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Palici

coppia di divinità ctonie sicule della mitologia romana e in minore estensione nella mitologia greca

I Palìci (in greco antico: Παλικοί, Palikoi; palìco al singolare) sono una coppia di divinità ctonie sicule della mitologia romana e in minore estensione nella mitologia greca. Sono menzionati nelle Metamorfosi di Ovidio[1] e nell'Eneide di Virgilio[2] (quest'ultimo parla sia di un tempio nei pressi del fiume Simeto dedicato ai Palici, sia del vicino bosco di Marte dove il siculo Arcente addestrò nelle armi il figlio).

Indice

MitoModifica

L'origine della mitologia non è certa. Secondo una leggenda i Palici sarebbero due fratelli, figli di Zeus e della ninfa Talia, altri affermano che i Palici erano figli del dio siculo Adranos e della ninfa Etna[3]; ma altri ancora parlano di Efesto. Il mito dei Palici è raccontato nelle Etnee di Eschilo di cui rimangono pochi frammenti. Talora vengono associati ai Cabiri o ai Delli, tra cui è noto l'eroe Pediocrate[4], cui la popolazione indigena versava offerte per superare le carestie[5].

CultoModifica

Il culto dei Palici era incentrato attorno a due piccoli laghi che emettevano vapori sulfurei nelle vicinanze di Palagonia che i Siculi ritenevano molto profondi e associati al mondo sotterraneo. Accanto ai laghetti fu costruito il santuario dedicato ai Palici e in seguito, nell'area fu fondata la città sicula di Paliké. Nel santuario si esercitavano il giuramento ordalico, l'oracolo e l'asilo. Il giuramento avveniva attorno alle cavità da cui sgorgavano getti d'acqua. Ivi si poteva stabilire un contatto con la divinità a condizione che il chiamato in giudizio rispettasse un rituale. Il giurante si avvicinava alle cavità e pronunciava la formula del giuramento, iscritta su una tavoletta, che veniva gettata in acqua, se questa non galleggiava l'uomo veniva ritenuto spergiuro e punito con la morte o la cecità. L'oracolo indicava la divinità e il tipo di sacrificio necessario ad ottenere il favore. All'interno del santuario potevano trovare rifugio gli schiavi maltrattati da padroni crudeli. Questi ultimi non potevano portar via con la forza i loro servi, se non dopo aver garantito con un giuramento ai Palici di trattarli umanamente[3].

NoteModifica

  1. ^ Metamorfosi, V, 406.
  2. ^ Eneide, IX, 585.
  3. ^ a b Spoto, p. 70.
  4. ^ Vedi Palici Palici, in Enciclopedia Treccani, su treccani.it.
  5. ^ Emanuele Ciaceri, Culti e miti nella storia dell'antica Sicilia, Catania, 1911.

BibliografiaModifica

  • Emanuele Ciaceri, Culti e miti nella storia dell'antica Sicilia, Catania, Brancato, 2004, ISBN 88-8031-059-3.
  • Nicola Cusumano, Ordalia e soteria nella Sicilia antica. I Palici, Mytos rivista di storia delle religioni.
  • Nicola Cusumano, Ethne e religioni nella Sicilia antica. Capitolo=Siculi. Atti del Convegno internazionale (Palermo 6-7 dicembre 2000), Roma, 2006, pp. 121-145.
  • Salvatore Spoto, Il grande libro dei misteri della Sicilia risolti e irrisolti. L'enigma dei Palici e di un misterioso idoletto, Roma, Newton Compton editori, 2006, pp. 70-74, ISBN 978 88 541 2715 9.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Palici (mitologia greca), su Mitologia Siciliana. URL consultato il 13 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2009).
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