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Ghiozzetto cenerino
Pomatoschistus canestrinii.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa Bilateria
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Gnathostomata
Classe Actinopterygii
Sottoclasse Osteichthyes
Superordine Acanthopterygii
Ordine Perciformes
Sottordine Gobioidei
Famiglia Gobiidae
Sottofamiglia Gobiinae
Genere Pomatoschistus
Specie P. canestrinii
Nomenclatura binomiale
Pomatoschistus canestrinii
Ninni, 1883
Sinonimi

Pomatoschistus canestrini

Nomi comuni

Ghiozzetto cenerino,
Ghiozzo cenerino,
Ghiozzo di Canestrini

Il ghiozzetto cenerino (Pomatoschistus canestrinii) è un piccolo pesce di acque salmastre e dolci endemico delle acque lagunari del Nord Adriatico.

Distribuzione e habitatModifica

È diffuso nelle acque lagunari della zona Nord Adriatica lungo le coste di Italia (a nord delle foci del Po e delle Valli di Comacchio, Slovenia, Croazia, Montenegro ed Albania.

È stato introdotto con acclimatazione in Puglia (fiume Sinni) e nel Lago Trasimeno ma, sfuggendo alle osservazioni per la piccola taglia e le abitudini schive, è possibile che sia stato introdotto in molti altri luoghi.

È tipico delle acque salmastre ed è molto adattato soprattutto alla vita nelle acque lagunari con fondi fangosi coperti da alghe del Genere Ulva ed Enteromorpha. Essendo eurialino lo si può trovare sia in acque del tutto dolci che in acque con salinità di tipo marino (più facilmente in inverno).

DescrizioneModifica

È un tipico ghiozzetto simile ai congeneri dai quali può essere distinto soprattutto per la colorazione grigio bruna chiara con sfumature giallastre con maculature nere sottili ed irregolari più nette nella regione della testa con una macchia scura alla base della pinna caudale ed un'altra macchia nera con contorno azzurrino nel terzo posteriore della prima pinna dorsale. La seconda dorsale è caratterizzata da 3 fasce grigie longitudinali. La femmina in frega ha il ventre giallo arancio.

La taglia è minima non superando i 6 cm il maschio ed i 5 la femmina.

AlimentazioneModifica

Si ciba di piccoli crostacei, policheti, molluschie larve di insetti.

RiproduzioneModifica

Il suo ciclo vitale ha la durata media di un anno soltanto. La fregola si protrae per tutta la primavera e l'inizio dell'estate e durante questo periodo la femmina può deporre le uova fino a 10 volte. Il maschio costruisce una tana e vi attrae la femmina attraverso un complicato rituale. Una volta nella tana le uova vengono deposte sul soffitto dopo di che vengono fecondate dal maschio e sorvegliate fino alla schiusa, che avvine dopo circa una settimana. Le larve sono pelagiche.

ConservazioneModifica

Le zone in cui vive sono spesso interessate da inquinamenti industriali e da fenomeni di eutrofizzazione. Ciò nonostante la specie sembra in buono stato ed in espansione.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Stefano Porcellotti, Pesci d'Italia, Ittiofauna delle acque dolci Edizioni PLAN 2005; pagg. 80-81
  • Zerunian S. Condannati all'estinzione? Biodiversità, biologia, minacce e strategie di conservazione dei Pesci d'acqua dolce indigeni in Italia, Edagricole 2002; pagg. 108-109
  • Bruno S., Maugeri S. Pesci d'acqua dolce, atlante d'Europa, Mondadori 1992
  • Kottelat M., Freyhof J. Handbook of European Freshwater Fishes, Publications Kottelat, Cornol (CH), 2007

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