Parco ex OM

parco urbano di Milano

1leftarrow blue.svgVoce principale: Milano.

Parco Ripamonti
Vettabbia Milano029.JPG
La Vettabbia al centro del parco
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàMilano
IndirizzoMunicipio 5
Caratteristiche
Tipoparco urbano
Superficie160000 
Inaugurazione2004
GestoreComune di Milano
Aperturail parco non ha recinzione
Ingressi
  • via Giovanni Spadolini
  • via Bazzi
  • via Pompeo Leoni
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°26′35.24″N 9°11′26.55″E / 45.443122°N 9.190708°E45.443122; 9.190708

Il Parco ex OM, chiamato Parco Ripamonti, è un parco della città di Milano. È suddiviso dalla artificialità dei luoghi (edifici e vie di comunicazione) in tre Parchi distinti: il Parco della cultura, il Parco delle memorie industriali e il Parco della Vettabbia.

Il primo di questi ambiti, nel 2011, non è ancora completato: rappresenterà la cerniera tra la città consolidata nei limiti del suo primo piano regolatore moderno,[1] dal lato meridionale della circonvallazione esterna, e la nuova urbanistica.

Cenni storiciModifica

Dal programma alla costruzioneModifica

Il parco Ripamonti è ricompreso tra le vie Pompeo Leoni, Pietrasanta, Ripamonti, Corrado il Salico, Carlo Bazzi[2] e il viale Toscana. Su di essa insisteva, dal 1890 un'industria meccanica pesante (la OM Officine Meccaniche) che, negli anni dell'inizio del processo di dismissione, era diventata Fiat Iveco.[3] Nel 1994 il ministero dei lavori pubblici introduce un nuovo strumento per favorire il recupero delle aree dismesse, il P.R.U. (programma di riqualificazione urbana)[4] e in base a questo, un gruppo di aziende immobiliari e commerciali avanza richiesta di disponibilità presentando il relativo progetto. Il comune incarica il paesaggista francese Christophe Girot di elaborare le linee realizzative, con un solo parco a sud del viale Toscana, ma la soluzione si rivela impraticabile[5] e si arriva al progetto attuale che decolla nel 1999.

Un parco senza alberiModifica

L'intera area è di 313.000 m², metà della quale destinata ad usi pubblici (160.000 m²) e metà per le opere edilizie di interesse privato che vengono regolarmente realizzate assieme a quelle di riqualificazione dell'area a loro carico (bonifica, stombinatura e rinaturalizzazione della Vettabbia, creazione dei percorsi stradali interni con la via Giovanni Spadolini, da cui il quartiere prende il nome, e della superficie a prato decorativo). Nel 2008 i lavori sono conclusi e il risultato è quello di un parco senza alberi, con gli unici elementi "verticali" costituiti da un vecchio carro ponte e dall'area giochi per i bambini. Rinviata la costruzione dell'anfiteatro da millecinquecento posti, la messa a dimora del frutteto in bordura e le altre piantumazioni nell'ambito del parco della cultura. Anche la parte dei lavori che riguardava il tratto tra via Corrado il Salico e via Ripamonti creando la continuità di percorso non è stata realizzata e i pioppi che ne impreziosivano le rive sono "colonizzati" dall'ailanto,[6]. Sulla sponda destra del canale dalle acque quasi sempre limpide, alcuni vecchi edifici a un piano sono stati restaurati, e tra la vegetazione spontanea che ne guarnisce la riva, hanno nidificato gallinelle d'acqua e germani reali, diventati stanziali: uno scorcio paesaggisticamente notevole, che però è topograficamente esterno all'ambito del Parco della Vettabbia.

NoteModifica

  1. ^ Il Piano Beruto (1884-1889) che prevedeva, tra l'altro, proprio l'urbanizzazione dell'area Ravizza
  2. ^ (1883-1916), medaglia d'oro durante la prima guerra mondiale
  3. ^ Nel 1890 è la Miani Silvestri (materiale ferroviario), che diventa nel 1899 la Officine Meccaniche che per anni, con 4000 operai, resterà la più grossa fabbrica di Milano; nel 1975 dalla fusione di OM con altre quattro compagnie, nasce l'Iveco
  4. ^ Avvalendosi delle medesime disposizioni e nello stesso periodo, viene realizzato in Municipio 6 il giardino Gonin Giordani e in Municipio 3 il parco Maserati
  5. ^ La parallela linea ferroviaria in terrapieno rende la fascia di terreno troppo angusta
  6. ^ L'ailanto è una pianta infestante d'alto fusto e di rapidissima crescita, originaria della Cina e delle Molucche. Inopinatamente introdotto, per la sua pronta resa, nell'alberatura cittadina (a Milano per esempio in viale Gran Sasso): difficile da controllare nel contesto urbano, diventa impossibile contrastarlo in quello extraurbano (ripe, sponde, macchie e boschetti)

BibliografiaModifica

  • AA. VV., Enciclopedia di Milano, Milano, Franco Maria Ricci Editore, 1997.
  • Liliana Casieri, Lina Lepera; Anna Sanchioni, Itinerari nel verde a Milano, supervisione botanica: Pia Meda; supervisione farmacognostica: Massimo Rossi; Illustrazioni e impaginazione: Linke Bossi, Consonni, Montobbio, Comune di Milano, settore ecologia, GAV.
  • Comune di Milano - Arredo, Decoro Urbano e Verde - Settore Tecnico Arredo Urbano e Verde, 50+ parchi giardini, Comune di Milano / Paysage. ed. 2010/2011
  • AA. VV. STORIE INDUSTRIALI Passato e presente nel sud est di Milano, Quattro ed. Milano, 2010
  • Vittore e Claudio Buzzi Le vie di Milano, 2005, Milano, Ulrico Hoepli editore.

Voci correlateModifica

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