Apri il menu principale

BiografiaModifica

Figlio di un rinomato farmacista Carcarese, la sua vita e la sua figura sono avvolte quasi nella leggenda, talché a volte viene a rendersi alquanto difficile districare il vero dall'immaginario. Fin da giovanissimo Barlocco mostra una personalità insofferente e ribelle. I familiari lo vorrebbero farmacista, nonostante il suo diniego, e comunque proveranno a farlo diventare marinaio, onde farsi le ossa e diventare così, secondo la loro idea, un "vero uomo". Ma la vita di mare e il rapporto con la brutalità dei marinai gli risulta ostico e insostenibile. Proprio in questo periodo inizia a prendere la marjuhana, a quanto racconta per mano di una prostituta con la quale ebbe contatti in uno dei suoi scali portuali. Ritorna comunque a frequentare l'università, laureandosi in farmacia, anche se i suoi interessi restano comunque altri, la letteratura soprattutto, come necessità, e il desiderio di rendersi indipendente.

Nel 1950 con il libro I racconti del Babbuino, proposto al Premio Viareggio, ottiene un discreto successo di critica. Il suo stile e il suo modo di scrivere non rispecchiavano comunque il comun denominatore della società letteraria di allora e la sua tendenza omologante neorealista, rivolta all'impegno politico e a temi della Resistenza. Anche se il suo difficile inquadramento in schemi predefiniti gli consentono solo un ruolo marginale nell'ambito della letteratura di allora, Barlocco collabora comunque a diversi giornali e riviste, pubblicando tra il 1952 e il 1954 Per chi danza l'orso viola, Veronica, i gaspi e Monsignore e un saggio sulla Interpretazione dei dati di laboratorio nella pratica medica. Scrive inoltre in questo periodo una serie di testi teatrali che hanno un qualche successo, di cui alcuni verranno portati in scena da Carmelo Bene (vedi Tre atti unici).

Nel 1958 Barlocco viene arrestato per presunto traffico di stupefacenti[1] e internato in seguito nel manicomio criminale di Reggio Emilia.[2] Dopo pochi mesi dal suo internamento, un quotidiano riporta la notizia della sua morte, poi smentita da un errore di battitura che lo dava per "deceduto" invece che "detenuto" nel manicomio criminale. Nel 1961 Barlocco presenta un memoriale alla magistratura denunciando di essere stato sottoposto a pesanti sevizie nel manicomio di Reggio Emilia[3]. L'esperienza carceraria segnerà irreversibilmente la sua vita futura fino alla sua morte avvenuta nel 1969.

La sua esperienza isolata, burrascosa e anticonformista, portò alcuni a considerarlo come un nuovo Dino Campana o François Villon. Altri critici e studiosi hanno fatto raffronti con Edgar Allan Poe o forse un po' impropriamente con Franz Kafka.

Carmelo Bene, che interpretò alcuni suoi testi per teatro, lo ricorda nelle sue due autobiografie (Vita di Carmelo Bene e Sono apparso alla Madonna) come un folle straordinario...[4]

«... interessante scrittore. Alto un metro e novanta, pesava trenta chili. Faceva impressione. L'avevano internato per vent'anni in manicomio, l'appendevano all'ingiù con la testa nel cesso. Raccontava anche strani riti, di messe nere, di bambini sacrificati, ma nessuno gli dava ascolto[5]»

OpereModifica

  • I racconti del Babbuino (1950)
  • Veronica, i gaspi e Monsignore (1953[6])
  • Per chi danza l'orso viola? (1954)
  • Interpretazione dei dati di laboratorio nella pratica medica (1954)

PartecipazioniModifica

TeatroModifica

CinemaModifica

NoteModifica

  1. ^ Si è costituito il chimico dei trafficanti di droga, La Stampa, 18 febbraio 1958
  2. ^ Barlocco dichiarava di essersi ritrovato a frequentare una banda di delinquenti e spacciatori di stupefacenti a livello internazionale, onde acquisire materiale per un libro e una serie di articoli. Presentatosi alla questura di Milano come scrittore e giornalista, risultò poco convincente per cui venne arrestato, prima lui e in seguito anche i suoi ritenuti "complici", con l'accusa di associazione a delinquere, e condannato a quattro anni e mezzo di reclusione.
  3. ^ Sconcertanti accuse d'uno scrittore genovese, La Stampa, 1 marzo 1961
  4. ^ Carmelo Bene, Opere, con l'Aut., op. cit., pag. 1061
  5. ^ Carmelo Bene e Giancarlo Dotto, C.B., op. cit., pag. 116
  6. ^ Secondo quando viene riportato in un articolo di Carlo Romano, apparso sul Secolo XIX il 28 aprile 2005, la prima edizione del libro venne, "stampata a Genova da ALA con un'anonima copertina" nel luglio 1952, mentre quella della Cartaccia, "pur interamente riveduta", riferisce erroneamente la data della 1a edizione all'agosto del 1953. ( Marcello Barlocco, su digilander.libero.it. URL consultato l'11 novembre 2010.)
  7. ^ Marcello Barlocco (scheda artista)

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN90369111 · ISNI (EN0000 0004 1971 0133 · SBN IT\ICCU\TO0V\330029 · WorldCat Identities (EN90369111