Mitridate (soldato)

uccisore di Ciro il Giovavane secondo quanto riportato in "Vita di Artaserse II" di Plutarco

Mitridate in greco: Μιθραδάτης in persiano antico 𐎷𐎡𐎰𐎼𐎭𐎠𐎫 Miθradāta (... – 401 a.C.) è stato un militare persiano giovane soldato nell'esercito dell'Impero achemenide di re Artaserse II. Secondo la Vita di Artaserse II di Plutarco, uccise accidentalmente il ribelle pretendente al trono Ciro il Giovane nella Battaglia di Cunassa (greco: Κούναξα).[1] [2][3]

AntefattoModifica

Nel 404 a.C. morì il re persiano Dario II, lasciando due figli. Artaserse era il maggiore e assunse il ruolo di re, mentre suo fratello minore Ciro contestò questa azione. Ciro aveva la madre, Parisatide, dalla sua parte, e quando fallì il suo piano di rivendicare il trono, lei intervenne a suo favore. Ciro sfuggì alla punizione e si ritirò a Sardi, da cui tramò un altro attacco. [1]

Racconto degli eventiModifica

Nel 401 a.C., Ciro creò nuovamente un esercito, pianificando segretamente di sfidare ancora una volta Artaserse. Questi incontrò suo fratello a Cunassa, una città vicino al fiume Eufrate, e ne seguì una battaglia. Questa volta, Ciro riuscì a sfondare le linee di Artaserse e la battaglia era quasi vinta.[1]

«Ciro, reso euforico dalla vittoria e pieno di fiducia e forza, passò attraverso le linee nemiche gridando, e più di una volta, in lingua persiana, "Spianate la strada, canaglie, sgombrate la strada"; cosa che effettivamente fecero, gettandosi ai suoi piedi. Ma la tiara gli cadde dalla testa e un giovane persiano, di nome Mitridate, di corsa, lo colpì con un dardo in una tempia, vicino all'occhio, non sapendo chi fosse, e dalla ferita sgorgò molto sangue, così che Ciro, svenuto e senza sensi, cadde da cavallo.»

(Plutarco Vita di Artaserse II[4])

Poco dopo, la morte di Ciro fu riferita al re, Artaserse. Mitridate ricevette ricchi doni poiché la morte di Ciro assicurava la posizione di re ad Artaserse. Tuttavia, era desiderio di questi che tutti gli uomini pensassero che fosse stato lui e lui solo ad aver ucciso Ciro, quindi Mitridate ricevette ufficialmente le ricompense per aver consegnato le bardature di Ciro al re. Qualche tempo dopo, quando fu invitato a un banchetto, Mitridate si vantò di essere stato lui a uccidere Ciro, non rendendosi conto che stava creando la sua stessa rovina. [2] [3]

EsecuzioneModifica

Furioso, Artaserse ordinò di uccidere Mitridate in un modo notoriamente tortuoso noto come scafismo. La sua punizione è stata raccontata come segue:

«Anche Mitridate, poco tempo dopo, morì miseramente per una simile follia. Essendo stato invitato a una festa dove erano presenti gli eunuchi del re e della regina madre, venne vestito con l'abito e gli ornamenti d'oro che aveva ricevuto dal re. Dopo che iniziarono a bere, l'eunuco, che era il più potente al servizio di Parisatide, gli parlò così: "quello che il re ti ha donato è un vestito magnifico, in verità, o Mitridate; le catene e i braccialetti sono gloriosi e la tua scimitarra di valore inestimabile; quanto ti ha reso felice, oggetto di tutti gli occhi!" Al quale Mitridate, un po' sopraffatto dal vino, rispose: "...cosa sono questi discorsi, Sparamize? Certo che lo sono, in quel giorno della prova ho mostrato di essere uno che merita doni più grandi e più costosi di questi." Al che Sparamize sorridendo, disse: "non li offro a te, Mitridate, ma poiché i Greci ci dicono che il vino e la verità vanno insieme, fammi sentire ora, amico mio, che cosa gloriosa o potente è stata trovare alcune bardature che erano scivolate da un cavallo e portarle al re?" Quanto disse, non era perché ignorasse la verità, ma in quanto desideroso di distoglierlo dalla compagnia, irritando la vanità dell'uomo, che il bere aveva ora reso ansioso di parlare e incapace di controllarsi. Quindi non si rifiutò di nulla, ma disse: "parla come ti pare di bardature per cavalli e simili sciocchezze; ti dichiaro esplicitamente che questa mano ha provocato la morte di Ciro. Non ho lanciato il mio dardo come fece Artaserse, invano e senza scopo, ma solo mancando il suo occhio, e colpendolo proprio sulla tempia, e trafiggendolo, l'ho fatto cadere a terra; e di quella ferita morì. Il resto della compagnia, che vide la fine e lo sfortunato destino di Mitridate come se fosse già stata completata, chinò la testa fino a terra; e colui che li intratteneva disse: "Mitridate, amico mio, mangiamo e beviamo ora, riverendo la fortuna del nostro principe, e rinunciamo a discorsi troppo impegnativi.»

(Plutarco Vita di Artaserse II[4])

«[Il re] decretò che Mitridate fosse messo a morte su barche, la cui esecuzione avviene nel modo seguente: prendendo due barche uguali, si adagia su una di esse il malfattore sulla schiena; poi, coprendolo con l'altra, e mettendole insieme in modo che la testa, le mani e i piedi rimangano fuori e il resto del corpo giaccia chiuso dentro, gli offrono del cibo e se rifiuta di mangiarlo, lo costringono a farlo pungendogli gli occhi; poi, dopo che ha mangiato, lo inzuppano con una miscela di latte e miele, versandola non solo in bocca, ma su tutto il viso. Quindi mantengono il viso continuamente rivolto verso il sole, e viene completamente ricoperto e nascosto dalla moltitudine di mosche che vi si posano sopra. E poiché nelle barche fa ciò che devono fare quelli che mangiano e bevono, dalla corruzione e dal marciume degli escrementi sgorgano animali striscianti e parassiti, e questi entrano nelle sue viscere e il suo corpo viene consumato. Quando l'uomo è palesemente morto, mentre la barca più in alto viene tolta, trovano la sua carne divorata e sciami di tali creature nocive che predano e, per così dire, crescono al suo interno. In questo modo Mitridate, dopo aver sofferto per diciassette giorni, alla fine morì.»

(Plutarco Vita di Artaserse II[4])

NoteModifica

  1. ^ a b c (EN) Rosemary Drisdelle, Parasites: Tales of Humanity's Most Unwelcome Guests, University of California Press, 10 agosto 2010, ISBN 978-0-520-94578-4.
  2. ^ a b (EN) Martin Fritz, Our Human Herds: The Philosophy of Dual Morality and a Theory of Moral Evolution, Dog Ear Publishing, 29 gennaio 2016, pp. 791–792, ISBN 978-1-4575-3801-8.
  3. ^ a b (EN) Bruce Kapferer, Kari Telle e Annelin Eriksen, Contemporary Religiosities: Emergent Socialities and the Post-Nation-State, Berghahn Books, 30 agosto 2010, p. 158, ISBN 978-0-85745-534-5.
  4. ^ a b c Plutarch, Life of Artaxerxes, su bostonleadershipbuilders.com.
  Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie