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Diodoro Siculo

storico siceliota
Diodoro siculo (affresco del XIX secolo)

Diodoro Siculo (in greco antico: Διόδωρος Σικελιώτης, Diódōros Sikeliótēs; Agyrium, 90 a.C. circa – 27 a.C. circa) è stato uno storico siceliota, autore di una monumentale storia universale, la Bibliotheca historica.

BiografiaModifica

Nacque in Sicilia, ad Agira: il suo traduttore inglese, Charles Henry Oldfather, sottolinea infatti la "singolare coincidenza" che una delle due sole iscrizioni greche di Agyrium (IG XIV, 588) sia la pietra tombale di un "Diodoro figlio di Apollonio".[1]

Girolamo scrive che Diodoro fiorì nel 49 a.C. e questa data pare confermata dalle stesse parole dello storico greco. Il più antico tratto autobiografico che egli segnala nella sua opera è il suo viaggio in Egitto durante la 180ª Olimpiade (fra il 60 e il 56 a.C.). In quell'occasione fu testimone della rabbia della gente che chiedeva la pena di morte per un cittadino romano reo di aver ucciso accidentalmente un gatto, animale sacro agli Egizi (Bibliotheca historica, I, 41 e I, 83). Il dato storico più recente invece è la menzione della vendetta di Ottaviano sulla città di Tauromenion, colpevole di avergli rifiutato l'aiuto che sarebbe stato necessario ad evitare la disfatta sul mare attorno al 36 a.C. Poiché Diodoro sembra non sapere che l'Egitto diventò una provincia dell'Impero romano - il che avvenne nel 30 a.C. - è presumibile che egli abbia scritto la sua opera prima di quella data.

L'operaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Bibliotheca historica.

Diodoro stesso informa di aver dedicato trent'anni della propria vita (quindi all'incirca dal 60 a poco prima del 30 a.C.) alla realizzazione della sua Biblioteca, durante i quali compì numerosi e pericolosi viaggi in Europa e in Asia, utili alle sue ricerche. Alcuni critici hanno sollevato dubbi su tale testimonianza, perché il testo di Diodoro presenta alcuni errori in cui difficilmente un testimone oculare sarebbe incorso.

 
Bibliotheca historica, 1746. Da BEIC, biblioteca digitale

Diodoro presenta la sua opera, la Bibliotheca historica, come una storia universale dalle origini del mondo alle campagne di Cesare in Gallia e in Britannia. Era composta da 40 libri, suddivisi successivamente in pentadi e decadi. L'opera non si è conservata integralmente. A noi sono giunti completi i primi 5 libri (sull'Egitto [libro I], sulla Mesopotamia, sull'India, sulla Scizia e sull'Arabia [II], sull'Africa settentrionale [III], sulla Grecia [IV] e sull'Europa [V]) e i libri XI-XX (dal 480 e dai diadochi al 301 a.C.). Possiamo tuttavia trarre alcuni dati sull'opera e ricostruirne l'impianto, grazie ai numerosi estratti di epoca medievale (contenuti negli scritti di Fozio e Costantino Porfirogenito) e ai numerosi frammenti che ne rimangono. Dal momento che la parte finale è perduta, non si sa se Diodoro tenne fede ai suoi propositi di giungere fino alle campagne di Cesare o se, come sembra probabile, vi abbia rinunciato, fermandosi al 60 a.C.

Nel proemio sono enunciate le finalità dell'opera: innanzitutto giovare a tutti gli uomini, garantendo loro la conoscenza di quella comune esperienza umana che è la storia e offrendo loro un insegnamento, esente da rischi, di ciò che è utile; quindi, secondo un'ideologia stoica, tentare di riunire sotto un unico ordinamento tutti gli uomini, tutti cittadini del mondo anche se divisi nello spazio e nel tempo.

L'ambizioso progetto proemiale, però, si risolve, come eloquentemente rivela il titolo, in una biblioteca, in un'antologia delle fonti, un repertorio di libri – riletti, revisionati o copiati – di altri autori (Ecateo, Ctesia di Cnido, Eforo, Teopompo, Timeo, Duride, Ieronimo di Cardia, Evemero, Polibio, Posidonio, vari annalisti romani).

