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L'omicidio di Annarella Bracci venne commesso il 18 febbraio 1950 a Roma, nel quartiere popolare di Primavalle; la vittima fu una bambina dodicenne, Annamaria Bracci detta Annarella, nata il 15 dicembre 1937. Dopo una serie di processi, l'unico imputato venne scagionato ed è rimasto un caso irrisolto.[1][2][3][4] Fu uno dei casi di cronaca nera più noti del secondo dopoguerra in Italia.[4]

Indice

L'omicidioModifica

Annarella Bracci abitava in via Lorenzo Litta, presso il lotto 25, scala L, nella borgata di Primavalle, assieme ai numerosi fratelli e alla madre, separata dal marito.[2][4] Tuttavia Annarella preferiva guadagnarsi qualche soldo facendo piccole commissioni per i vicini e badando alle faccende domestiche. La situazione ambientale della borgata era delle più degradate: nel dopoguerra c’era solo un nugolo di case popolari e scantinati, pochi mezzi pubblici e le fogne erano a cielo aperto. Un ghetto rimasto fuori dal processo di urbanizzazione che stava investendo il resto della Capitale.[senza fonte]

Annarella Bracci scomparve la sera del 18 febbraio 1950 quando, uscita per comperare del carbone, non fece più ritorno a casa.[2][4] La forze dell'ordine non diedero immediatamente importanza all'accaduto e le ricerche iniziarono solo sei giorni dopo a seguito della protesta della borgata;[2][4] i giornali cominciarono a darne evidenza verso il 23 febbraio; un ricco barone colpito dalla vicenda promise una ricompensa di 300.000 lire per chi avesse ritrovato la bambina.[4] La sera del 3 marzo il corpo della bambina fu ritrovato all'interno di un pozzo profondo 13 metri, tra via Torrevecchia e l'attuale via Cogoleto[2] grazie al nonno della vittima che perlustrò le campagne vicine dichiarando alla polizia di essere stato spronato nella ricerca dalla voce della nipote[4] e poté così avere la ricompensa promessa dal barone; a seguito di ciò però l'attenzione della polizia si concentrò immediatamente sulla famiglia Bracci;[2] la madre venne fermata il 25 febbraio e interrogata; non aveva un alibi e venne fuori che temeva quello che la figlia avrebbe potuto dire in una inchiesta che era in corso a seguito della denuncia di adulterio e procurato aborto da parte del marito fatta appena tre giorni prima della scomparsa della bambina.[3][4] Il ritrovamento del corpo e la conseguente autopsia stabilirono che c'erano i segni di una tentata violenza sessuale e di una profonda ferita alla testa e che la morte era sopraggiunta per annegamento in fondo al pozzo.[4] Gli inquirenti sospettarono anche che potesse essere stato un tale Moroni, amante della madre, a uccidere brutalmente la piccola e a gettarla nel pozzo, questi però aveva un alibi.[senza fonte]

L'impressione sulla gente di Roma fu vivissima e travalicò anche i confini cittadini. Al funerale, a spese del Comune data l'estrema povertà della famiglia, parteciparono le più alte cariche istituzionali del Comune, il prefetto, i più alti dirigenti della polizia e una numerosa folla proveniente soprattutto dalle periferie della città (quasi tutti i quotidiani dell'epoca concordano su una cifra superiore alle centomila persone); l'evento ispirò il famoso disegnatore Walter Molino per la copertina del diffuso settimanale milanese la Domenica del Corriere.[5] L'emozione suscitata dall'evento, oltre a monopolizzare le cronache dei quotidiani romani, provocò gli interventi in prima pagina di Curzio Malaparte sul Tempo e, in risposta, di Pietro Ingrao sull'Unità, nonché una serie di monografie, di cui una quasi agiografica.[senza fonte]

IndaginiModifica

L'autopsia e le successive indagini accertarono che Anna Bracci fu vittima di un tentativo di stupro; la resistenza provocò la reazione dell'aggressore che la colpì ripetutamente e poi la gettò in un profondo pozzo per l'irrigazione dove, agonizzante, annegò.[4] La dinamica dell'omicidio fecero escludere che la madre fosse responsabile del gesto.[4] Le indagini sembravano arrivate a un vicolo cieco, poi la strada sembrò spianarsi quando, circa una settimana dopo il rinvenimento del cadavere, qualcuno rivelò che quella sera la bambina era stata vista in strada mentre mangiava castagne con Lionello Egidi, amico di famiglia e presunto amante della mamma Marta Fiocchi; era un bracciante, di estrazione sociale umilissima, tanto che viveva negli scantinati della famiglia Bracci, e aveva a suo carico delle denunce per aver molestato delle ragazzine dell'età di Annarella. Venne arrestato e agli agenti apparve subito chiaro che "il biondino", come lo chiamavano nel quartiere, era incapace di qualunque strategia difensiva. La moglie aveva confermato il suo alibi, ma, interrogandolo (forse anche con metodi poco ortodossi) confessò l'omicidio[6].[2]

