Monastero di San Giovanni (Patmos)

edificio religioso di Patmos
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
Centro storico Chorá con il Monastero di San Giovanni "il teologo" e la Caverna dell'Apocalisse sull'isola di Patmos
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Chora di Patmos con il Monastero di San Giovanni "il teologo".JPG
TipoCulturali
Criterio(iii) (iv) (vi)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1999
Scheda UNESCO(EN) Historic Centre (Chorá) with the Monastery of Saint John "the Theologian" and the Cave of the Apocalypse on the Island of Pátmos
(FR) Scheda

Il monastero di San Giovanni il Teologo (Ágios Ioánis Theológos) sorge sull'isola di Patmos, in Grecia; nel 1999 è stato inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

StoriaModifica

Il monastero venne fondato nel 1088 dal monaco bizantino Cristodulo e, anche grazie all'aiuto dell'imperatore Alessio I Comneno, venne consacrato a San Giovanni il "Teologo". Successivamente fu continuato dai seguaci di Cristodulo e ampliato nei secoli XV-XVII.

In epoca romana Patmos era un luogo d'esilio, in cui secondo la tradizione l'evangelista Giovanni avrebbe scritto il libro dell'Apocalisse. Patmos è infatti citata esplicitamente nell'opera come luogo in cui egli avrebbe avuto le sue visioni, e la caverna in cui ciò sarebbe avvenuto è considerata come uno dei luoghi più importanti da parte della Chiesa greco-ortodossa.

Il monasteroModifica

L'interno del monastero presenta molti cortili e chiostri. Nella corte centrale, con tre grandi arcate costruite nel 1698 come contrafforte per gli edifici laterali, si trova il Katholikón, formato dalla chiesa principale, dalla cappella di S.Cristodulo e da quella della vergine. La chiesa principale si trova nella parte più antica del monastero, ed è preceduta da un esonartece del XVII secolo costruito con elementi della basilica paleocristiana e decorato con affreschi del sei-ottocento. Il nartece, del XII secolo e con pitture dei secoli XII-XIV, dà accesso alla cappella di S.Cristodulo, costruita nel XVI secolo come sede delle spoglie del fondatore. Nell'interno della chiesa, con pianta a croce greca e cupola centrale, sono presenti una sfarzosa iconostasi del 1820 e alcuni affreschi del XVII secolo, che però sono stati ridipinti nell'Ottocento. Nella cappella della Vergine sono di grande importanza i dipinti bizantini della fine del XII secolo; interessante è anche l'iconostasi in stile cretese del 1607.

L'archivioModifica

L'Archivio di Stato locale contiene almeno 78 documenti latini scoperti nel 1970 in aggiunta alla collezione già catalogata da Miklošič-J. Mūller alla fine del XIX secolo. I testi sono divisi in tre parti: documenti del metochio di san Giovanni Stilita a Creta; documenti relativi alo status giuridico di privilegio accordato al monastero da Pontefici, imperatori, dogi e dagli Ospitalieri di Rodi; documenti relativi alla richiesta di protezione del monastero rivolta ai Paesi cattolici nel corso della dominazione turca.
Dopo la caduta di Creta, il doge Morosini trasportò a Venezia i documenti di La Canea e solamente una parte di quelli depositati a Candia. Gli originali risultano quindi assenti nell'Archivio di Stato di Venezia.[1]

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ (FR) Era L. Vranoussi, Une collection authentiquée d'actes du couvent de Patmos et ses notices dorsales (XIe s.). Notes de diplomatique byzantine (PDF), in Byzantina Symmeikta, vol. 2, National Hellenic Research Foundation, 1970, pp. 329-348, DOI:10.12681/byzsym.652, ISSN 1791-4884 (WC · ACNP) (archiviato il 13 aprile 2018). Ospitato su archive.is.

BibliografiaModifica

  • Michele d'Innella, Grecia, Milano, Touring Editore, 2009. EAN 9788836549221.

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