

Nato in un piccolo paese della Baviera, Manfred Weber presta servizio militare a Neuburg an der Donau e quindi si laurea nel 1996 in ingegneria presso l'Università di Scienze Applicate di Monaco. Dopo aver completato gli studi, fonda due società operative nel campo della gestione ambientale e della qualità e della sicurezza sul lavoro.

Nel 2002 Weber è membro del consiglio regionale di Kelheim e del Landtag della Baviera. Nel 2003 subentra a Markus Söder nel ruolo di presidente della Junge Union bavarese. Nel 2004 è eletto al Parlamento europeo, entrando nella commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Nel 2008 prende il posto di Erwin Huber come presidente della CSU della Bassa Baviera, uno dei dieci distretti del partito.

Dopo la sua rielezione a Strasburgo nel 2009, diventa vicepresidente del PPE nel Parlamento Europeo.

Il 5 settembre 2018 annuncia via twitter la sua candidatura per la presidenza della Commissione Ue al posto del lussemburghese Jean Claude Juncker in vista delle elezioni europee del 2019. Ha l'appoggio di Angela Merkel.[1] Nel novembre 2018 diventa il candidato ufficiale del PPE[2] battendo con il 72,9% dei voti il finlandese Alex Stubb.[3] Il 26 maggio 2019 il PPE di Weber ottiene il maggior numero di seggi nel nuovo Parlamento europeo ma Emmanuel Macron pone il veto sul nome di Weber[4] che poi perde altri consensi.[5] Un vertice UE a giugno non lo sceglie, preferendo la tedesca Ursula von der Leyen.

Posizioni politicheModifica

Integrazione europeaModifica

Il 7 giugno 2014 Weber ha respinto le richieste del primo ministro britannico David Cameron di frenare l'integrazione europea,[6] affermando che "l'Unione europea si basa su un'unione sempre più stretta di popoli europei, come stabilito nei trattati, cosa che non è negoziabile per noi... Non possiamo vendere l'anima dell'Europa (...) se concediamo ad ogni parlamento nazionale il diritto di veto, l'Europa si fermerebbe".[6] Tuttavia sostiene la richiesta di Cameron secondo cui la Gran Bretagna, in quanto paese non appartenente all'euro, dovrebbe avere il potere di influenzare le decisioni politiche della zona euro. Inoltre ha dichiarato al Guardian agli inizi del 2015 che la decisione del Regno Unito di congelare i pagamenti del welfare per gli immigrati comunitari era giustificata.[7]

All'inizio del 2017 Weber ha dichiarato che se il Fondo Monetario Internazionale (FMI) insistesse per la riduzione del debito da parte della Grecia, non dovrebbe più partecipare al piano di salvataggio, muovendosi così controcorrente con la linea ufficiale del suo partito politico.[8]

Commentando il voto del Regno Unito di lasciare l'Unione europea, Weber ha dichiarato: "Il popolo britannico ha deciso di lasciare questa unione, quindi non sarà così comodo, così sicuro, così economicamente forte. Ecco perché diciamo che è davvero un giorno molto negativo".[9]

Conflitti sull'UngheriaModifica

Nel luglio 2013, quando la commissione del Parlamento europeo sulle libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) ha pubblicato la relazione Tavares che criticava l'erosione dei diritti fondamentali in Ungheria, Weber l'ha respinto come un attacco motivato politicamente al governo del primo ministro ungherese Viktor Orbán da parte dei partiti di sinistra.[10] Tuttavia nel settembre 2018 ha approvato la votazione del rapporto di Judith Sargentini per attivare l'articolo 7 del trattato dell'Unione europea contro il governo del primo ministro ungherese Orbán.[11] Fallendo, comunque, come capo del gruppo, nel prevenire la spaccatura all'interno del Partito popolare europeo: 115 dei suoi deputati hanno votato a favore dell'iniziativa, mentre 57 hanno votato contro, con 28 astenuti mentre altri 20 non hanno partecipato al voto.[12]

Alla vigilia delle elezioni del 2019 per il Parlamento Europeo, Weber non ha potuto impedire a Orbán i pesanti attacchi nei confronti del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker,[13] delle organizzazioni umanitarie, del miliardario George Soros per la sua università. Orban è stato offensivo anche nei confronti dei leader conservatori europei definendoli "utili idioti". Alla fine, il 20 marzo 2019, il PPE è giunto ad un compromesso sospendendo (190 voti favorevoli e solo 3 contrari) la partecipazione al partito popolare europeo di Orban e del suo Fidesz mentre Juncker ne aveva chiesto l'espulsione.[14]