È poco corretto considerare Diodoro come mero ripetitore delle sue fonti, secondo un diffuso pregiudizio di matrice ottocentesca. In ogni caso la sua opera risulta molto utile agli studiosi moderni, poiché consente di recuperare, pressoché intatti nella loro forma originale, testi di autori altrimenti perduti. L'opera di Diodoro è infatti stata, giustamente, considerata alla stregua di un "libro-biblioteca"[2], ossia un libro fatto di altri libri, quelli che, appunto, Diodoro leggeva e che ha riassunto o epitomato nella sua opera, la quale perciò svolge un fondamentale ruolo di conservazione e trasmissione del sapere.

Il greco di Diodoro è quello della koinè, il greco colloquiale, nel quale si inseriscono talora tratti classicistici in puro attico.

L'editio princeps del testo greco della Biblioteca storica, dopo la traduzione latina che Poggio Bracciolini fece dei primi cinque libri (Bologna 1472), fu pubblicata a cura di Vincentius Opsopoeus a Basilea nel 1539, ma era limitata ai soli libri XVI-XX; la prima edizione completa fu pubblicata da Henri Estienne a Ginevra nel 1559.

NoteModifica

  1. ^ Diodorus of Sicily, [The Library of History], in twelve volumes, I (Books I and II, 1-34), with an English translation by C.H. Oldfather, London, Heinemann, 1933, p. VII: «It is a striking coincidence that one of the only two Greek inscriptions from Agyrium (IG. XIV, 588) marched the final resting-place of a "Diodorus the son of Apollonius"».
  2. ^ Luciano Canfora, Il copista come autore, Palermo, Sellerio, 2002.

BibliografiaModifica

(Per la bibliografia specifica sulla Bibliotheca historica si rimanda a tale voce)

  • Delfino Ambaglio, La Biblioteca storica di Diodoro Siculo. Problemi e metodo, Como, New Press, 1995.
  • Diodoro e l'altra Grecia: Macedonia, Occidente, ellenismo nella Biblioteca storica, Atti del Convegno, Milano, 15-16 gennaio 2004, a cura di Cinzia Bearzot, Franca Landucci, Milano, Vita e Pensiero, 2005.
  • Diodoro Siculo e la Sicilia indigena, Atti del Convegno di studi, Caltanissetta, 21-22 maggio 2005, a cura di Calogero Miccichè, Simona Modeo, Luigi Santagati, Palermo, Regione siciliana, Assessorato dei beni culturali ambientali e della pubblica istruzione, 2006.
  • Mito storia tradizione: Diodoro Siculo e la storiografia classica, Atti del Convegno internazionale, Catania-Agira, 7-8 dicembre 1984, a cura di Emilio Galvagno e Concetta Molè Ventura, Catania, Edizioni del Prisma, 1991.
  • Mythoi siciliani in Diodoro, Atti del Seminario di Studi, Università degli Studi di Milano (12-13 febbraio 2007), a cura di Teresa Alfieri Tonini, Milano, Cuem, 2008.
  • Syggraphe, Atti del Convegno "Epitomati ed epitomatori: il crocevia di Diodoro Siculo" Pavia, 21-22 aprile 2004, a cura di Dino Ambaglio, Como, New press, 2005.
  • Mauro Corsaro, Diodoro Siculo e il problema della storia universale nel mondo antico, Pisa, ETS, 1995.
  • Salvatore Curti Gialdino, Diodoro di Sicilia e la sua Biblioteca storica, Palermo, Tip. D. Vena, 1913.
  • N.G.L. Hammond, Three Historians of Alexander the Great: the so-called Vulgate authors, Diodorus, Justin and Curtius (Cambridge Classical Studies), Cambridge 1983.
  • Jesus Lens Tuero, Estudios sobre Diodoro de Sicilia, Granada, Universidad de Granada, 1994.
  • J. Palm, Über Sprache und Stil des Diodoros von Sizilien. Ein Beitrag zur Beleuchtung der hellenistischen Proza, Lund 1955.
  • Massimiliano Pavan, La teoresi storica di Diodoro Siculo, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1961.
  • K.S. Sacks, Diodorus Siculus and the First Century, Princeton 1990.
  • Alessandra Scarpa Bonazza Buora, Libertà e tirannide in un discorso siracusano di Diodoro Siculo, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1984.
  • (EN) William Smith (a cura di), Diodorus Siculus, in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870.

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