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Giallo napoletano

film del 1979 diretto da Sergio Corbucci
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Giallo napoletano
Giallo napoletano.jpg
Ornella Muti in una scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1979
Durata114 min
RegiaSergio Corbucci
SoggettoSergio Corbucci
SceneggiaturaSergio Corbucci, Giuseppe Catalano, Sabatino Ciuffini, Elvio Porta
ProduttoreAchille Manzotti
Casa di produzioneIrrigazione Cinematografica
Distribuzione in italianoCIDIF
FotografiaLuigi Kuveiller
MontaggioAmedeo Salfa
MusicheRiz Ortolani
ScenografiaMarco Dentici
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Giallo napoletano è un film poliziesco del 1979 diretto da Sergio Corbucci e interpretato da Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Renato Pozzetto, Ornella Muti, Peppino De Filippo, e Zeudi Araya.

Indice

TramaModifica

Raffaele Capece, afflitto da una zoppia dovuta ad una poliomielite contratta in infanzia, è un professore di mandolino: scapolo, sempre arruffato e continuamente in bolletta a causa dei debiti di suo padre, incallito giocatore di lotto. Per saldare l'ennesimo debito è chiamato a fare una serenata sotto un balcone. Da qui in avanti Raffaele viene coinvolto in una scia di delitti che hanno come filo rosso la musica, i ricordi della guerra e un'enorme somma di denaro, in una Napoli nera e grottesca.

Analisi del filmModifica

Giallo napoletano appartiene a quel filone della commedia grottesca, dai risvolti drammatici, che a cavallo fra gli anni settanta e ottanta rispecchia la crisi politico-sociale in cui l'Italia e soprattutto il Sud erano precipitati. Un'Italia che si porta dietro vecchi retaggi (nel film si accenna alla persecuzione degli ebrei) ma soprattutto una Napoli ripresa con luce sinistra, immersa in un'atmosfera di terrore, lontana dallo stereotipo che l'ha resa famosa in tutto il mondo. O meglio, uno degli stereotipi, il mandolino, viene cambiato di segno, da positivo a negativo.

Da veicolo di cultura, lo strumento diventa qui motore di una girandola di ricatti e omicidi che si intrecciano fra loro, favorendo in ultimo l'autodistruzione dei delinquenti. E Raffaele Capece, uomo semplice avvilito dalla poliomielite e da un padre arteriosclerotico (è l'ultima apparizione cinematografica di Peppino De Filippo, che morirà l'anno seguente, nel gennaio del 1980), subisce la furia dei prepotenti. Sergio Corbucci abbonda nelle citazioni fin dalla prima inquadratura, in cui accosta il maestro del brivido Alfred Hitchcock al principe della risata Totò per chiarire il senso del film e conduce bene un gioco di squadra in cui tutti gli attori fanno il loro dovere, dai divi ai generici.

Da segnalare Gennarino Palumbo, storico interprete del Teatro di Eduardo, e il simpatico Peppe Barra di napoletana spontaneità. Tra i set del film ci fu Villa Spera al Vomero, che con le sue stranezze architettoniche, i suoi perturbanti giochi di luce e la sua atmosfera inquietante, ben si addiceva all'ambientazione di un film lontano dalla classica immagine solare di Napoli. Molte scene vedono protagonista il bellissimo Teatro di San Carlo e la sua Orchestra, sia nella sala principale che nei corridoi e nelle stanze del teatro.

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