Relazioni con la RussiaModifica

In una lettera del 2016 a Sigmar Gabriel, ministro tedesco dell'Economia, e Miguel Arias Cañete, commissario europeo per l'energia, Weber ha criticato il progetto di gasdotto Nord Stream 2 in quanto minerebbe gli obiettivi esteri e di sicurezza dell'UE aumentando la dipendenza da Gazprom. Piuttosto che nuove forniture attraverso il Baltico, Weber ha invitato la Commissione ad accelerare i suoi sforzi per importare più gas attraverso la Turchia dal Mar Caspio e potenzialmente anche da Iran e Iraq.[15]

Biglietti gratuiti per i giovaniModifica

Come presidente del Partito popolare europeo, il più grande partito del Parlamento europeo, Weber ha presentato una petizione per rilasciare biglietti Interrail gratuiti a tutti i cittadini dell'UE per il loro diciottesimo compleanno. Questi biglietti consentirebbero il viaggio gratuito in tutta l'UE per un mese. Così ha motivato l'iniziativa: "Si tratta di unire le persone e di far sì che i giovani siano di nuovo entusiasti dell'Europa". Tuttavia l'idea sarebbe costata ogni anno ai contribuenti dell'UE 2,3 miliardi di euro, quindi la proposta non ha trovato molto sostegno.

ImmigrazioneModifica

Nel giugno 2018 Weber, che può essere considerato un politico di lungo corso a livello europeo non avendo avuto mandati sul piano nazionale,[2] ha espresso una linea dura sull'immigrazione da conciliare con il sostegno al rigore di bilancio.[2]

EconomiaModifica

Secondo Weber e il PPE "l'austerità di bilancio non è un capriccio. Ridurre la spesa pubblica non necessaria rappresenta una condizione per stimolare la crescita e gli investimenti. Le scorciatoie proposte dai gruppi politici di sinistra espongono solo la nostra economia a un rischio maggiore di recessione sempre più lunga".[2]

Politica estera UeModifica

Secondo Weber, la Ue "deve continuare a rafforzare la capacità di parlare con una sola voce, passando dal voto unanime a quello a maggioranza sulle questioni di politica estera".[2]

Terapie di conversione gayModifica

Nel marzo 2018 Weber ha votato contro le iniziative che vietano le terapie di conversione gay, a differenza della maggioranza dei deputati del Partito popolare europeo.[16]

NoteModifica

  1. ^ Weber (Ppe) si candida alla presidenza della Commissione Ue. Merkel: "Io lo sostengo", su repubblica.it, 5 settembre 2018. URL consultato il 6 settembre 2018.
  2. ^ a b c d e Europee: il programma di Manfred Weber, futuro presidente della Commissione Ue, su wallstreetitalia.com, 22 maggio 2019. URL consultato il 25 maggio 2019.
  3. ^ Chi è Manfred Weber, il candidato del PPE alle elezioni europee?, su money.it, 16 maggio 2019. URL consultato il 25 maggio 2019.
  4. ^ Alberto D'Argenio, UE, stallo al vertice: il veto di Macron impallina il candidato Weber alla Commissione, su repubblica.it, 28 maggio 2019. URL consultato il 6 luglio 2019.
  5. ^ Gianni Rosini, Unione Europea, Manfred Weber perde altri consensi: Visegràd non lo appoggerà come presidente della Commissione, su ilfattoquotidiano.it, 14 giugno 2019. URL consultato il 6 luglio 2019.
  6. ^ a b (EN) New head of European conservatives dismisses Cameron's EU demands, su uk.reuters.com, 7 giugno 2014.
  7. ^ (EN) Ian Traynor, EU reform: senior German politicians move to support David Cameron, in The Guardian, 5 gennaio 2016.
  8. ^ (EN) Michelle Martin, No debt relief for Greece, Germany's deputy finance minister says, in Reuters, 26 febbraio 2017.
  9. ^ (EN) Angela Merkel rejects one of Theresa May's key Brexit demands, in The Guardian, 29 marzo 2017.
  10. ^ (EN) Daniel Kelemen, EPP loves Orbán, in Politico Europe, 18 giugno 2015.
  11. ^ (EN) EP triggers sanctions procedure, Hungary calls 'fraud', su EUobserver.
  12. ^ (EN) Votation of EPP-MEPs to trigger Article 7 of the Treaty on European Union procedure against Hungary (PDF), su greens-efa.eu.
  13. ^ (EN) Juncker: Hungary's ruling Fidesz doesn't belong in EPP, su politico.eu. URL consultato il 5 marzo 2019.
  14. ^ Orban, compromesso con Ppe: è sospeso ma non esce dal partito, su ilsole24ore.com, 20 marzo 2019. URL consultato il 25 maggio 2019.
  15. ^ (EN) Christian Oliver, Top German MEP joins foes of controversial Nord Stream 2 pipeline, in Financial Times, 1º maggio 2016.
  16. ^ (EN) Situation of fundamental rights in the EU in 2016 - VoteWatch Europe, su www.votewatch.eu. URL consultato il 6 aprile 2019.

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