Palazzo Isimbardi

palazzo di Milano
Palazzo Isimbardi
Milano - palazzo Isimbardi - facciata.jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàMilano
Indirizzocorso Monforte, 35
Coordinate45°28′03.11″N 9°12′05.66″E / 45.467532°N 9.201572°E45.467532; 9.201572Coordinate: 45°28′03.11″N 9°12′05.66″E / 45.467532°N 9.201572°E45.467532; 9.201572
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXV secolo-XIX secolo
Usosede legale

Palazzo Isimbardi, anche palazzo della Provincia, è un edificio storico di Milano situato in corso Monforte n. 35.

StoriaModifica

 
Affreschi del Tiepolo nella Sala del consiglio

Sebbene non vi siano documenti ad attestare la cosa, il nucleo primitivo del palazzo sarebbe sorto nel XV secolo e che fosse la residenza di Cicco Simonetta, consigliere di Francesco Sforza[1]. Il primo documento in cui viene menzionato il palazzo risale alla fine del XV secolo e si testimonia il passaggio del palazzo ad un discendente dell'allora proprietario Gerolamo Pallavicino, alla cui famiglia rimase fino alla metà del XVI secolo quando fu venduto alla famiglia Taverna, che utilizzò il palazzo come dimora suburbana: durante i primi decenni dopo l'acquisto il palazzo fu pesantemente rimaneggiato grazie alla ingenti ricchezze accumulate dalla famiglia[2]. Nel 1607, braccato, si rifugiò qui Gian Paolo Osio, nobile amante della monaca di Monza e criminale autore di diversi delitti, sperando di trovare ospitalità presso i Taverna i quali invece lo uccisero a tradimento negli scantinati del palazzo. Estinta la famiglia Taverna per successione maschile, dopo alcuni rapidi passaggi, il palazzo fu acquisito nel 1731 dalla famiglia Lambertenghi, che pur soggiornandovi solo 50 anni rimaneggiò pesantemente la dimora, per poi vendere il palazzo alla famiglia Isimbardi, di cui porta attualmente il nome[3]. Come per i precedenti passaggi di proprietà, con l'arrivo della famiglia Isimbardi si verificarono alcuni lavori di restauro, su tutti il rifacimento della facciata verso il giardino. Alla morte senza eredi di Luigi Isimbardi nel 1908, il palazzo fu venduto all'industriale Franco Tosi, che vendette nel 1935 infine il palazzo alla provincia di Milano che ne fece la sua sede[4].

ArchitetturaModifica

 
Il portale

La facciata sulla via, risalente al XVIII secolo, tra i migliori esempi di barocchetto lombardo in città, si articola con due piani decorati con fregi e cornici in stucco, con un portale in pietra sormontato da un balcone con balaustri riccamente decorato[5]. Il cortile interno si presenta come un quadriportico di pianta quadrata con colonne di ordine dorico in granito a reggere archi a tutto sesto: le volte del porticato presentavano una decorazione pittorica a fresco tipicamente rinascimentale, riemersa in parte in restauri e modifiche condotti nel 1939[2] con l'intervento dell'architetto Giovanni Muzio che realizzò un ampliamento prospettatnte sulla via Vivaio.[6] Nella fronte sul giardino, il palazzo presenta una facciata tipicamente neoclassica con pian terreno in bugnato, nel corpo centrale sormontato da un monumentale timpano[7]. Notevoli sono le decorazioni interne: su tutte si ricordano gli affreschi della sala degli affreschi con opere del Morazzone, nella Sala del consiglio l'affresco del Trionfo di Francesco Morosini del Tiepolo e in altri ambienti l'Episodio dei Visconti di Francesco Hayez[8]. All'interno anche alcune opere scultoree di Ivo Soli (1898-1976).[6]

NoteModifica

  1. ^ Negri, p. 180.
  2. ^ a b Negri, p. 181.
  3. ^ Negri, p. 183.
  4. ^ Negri, p. 186.
  5. ^ Lanza, p. 53.
  6. ^ a b Touring club italiano, Dai Navigli ai bastioni, in Milano, Guida d'Italia - Guide rosse, vol. 27, Milano, Touring Editore, 1998, p. 332.
  7. ^ Lanza, p. 54.
  8. ^ Negri, p. 187.

BibliografiaModifica

  • Attilia Lanza, Milano e i suoi palazzi: Porta Vercellina, Comasina e Nuova, Libreria Meravigli Editrice, 1993.
  • Livia Negri, I palazzi di Milano, Newton & Compton Editori, 1998.

Voci correlateModifica

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