Presso la religione induista e anche in molte tradizioni buddhiste, Pūjā (devanagari पूजा) (dal sanscrito reverenza) è un termine che genericamente indica un atto di adorazione verso una particolare forma della Divinità, che può esprimersi in un'offerta (upachara), un culto, una cerimonia o un rito. Esistono molti tipi di Puja. Le sacre scritture (tra cui i Veda e le Upanishad)[senza fonte] contengono istruzioni molto precise, rigide e dettagliate su come compiere rituali di adorazione rivolti ad ognuno dei deva che compongono l'articolato pantheon induista.

Una puja eseguita a Ujjain durante la stagione dei monsoni sulle rive del fiume straripato Shipra.
Un devoto di Śiva esegue la Puja al Lingam, che ne è il simbolo.

Tradizionalmente, essa si esegue di fronte ad una Murti, ovvero una rappresentazione fisica (ad es. una statua o un'immagine) dell'aspetto di dio che si intende adorare. La celebrazione di una puja può essere accompagnata dal canto di mantra o inni sacri, e spesso prevede il lavacro e l'unzione dell'idolo[1] e anche l'offerta di vere e proprie offerte (quali ad esempio frutta, latte, riso, fiori, ecc.) che nel caso di alimenti vengono poi consumati dall'offerente, in quanto dopo il rituale essi divengono prasada, ovvero cibo benedetto e purificato.

Nei Tantra si usano effettuare anche la purificazione del suolo, meditazioni ed invocazioni della dea-Terra, controlli della respirazione da parte del praticante.

L'esecuzione della Puja riveste un ruolo molto importante anche a livello esoterico; ogni gesto, movimento o parola pronunciata ha infatti un ben preciso significato simbolico, e corrisponde all'ottenimento di uno specifico beneficio, sia esso spirituale, intellettuale o fisico.

Nel BuddhismoModifica

La pratica della Pūjā è stata adottata anche nel buddhismo, dove la pratica delle offerte è parte della tradizionale devozione riservata alle statue del Buddha o di bodhisattva.[2] Nel Buddhismo tibetano esiste in particolare la Guru Pūjā. Essa si svolge all'alba e al tramonto, cantando brani delle Scritture e tenendo un periodo di meditazione comune.

NoteModifica

  1. ^ Pio Filippani-Ronconi,Miti e religioni dell'India, Newton Compton, 1992, Roma, pag. 189
  2. ^ Kinnard, Jacob N. (2004), "Worship", in Buswell, Robert E., Encyclopedia of Buddhism, New York [u.a.]: Macmillan Reference USA, Thomson Gale, pp. 905–7, ISBN 0-02-865720-9

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