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Palazzo Spinelli di Laurino

Palazzo storico di Napoli
Palazzo Spinelli di Laurino
Interno Spinelli Laurino.jpg
Scorcio del cortile centrale
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàNapoli
IndirizzoVia Tribunali n. 362
Coordinate40°51′00.41″N 14°15′20.04″E / 40.850115°N 14.255567°E40.850115; 14.255567Coordinate: 40°51′00.41″N 14°15′20.04″E / 40.850115°N 14.255567°E40.850115; 14.255567
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXV secolo
Usoresidenziale
Realizzazione
ProprietarioTrojano Spinelli

Il palazzo Spinelli di Laurino è un palazzo monumentale di Napoli, ubicato lungo il decumano maggiore.

StoriaModifica

 
La cappella di famiglia vista dall'ingresso indipendente

Il palazzo, eretto nel XV secolo, fu restaurato e decorato su commissione di Trojano Spinelli intorno alla metà del XVIII secolo. Una particolarità dell'edificio è il cortile interno a pianta ellittica, l'unico a Napoli; il cortile è adorno di statue e stucchi di notevole bellezza. Notevole è pure lo scalone sanfeliciano composto da due rampe: la prima, in asse con la parete di fondo e la rampa successiva, ha una doppia rampa con duplice prospettiva e come sfondo ha dei cippi romani in due nicchie.

Inoltre è presente la cappella di famiglia la cui struttura monumentale, risalente al XVIII secolo; è attigua al cortile del palazzo ma ha anche un proprio ingresso su vico Fico a Purgatorio[1].

Oggi il palazzo è in stato di degrado: pessime le condizione della facciata che è tutta danneggiata per lo staccarsi del parametro in stucco che mette a nudo la struttura in tufo; nello stesso stato versa anche il bel cortile ornato da statue.

In questo palazzo sono state girate alcune scene di tre film ambientati a Napoli, Giallo napoletano di Sergio Corbucci (1979), La Pelle di Liliana Cavani (1981), tratto dal romanzo omonimo di Curzio Malaparte, e Maccheroni di Ettore Scola (1985), interpretati, fra gli altri attori, da Marcello Mastroianni che nel cast del secondo film si accompagnava ad altri interpreti come Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Carlo Giuffrè e Peppe Barra.

NoteModifica

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