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Palazzetto Longobardo
Palazzetto Longobardo IMG 0085.JPG
Palazzetto Longobardo di Ascoli Piceno
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneMarche Marche
LocalitàAscoli Piceno
Coordinate42°51′26.89″N 13°34′18.91″E / 42.85747°N 13.57192°E42.85747; 13.57192Coordinate: 42°51′26.89″N 13°34′18.91″E / 42.85747°N 13.57192°E42.85747; 13.57192
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXIII secolo

Il palazzetto Longobardo di Ascoli Piceno è un piccolo fabbricato medioevale di arte romanica, utilizzato come dimora, che non ha legami con il popolo dei Longobardi.
La sua composizione architettonica costituisce un palatium-turris, unico esempio cittadino perfettamente conservato della prima età comunale, che comprende il palazzo e dall'adiacente torre degli Ercolani.

Indice

StoriaModifica

L'edificio è stato elevato verso la metà del XIII secolo contemporaneamente alla torre degli Ercolani che si trova addossata al suo fianco destro. L'intero complesso è stato utilizzato come residenza da una famiglia nobile che si era trasferita ad Ascoli Piceno discendente forse dei bellicosi germani, ai quali il nome del palazzetto è legato. L'ipotesi è, comunque, assai remota e non riesce a giustificare l'aggettivo longobardo dovuto, si pensa, ad un'errata tradizione o all'aver confuso i periodi dell'alto ed il Basso Medioevo, quindi i Longobardi e l'età dei Comuni. A partire dagli anni cinquanta del XX secolo, il palazzetto ospita un Ostello della Gioventù.

ArchitetturaModifica

Costruito con conci squadrati di travertino brunito, si mostra isolato su tre lati con la facciata aperta da un piccolo ingresso, che misura m. 1,32x1,77, una bifora e tre finestre. Il prospetto del fianco è caratterizzato da un piano di piccole bifore. Il vano di queste finestre ha una colonnina centrale dotata di base e sormontata da un capitello, l'archetto è ornato da un cordone a spirale. In origine le finestrature erano chiuse dall'interno con sportelli lignei.
Sugli stipiti, ricavati da grosse pietre, vi sono bassorilievi che riproducono scene di caccia e figure di animali (II bifora).
Rami e fronde di alloro (III e V bifora).
Una delicata spirale orla il ciglio della III, IV e V bifora.

Nella parte superiore, sia della facciata che del fianco, compresa tra le finestre ed il tetto, corre una fascia di abbellimento decorata da una treccia a due linee, realizzata in tempi diversi da differenti lapicidi. Questo lascia presumere che l'edificio sia stato soggetto a lavori di ampliamento.

Il suo aspetto attuale è stato conferito dagli interventi conservativi e di restauro che si sono succeduti negli anni dal 1910 al 1960.

L'internoModifica

Il piano basso del palazzetto era utilizzato come ricovero per gli animali e magazzino, invece il piano superiore per spazio abitativo. La ripartizione degli ambienti era costituita da divisori di legno.

Galleria d'immaginiModifica

BibliografiaModifica

  • Antonio Rodilossi, Ascoli Piceno città d'arte,"Stampa & Stampa" Gruppo Euroarte Gattei, Grafiche STIG, Modena, 1983, pp. 163;
  • Le Trame del Romanico, Tesori Medioevali nella Città del Travertino, Provincia di Ascoli Piceno - Assessorato alla Cultura, FastEdit di Acquaviva Picena, 2007, pp. 125–126;

Voci correlateModifica

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