Marquard von Salzbach

Cavaliere teutonico

Marquard von Salzbach è stato un Cavaliere teutonico che giocò un ruolo prominente nel formare il rapporto tra i Cavalieri e il Granducato di Lituania tra il 1389 e il 1410.

Fu preso prigioniero nel luglio 1384 da Vitoldo, Granduca di Lituania, dopo che il sovrano lituano si riconciliò con suo cugino Jogaila durante la guerra civile lituana (1381-1384). A quel tempo, Marquard era un castellano di Nuova Marienburg un castello teutonico sul fiume Nemunas.[1] Marquard diventò amico e stretto consigliere di Vitoldo, il quale lo mandò in missioni diplomatiche per stabilire un'alleanza con i Cavalieri quando scoppiò un'altra guerra civile in Lituania nel 1389.[2] Marquard riottenne la libertà e si unì nuovamente ai Cavalieri, diventando castellano di Ragnit (ora Neman) ed esperto di questioni lituane data la sua conoscenza della lingua lituana e conoscenza interna della corte reale.[3]

Quando Vitoldo attaccò i Cavalieri, Marquard combatté contro la Lituania nel tentativo di conquistare la Samogizia.[4] Marquard aiutò a negoziare la pace nel trattato di Salynas del 1398[5] e riuscì a portare 1600 unità di cavalleria a sostegno di Vitoldo nella battaglia del fiume Vorskla contro l'Orda d'Oro, avvenuta nel 1399.[6] La battaglia si concluse con una sconfitta disastrosa dei lituani, e con la fuga di Vitoldo.[7] Delle forze teutoniche, solo tre cavalieri riuscirono a scappare con pochi soldati di basso rango.[8]

Dopo la prima rivolta in Samogizia ispirata da Vitoldo, Marquard accusò Vitoldo di tradimento e quasi mandò in fumo i negoziati per il trattato di Raciąż del 1404.[9] Dopo la conclusione del trattato, Marquard insultò ancora Vitoldo attaccando sua madre Birutė, assassinata. Il conflitto personale si inasprì e fu infine risolto nella battaglia di Grunwald del 1410, a cui Marquard partecipò come komtur di Brandenburg.[10] Secondo le note di Jan Długosz in Banderia Prutenorum, fu catturato dal padre di Długosz[11] e poi decapitato da Vitoldo quando rifiutò di scusarsi per gli insulti.[12]

NoteModifica

  1. ^ Urban (2003), p. 16
  2. ^ Urban (2003), p. 19
  3. ^ Urban (2006), p. 175
  4. ^ Urban (2006), pp. 209, 213
  5. ^ Urban (2006), p. 214
  6. ^ Ivinskis (1978), p. 316
  7. ^ Urban (2003), p. 44
  8. ^ Ivinskis (1978), p. 318
  9. ^ Urban (2003), p. 99
  10. ^ Turnbull (2003), p. 52
  11. ^ Ekdahl (1992), pp. 58–59
  12. ^ Turnbull (2003), p. 68

BibliografiaModifica

  • (LT) Sven Ekdahl, Jono Dlugošo "Prūsų vėliavos" - Žalgirio mūšio šaltinis, Vilnius, Mintis, 1992 [1976], ISBN 5-89942-624-1.
  • (LT) Zenonas Ivinskis, Lietuvos istorija iki Vytauto Didžiojo mirties, Rome, Lietuvių katalikų mokslo akademija, 1978.
  • Stephen Turnbull, Tannenberg 1410: Disaster for the Teutonic Knights, Campaign Series, vol. 122, London, Osprey, 2003, ISBN 978-1-84176-561-7.
  • William Urban, Tannenberg and After: Lithuania, Poland and the Teutonic Order in Search of Immortality, Revised, Chicago, Lithuanian Research and Studies Center, 2003, ISBN 0-929700-25-2.
  • William Urban, Samogitian Crusade, Chicago, Lithuanian Research and Studies Center, 2006, ISBN 0-929700-56-2.