Secondo il suo racconto l'avrebbe incontrata quando era uscita a comprare olio e carbone – che infatti vengono ritrovati accanto al pozzo – l'avrebbe poi portata in campagna dove l'avrebbe seviziata e accoltellata, gettandola infine nel pozzo dove morì.[7] Dopo la confessione, Egidi però ritrattò denunciando di essere stato costretto a confessare dalla polizia che lo stava torturando;[3][2][7] nel successivo processo nel 1952 venne dichiarato innocente per insufficienza di prove[2][3][7]. Durante il processo di appello nel 1955 però, un’altra ragazzina denunciò di essere stata molestata da lui durante una festa campestre e a quel punto venne condannato a 26 anni per l'omicidio di Annamaria e a 3 anni per le molestie, ma nel gennaio 1957 in Cassazione la difesa del giardiniere riesce a dimostrare che la condanna dell'appello era stata influenzata dalle molestie compiute sulla seconda bambina e il 14 dicembre 1957 la condanna viene annullata e Egidi torna libero anche se per poco perché nel 1961 verrà nuovamente condannato per aver molestato un bambino.[2][8]

MemoriaModifica

Anna Bracci è sepolta presso il cimitero del Verano, nella cappella di Raniero Marsili, ricordata da una targa esterna.[2]

Nei pressi della sua abitazione, nel quartiere Primavalle, è stato creato un parco pubblico con giochi attrezzati a lei intitolato nel 2011[9].[2]

Un murale a lei dedicato è stato realizzato nell'estate del 2017 in via Pio IX, non distante dalla Pineta, all'angolo con via Silvestro II[10].

Influenza culturaleModifica

Dopo il primo processo, quanto avvenuto a Egidi che era stato fermato dalla polizia e tenuto in galera per sette giorni, picchiato e ridotto in maniera tale da non essere riconosciuto dai familiari quando venne liberato, portò a modificare il codice di procedura in Italia, anche grazie a una interpellanza al ministro della giustizia; prima del caso Egidi il fermo di polizia giudiziaria, secondo quanto previsto dal Codice Rocco, poteva durare sette giorni senza l'obbligo di avvertire un avvocato; successivamente venne modificato in modo che potesse durare al massimo 48 ore con la notifica obbligatoria a un difensore dell'avvenuto arresto.[2][3]

Nei mediaModifica

Cinema

Narrativa

  • Lo scrittore Riccardo D'Anna nel libro Lotto 25. Chi ha ucciso Annarella Bracci? (2013) trae spunto da questa storia di cronaca nera per raccontare l'evolversi della periferia romana di Primavalle[13].
  • Il caso ha ispirato anche una ricca produzione editoriale popolare destinata al mercato dei cantastorie, che tradussero la vicenda in ottava rima e ne seguirono tutto l'iter giudiziario dando vita a una fitta serie di fogli volanti[14].

Saggistica

  • Nel 2014 Roberto Morassut ha pubblicato Il pozzo delle nebbie in cui ricostruisce dettagliatamente i fatti, sullo sfondo della Primavalle del dopoguerra, ipotizzando una conduzione assai discutibile delle indagini da parte della polizia dell'epoca.

Televisione

  • Il caso fu trattato in una puntata della prima stagione del programma televisivo Delitti.

NoteModifica

  1. ^ Pineta Sacchetti, in via Pio IX un murale dedicato ad Annarella Bracci, in RomaToday. URL consultato il 28 novembre 2018.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m Uccisa a 12 anni e gettata nel pozzo Il "biondino" di Primavalle se la cavò. URL consultato il 28 novembre 2018.
  3. ^ a b c d e Flaminia Savelli, I 100 delitti di Roma, Newton Compton Editori, 27 novembre 2014, ISBN 9788854173743. URL consultato il 28 novembre 2018.
  4. ^ a b c d e f g h i j k Mario Caprara, Delitti e luoghi di Roma criminale, Newton Compton Editori, 22 settembre 2016, ISBN 9788854198913. URL consultato il 28 novembre 2018.
  5. ^ Annarella Bracci/1, in Primavalle in Rete, 5 febbraio 2017. URL consultato il 7 gennaio 2018.
  6. ^ unita19500321page_002.pdf (PDF), su archivio.unita.news.
  7. ^ a b c Aldo Musci e Marco Minicangeli, Malaroma, Castelvecchi, 2000, ISBN 9788882102111. URL consultato il 29 novembre 2018.
  8. ^ La bambina nel pozzo: l’omicidio di Annarella Bracci, in Fanpage. URL consultato il 7 gennaio 2018.
  9. ^ comune.roma.it, http://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW176024.
  10. ^ Pineta Sacchetti, un murale dedicato ad Annarella Bracci, su montemario.romatoday.it.
  11. ^ CinecittaLuce, Cronaca nera Delitto a Primavalle, 16 giugno 2012. URL consultato il 7 gennaio 2018.
  12. ^ julienhogert, Notes sur un fait divers - court-métrage de Luchino Visconti (1950), 7 agosto 2010. URL consultato il 26 gennaio 2018.
  13. ^ Venerdì di Repubblica, 17 maggio 2013
  14. ^ A titolo di esempio, i due foglioni pubblicati dall' editore Campi: Lionello Egidi: il mostro di Primavalle, versi di Bracali Giuseppe, Foligno, Stab. Tip. G. Campi, 1950 e L'assoluzione di Lionello Egidi, Foligno, Tip. Editrice G. Campi, 1952.

