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Mylodon

specie di animale della famiglia Mylodontidae

Giganti sopravvissuti?Modifica

Questo bradipo terricolo, di aspetto simile al famoso Megatherium, venne scoperto da Charles Darwin durante il suo viaggio sulla Beagle e successivamente i suoi resti furono studiati da Richard Owen. Era lungo circa tre metri e alto circa 1,5 metri, e possedeva un corpo massiccio sorretto da zampe artigliate. Sul finire dell' ‘800 venne scoperto un frammento di pelle mummificata di milodonte, con tanto di pelo; denominato Neomylodon listai, in un primo momento questo resto fu ritenuto appartenere a un presunto milodonte sopravvissuto dopo la fine del Pleistocene e diede adito alle credenze riguardanti bradipi terricoli giganti ancora nascosti nelle foreste del Sudamerica e identificati con gli iemisch del folclore locale. Successive analisi, però, dimostrarono che l'età del reperto doveva risalire al Pleistocene superiore. Questo frammento proviene da una grotta nella zona nota come Seno de la Ultima Esperanza (ora nota come “caverna del Mylodon”), in cui erano stati ritrovati anche numerosi escrementi e ossa di grande taglia, ed è ora esposto nel museo dell'Università Nazionale di La Plata.

 
Pelo subfossile di Mylodon

Una corazza sotto la pelleModifica

Il frammento di pelle ha permesso di scoprire la struttura del rivestimento di questi animali: sotto cute erano presenti numerosi ossicini emisferici (osteodermi), che permettevano al milodonte una notevole flessibilità e al contempo gli garantivano una corazza robusta. Si presume che questo caratteristico rivestimento fosse già presente nel Paleocene negli antenati del milodonte, che diedero origine anche ai corazzati armadilli e gliptodonti. Nella località di Tres Arroyos, presso Buenos Aires, sono stati invece rinvenuti resti di milodonte che testimoniano la convivenza tra questi animali e l'uomo preistorico. Secondo alcuni, gli esseri umani utilizzavano questi animali come riserve di cibo, rinchiudendoli nelle grotte. I milodonti si estinsero tra i 10.000 e gli 8.000 anni fa.

BibliografiaModifica

  • M. Susana Bargo, Sergio F. Vizcaíno, Fernando M. Archuby e R. Ernesto Blanco, Limb bone proportions, strength and digging in some Lujanian (Late Pleistocene-Early Holocene) mylodontid ground sloths (Mammalia, Xenarthra), in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 20 (3), settembre 2000, pp. 601–610.
  • Graciela I. Esteban, Revisión de los Mylodontinae cuaternarios (Edentata, Tardigrada) de Argentina, Bolivia y Uruguay. Sistemática, Filogenia, Paleobiología y Paleozoogeografía y Paleoecología, Tesis Doctoral (Inédito), Tucumán, Instituto Miguel Lillo, Facultad de Ciencias Naturales, 1996.
  • Gustavo J. Scillato-Yané, Alfredo A. Carlini, Sergio F. Vizcaíno e Edgardo Ortíz Jaureguizar, Los Xenartros, in M.T. Alberdi, G. Leone, E.P. Tonni (a cura di), Evolución biológica y climática de la región pampeana durante los últimos cinco millones de años. Un ensayo de correlación con el Mediterráneo occidental, Madrid, Museo de Ciencias Naturales, Consejo de Investigaciones, Monografías, 1995, pp. 183–209.
  • Eduardo P. Tonni, Alfredo A. Carlini, Gustavo J. Scillato Yané e Aníbal J. Figini, Cronología radiocarbónica y condiciones climáticas en la “Cueva del Milodón” (sur de Chile) durante el Pleistoceno tardío, in Ameghiniana, vol. 40, nº 4, 2003, pp. 609–615.
  • Eduardo P. Tonni, El milodonte: género Mylodon Owen, 1840, 1 (9), Novedades del Museo de La Plata, 1985, p. 80.

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