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«La mia prima lettura del mattino sono le cartelle della Stefani. Inoltre io vedo Morgagni sovente e volentieri»

(Benito Mussolini[1])
Manlio Morgagni

Manlio Morgagni (Forlì, 3 giugno 1879Roma, 26 luglio 1943) è stato un giornalista italiano, fratello di un altro noto giornalista, Tullo, l'ideatore del Giro d'Italia.

Indice

BiografiaModifica

Figlio di un agente d'assicurazioni di tendenze mazziniane e di una maestra elementare, dopo aver ottenuto il diploma di scuola commerciale si trasferì a Milano col padre nel 1897 alla ricerca di un lavoro; nel 1912 divenne ispettore generale delle Messaggerie italiane (di cui era stato, in precedenza, "viaggiatore") e nel 1918 si sposò con Luigia Pozzoli, che aveva conosciuto quattordici anni prima[2].

Dapprima socialista e sindacalista, nel 1914 si era schierato a favore dell'intervento nella prima guerra mondiale. Iniziò l'attività giornalistica nel quotidiano Il Popolo d'Italia, fondato da Benito Mussolini, di cui Morgagni rimase sempre grande ammiratore: in quel periodo cominciò a frequentare spesso la casa del futuro Duce e nel suo libro di memorie Rachele Guidi lo definì "sempre indaffarato per trovare quattrini"[3].

Già nel 1919 un rapporto inoltrato alla Presidenza del Consiglio indicava Morgagni come uno dei principali intermediari tra Mussolini e gli ambienti politici francesi che contribuirono al finanziamento del giornale[4]. Dal 15 novembre 1914 al 1919 fu direttore amministrativo del quotidiano; poco dopo la fondazione dei Fasci italiani di combattimento l'incarico passò ad Arnaldo Mussolini mentre Morgagni si dedicò alla raccolta pubblicitaria[2]. A proposito della fondazione dei Fasci, Morgagnì asserì nelle sue memorie di essere stato tra i fondatori del movimento[5]; altre fonti invece sostengono che egli non partecipò alla prima assise del gruppo ma che, grazie all'intervento di Mussolini, ottenne il permesso di essere inserito tra i "sansepolcristi"[6].

A Milano fu consigliere comunale (1923-1926) e vicepodestà (1927-1928), nonché presidente della Commissione per l'abbellimento della città. Fu cofondatore, con Arnaldo Mussolini, e direttore, della Rivista illustrata del Popolo d'Italia (1923-1943); fondò con Luigi Poli la rivista agraria Natura (1928-1932). È soprattutto noto come presidente e direttore generale dell'Agenzia Stefani, incarico che ricoprì a partire dal 1924: sotto la sua guida l'agenzia venne potenziata ed ottenne importanza anche internazionale, tanto che Morgagni venne definito "il megafono del fascismo"[7].

Grazie al ruolo rivestito alla Stefani, la posizione di Morgagni andò sempre più rafforzandosi all'interno del regime, causandogli ovviamente l'ostilità di molti gerarchi che malsopportavano la sua smaccata esaltazione del Duce: ad esempio il 16 aprile 1943, dalle colonne del Regime fascista, Roberto Farinacci descrisse la Stefani come «un'agenzia personale d'affari»[2]. Il 12 ottobre 1939, su proposta del Ministro della Cultura Popolare Dino Alfieri, venne nominato senatore del Regno[8]. Amico, ammiratore e fedelissimo collaboratore di Benito Mussolini, alla notizia dell'arresto del Duce, si tolse la vita lasciando il seguente messaggio indirizzato a Mussolini:

«Mio Duce! L'esasperante dolore di italiano e di fascista mi ha vinto! Non è atto di viltà quello che compio: non ho più energia, non ho più vita. Da più di trenta anni tu, Duce, hai avuto tutta la mia fedeltà. La mia vita era tua. Ti ho servito, un tempo, come amico, ho proseguito a farlo, con passione di gregario sempre con devozione assoluta. Ti domando perdono se sparisco. Muoio col tuo nome sulle labbra e un'invocazione per la salvezza dell'Italia»

(Manlio Morgagni)

Al Cimitero Monumentale di Milano gli è dedicato, col fratello, un artistico monumento funebre[9], realizzato da Enzo Bifoli[10], monumento su cui spicca l'epigrafe dettata dallo stesso Mussolini

QUI
NEL SONNO SENZA RISVEGLIO
RIPOSA
MANLIO MORGAGNI
GIORNALISTA
PRESIDENTE DELLA STEFANI
PER LUNGHI ANNI
UOMO DI SICURA INTEGRA FEDE
NE DIEDE MORENDO
TESTIMONIANZA
NEL TORBIDO 25 LUGLIO 1943

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ R. Canosa, La voce del Duce. L'agenzia Stefani: l'arma segreta di Mussolini, Mondadori, Milano 2002, p. 149.
  2. ^ a b c MORGAGNI, Manlio in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 76 (2012)
  3. ^ R. Mussolini, La mia vita con Benito, Mondadori, Milano, 1948, p. 42
  4. ^ R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario. 1883-1920, Torino, Einaudi, 1995, pp. 723-737
  5. ^ F. Arbitrio, "L'agenzia Stefani e l'OVRA. M. M. nome in codice «Carlo»", in Nuova Antologia, 2000, vol. 584, n. 2213, p. 326
  6. ^ S. Luconi, La città della grande depressione: M. M. a New York, 1932, in "Storia urbana", 2005, n. 109, p. 35
  7. ^ Il megafono del fascismo Archiviato il 17 maggio 2014 in Internet Archive., storialibera.it, tratto da un articolo di Avvenire del 16 marzo 2002
  8. ^ Scheda Senatore MORGAGNI Manlio
  9. ^ Edicola Tullio e Manlio Morgagni.[collegamento interrotto]; Edicola Morgagni, particolare.
  10. ^ Francesco Flores d'Arcais, Il genio nella cenere

BibliografiaModifica

  • R. Canosa, La voce del Duce. L'agenzia Stefani: l'arma segreta di Mussolini, Mondadori, Milano 2002.
  • M. Morgagni, L'agenzia Stefani nella vita nazionale, Alfieri e Lacroix, Milano 1930.
    • M. Morgagni, Il Duce in Libia, Alfieri & Lacroix, Milano 1937.
  • L. Orsini, In memoria di Manlio Morgagni, Imola 1944.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN302872331 · ISNI (EN0000 0003 9828 3573 · SBN IT\ICCU\CUBV\059353 · LCCN (ENno2014026197 · GND (DE128513276 · WorldCat Identities (ENno2014-026197