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Porto di Torre Annunziata
Torre Annunziata panorama del porto.jpg
Panorama del porto dal molo di ponente
StatoItalia Italia
RegioneCampania Campania
ProvinciaNapoli Napoli
ComuneTorre Annunziata
MareTirreno
Infrastrutture collegateStazione di Torre Annunziata Marittima
Stazione di Torre Annunziata Città
Autostrada A3
TipoCommerciale
Passeggeri
Turistico
Peschereccio
GestoriSolacem S.p.A.
Traffico merci450.000 t (2010)
Profondità fondalida 6 a 8,5 m
Lunghezza max imbarcazioni15 m
Posti barca totali300
Rifornimento carburantepresente
Assistenzapresente
Vista sul faro nel porto di Torre Annunziata

Il porto di Torre Annunziata è uno degli scali marittimi più importanti della Campania, ubicato nella città di Torre Annunziata.

UbicazioneModifica

Il porto di Torre Annunziata si trova in un'insenatura del golfo di Napoli quasi subito dopo la foce del fiume Sarno, in pieno centro cittadino.

Infrastrutture e trasportiModifica

 
Sili, porto di Torre Annunziata

Il porto di Torre Annunziata dispone di una banchina frangiflutti, dove attraccano navi per il rifornimento o essere riparate.

Vi è un'altra banchina dove attraccano le navi che svolgono servizio commerciale: i principali prodotti che vengono scaricato sono legno e grano. Il porto dispone infatti di numerosi spazi adibiti a deposito, oltre che ad un edificio contenente silos per lo stoccaggio del grano: in passato tali silos erano raggiunti anche dai treni che caricavano direttamente i prodotti. Il porto oggi è servito da una bretella stradale che permette ai mezzi pesanti che partono dallo scalo, di raggiungere direttamente l'autostrada, evitando il centro cittadino.[senza fonte]. Il porto infatti era servito da una stazione, Torre Annunziata Marittima, ormai chiusa, che era raccordata direttamente alla rete statale.

StoriaModifica

Dalle origini all'epoca romanaModifica

Originariamente il luogo dove è situato porto era abitato da cacciatori, pescatori e artigiani. Il villaggio dove essi abitavano era circondato da una fitta vegetazione. Sulle coste arrivavano i fenici, i talassocrati e qui vi costruirono industrie e diedero vita al commercio. Importavano spezie ed altre merci. I pompeiani sfruttavano il sale del mare per le industrie del porto. Il mare a quei tempi arrivava fino alla Chiesa del Carmine e ai molini Bottaro. Le città di Nola, Pompei, Acerra e Nocera inviavano i loro prodotti al porto affinché fossero esportati al di là del Mediterraneo.

Età MedievaleModifica

Verso l'anno Mille alcune popolazioni provenienti da Castellamare di Stabia, dalla costiera sorrentina e da quella amalfitana si stabilirono presso la foce del Sarno dedicandosi alla pesca e al commercio del grano. Il litorale era così ricco di vegetazione che i re venivano a fare battute di caccia. Nelle acque si pescavano cefali, spigole e persino coralli. Nel XIV secolo i pescatori trovarono una pesante cassa contenente il quadro di una Madonna. Il porto poi divenne uno sbocco naturale di commercio di farina e pasta. Infatti grazie ad Alfonso I D'Aragona, che aveva fatto aprire il canale di Sarno, furono costruiti i primi mulini ed il porto divenne molto attivo nel commercio del grano.

Dall '800 al '900Modifica

Nel 1907 l'autore Salvatore Russo così scrisse testualmente: "Il piccolo porto di Torre Annunziata racchiude nelle sue braccia snelle la forza straripante di una vita feconda che deriva dal lavoro, racchiude a stento, il vortice di un moltiplicarsi d'affari. Torre Annunziata, la piccola New York, è città di grande importanza, per il gran numero di opifici produttori. Però poco spazioso e non profondo per soddisfare le esigenze del commercio e per ospitare grandi navi mercantili. Occorrerebbero grandi e forti macine, scali magazzini, ponti e banchine. Ma anche una forte diga per rendere le acque del mare calme". Salvatore Russo già nel 1907 asseriva che bisognava rimodernare il porto per soddisfare le esigenze di un commercio moderno.

Il porto dal dopoguerra agli anni 2000Modifica

Fino all'inizio della seconda guerra mondiale le attività industriali, specie quella dei pastifici progredirono ma dal 1945 il poi è cominciata la crisi. Passato il dopoguerra si cominciò ad industrializzare il mezzogiorno e il porto di Torre Annunziata venne potenziato ancora di più divenendo così, per un certo periodo di tempo, uno dei maggiori d'Italia con Napoli e Ravenna per i rifornimenti per l'industria molitoria. Il periodo di maggiore traffico per il porto è stato quello degli anni settanta. Per i cereali, il bitume, i tronchi di legno pregiato (delle foreste africane, indonesiane e americane), per i mobilifici, e per i rottami di ferro destinati alla vicina fabbrica della Dalmine, Deriver, Italtubi, si creò un'intensa attività portuale, soprattutto in esportazione (navi tramp noleggiate). Il graduale decadimento della attività industriale in genere, e la crisi economica locale e nazionale hanno portato ad una progressiva diminuzione delle attività portuali. Attualmente il traffico è limitato a navi CEE con grano tenero per i silos. Oltre al grano, il porto di Torre Annunziata ha anche una intensa attività commerciale legata agli idrocarburi. Nell'area portuale sono presenti sette cisterne di gasolio. Il sito è stato definito "strategico" dal Consiglio dei Ministri.[senza fonte]

Collegamenti esterniModifica