Marino Freccia

Marino Freccia o Frezza (Ravello, 1503Napoli, 28 settembre 1566) è stato un giurista, storico e nobile italiano.[1] Esperto di diritto feudale, fu consigliere del Regno di Napoli dal 1539 al 1560.

Commentarii feudales, 1575

BiografiaModifica

Nacque nel 1503 a Ravello da una famiglia aristocratica, i Freccia o Frezza, che diede i natali a vari giuristi, tra cui il padre Antonio.[1] Si laureò in giurisprudenza nel 1522 e iniziò una carriera di avvocato, sempre a sostegno delle prerogative dei nobili, che gli conferì ampia fama e riconoscimenti. In seguito divenne lettore presso la locale università. Pubblicò varie opere, mantenendo sempre uno speciale interesse per la storia giuridica e in particolare per il diritto feudale.[1]

Dal suo matrimonio con Delia, figlia di Marino Scatteretica e di Beatrice Santomanco di Salerno, ebbe otto figli, solo uno dei quali gli sopravvisse.[1]

Fu regio consigliere a Napoli dal 1539 al 1560, un periodo difficile segnato da vari rivolgimenti.[1]

Acquistò nel 1554 dal principe Ferrante Sanseverino il feudo di Castellabate e in seguito la città di Lettere, già della famiglia della madre; il fisco tuttavia, in seguito alla disgrazia del principe e all'alienazione dei suoi beni, contestò l'acquisto del feudo e lo mise all'asta, così Freccia riuscì a mantenerne solo il titolo.[1]

Dopo avere scontato un esilio a Capri di due anni, venne definitivamente allontanato dagli incarichi politici nel 1563; negli ultimi anni si dedicò interamente agli studi.[1] Morì nel 1566 a Napoli e venne tumulato nella cappella di famiglia (demolita nel XIX secolo) nella basilica di San Domenico Maggiore[1].

OpereModifica

  • De subfeudis baronum et investituris feudorum, 1554 (ultima edizione Venezia, 1579).

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h DBI.

BibliografiaModifica

  • Aurelio Cernigliaro, FRECCIA, Marino, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 50, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1998.  
  • Nicola Cilento, Di Marino Freccia erudito napoletano del cinquecento e di alcuni codici di cronache medievali a lui noti (Premessa allo studio del codice Vat. Lat. 5001), in «Bullettino dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano», LXVIII (1956), pp. 281–309. Riedito con il titolo La tradizione manoscritta di Erchemperto e del "Chronicon Salernitanum", in Italia Meridionale Longobarda, c. VI, pp. 73–102 e in Italia Meridionale Longobarda, II ed., c. VIII, pp. 105–134.
  • Giovanni Giuseppe Origlia Paolino, Istoria dello studio di Napoli, nella stamperia di Giovanni di Simone, 1754, pp. 33–.

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