BibliografiaModifica

  • Vita e morte di Annarella, Gioigo, 1950 (numero unico)
  • "Paese", "L'Avanti", "Il Tempo", "Il Messaggero", "L'Unità" dal 23-24 febbraio al 15-17 marzo 1950. Tra gli articoli spiccano
    • Curzio Malaparte, Gli assassini siamo noi, "Il Tempo", 7 marzo 1950
    • Pietro Ingrao, È vero, gli assassini siete voi!, "L'Unità", 8 marzo 1950, p. 1
  • Igor Man, Annarella doveva morire, “Elefante”, 9-16 marzo 1950
  • Anonimo, I funerali di Annarella Bracci, “L'Osservatore Romano”, 10 marzo 1950
  • Arnaldo Geraldini, Annarella disse al nonno: “Vienimi a cercare”, “Settimana Incom”, 11 marzo 1950
  • Annarella del pozzo fa piangere Roma, “Europeo”, 12 marzo 1950 (Copertina+articolo)
  • “Domenica del Corriere”, 12 marzo 1950
  • Alfa, Sull'esempio della Goretti, “L'Osservatore Romano”, 12 marzo 1950
  • “Oggi”, 16 marzo 1950
  • Arnaldo Geraldini, Tradito dalla nebbia, “Settimana Incom”, 18 marzo 1950
  • “Domenica del Corriere”, 19 marzo 1950 (Copertina W. Molino+articolo Il martirio)
  • Pier Giorgio Liverani, Cose da dimenticare. 365 giorni di nera, “Il Quotidiano”, 31 dicembre 1950 [Cfr. testo in Bibliografia II]
  • Enrico Contardi, Un fiore fra la nebbia. Anna Maria Bracci sulle orme di S. Maria Goretti, Ed. Italia Cristiana, 1950
  • Luchino Visconti, Appunti su un fatto di cronaca, 1951 (commento di Vasco Pratolini. Su tale opera Lino Micciché, Studio su 12 sguardi d'autore in cortometraggio, Lindau, 1995)
  • Giuseppe Bucciante, Processo Egidi: arringa di parte civile per Annarella Bracci, Cacucci, 1952
  • Arnaldo Geraldini, Annarella, EDA, 1952
  • Adolfo Salminci, Ho difeso un innocente: arringa per Lionello Egidi, GDM, 1952
  • Mario Venditti, Difendo la personalità umana, la Costituzione, la legge, non Lionello Egidi: discorsi pronunciati innanzi al Senato della Repubblica Italiana nelle sedute del 5-6 febbraio 1952, Tipografia del Senato, 1952
  • Lionello Egidi rimesso in libertà, “La Settimana INCOM”, nr. 710, 26 gennaio 1952
  • “L'Illustrazione Italiana”, febbraio 1952
  • Ezio Taddei, Sia fatta giustizia: il processo Egidi davanti al popolo, Roma 1952
  • Carlo Lizzani, Ai margini della metropoli, 1952 (Film)
  • “La Settimana Incom”, 10 ottobre 1953
  • Adolfo Salminci, La creazione di un mostro: arringa in difesa di Lionello Egidi innanzi la Corte di Assise di Appello di Roma 27-29 novembre 1955, Arte della Stampa, 1956
  • Enzo Rava, Il biondino di Primavalle, in Id., Roma in cronaca nera, Newton & Compton, 1987, 2004²
  • Donatella Parisi, Calendario di Roma dal 753 a.C. a oggi, Rendina, 2001
  • "L'Europeo"”, giugno 2001
  • Maria Barbara Vari, Origini e sviluppi di una borgata romana. Primavalle, La Sapienza, 2002
  • Cristiano Armati-Yari Selvetella, in Iid., Roma criminale, Newton & Compton, 2005
  • Fox Crime, Il caso Egidi, novembre 2005 (Documentario)
  • Marco Cicala, Quei peccati di Roma, capitale dei delitti all'ombra del potere, “Il Venerdì di Repubblica”, 3 febbraio 2006
  • AA. VV., Roma in nera, Palombi, 2006. Libro tratto dalla mostra fotografica al Museo di Roma in Trastevere, 10 febbraio – 2 aprile 2006
  • Roberto Morassut, Il pozzo delle nebbie, Ponte Sisto, 2014