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Pozzo di epoca romana - Città di Oderzo.

Puteum aureo ("pozzo aureo" in latino) o pozzo d'oro o pozzo del tesoro è un leggendario pozzo in cui sarebbero stati nascosti nel 452 d.C. tutti i tesori della città di Aquileia sotto l'Impero Romano, per evitarne la cattura da parte di Attila che stava avanzando con le sue orde.

Vi sono varie citazioni storiche e una lunga tradizione sulle possibili sorti toccate al tesoro. Storicamente, esso non venne mai rinvenuto e ancora oggi, nei contratti di compravendita dei terreni nella città di Aquileia, è regola inserire una voce che fa riferimento proprio al tesoro e a eventuali rivalse del precedente proprietario nel momento della sua scoperta. Il fatto che storie simili siano però raccontate in altre città di fondazione romana del nord Italia prova forse l'inconsistenza storica di questa leggenda. Per esempio anche nella città di Oderzo saccheggiata dagli Unni di Attila intorno al 452 fino alla fine della Seconda guerra mondiale, nei contratti di vendita dei terreni era solitamente inserita una clausola, la ius putei, la quale prevedeva che nel caso scavando fosse tornato alla luce il tesoro, questo sarebbe spettato di diritto al vecchio proprietario.

Le tradizioni e le leggende narrano che fra i preziosi che compongono questo enorme tesoro vi sia custodito anche una preziosa reliquia, la coppa in cui bevette Cristo nell'Ultima Cena ed in cui secondo tradizione fu raccolto il suo sangue durante la crocefissione. Le leggende narrano che il segreto della sua collocazione è stato custodito da sempre dai Patriarchi di Aquileia, e sarebbe all'origine dell'enorme prestigio e potere del patriarcato di Aquileia.

LeggendaModifica

Tra il 33 e il 40 d.C. Giuseppe d'Arimatea all'incirca venticinquenne si trovava tra le proprie mani un simbolo sacro evidente, infatti accostando la coppa al corpo di Cristo e raccogliendone il suo sangue aveva cercato di trattenere in esso una parte del Salvatore. Ci sono altri esempi di questa volontà durante quell'epoca storica di considerare sacra una reliquia di una persona santa (basti pensare alla donna malata che tocca il mantello di Cristo e grazie ad esso guarisce). Giuseppe d'Arimatea si trova così tra le mani un oggetto che, benedetto dal contatto con il sangue del Salvatore, diviene esso stesso fonte di venerazione per i fedeli al Cristo.

Il periodo che segue alla morte di Gesù è incerto e pericoloso per tutta la comunità cristiana che si stava formando. Alcuni giorni dopo, alla notizia della morte del Salvatore si affianca quella della sua resurrezione: i fedeli, scossi dalla scomparsa del Messia, vedono svolgersi il più grande dei miracoli, la vittoria del Cristo sulla morte, la nascita della speranza che diviene pilastro e fondamento del Cristianesimo.

I cristiani in Israele non sono però ben visti, odiati dalla religione ebraica e dai suoi sacerdoti perché a dir loro blasfemi e bestemmiatori seguaci di un falso profeta, oltretutto sono mal visti e poco tollerati anche dalle truppe romane che mal sopportano gente che inneggia ad un liberatore in terre che sono scosse da continue ribellioni. Tra il 40 e il 50 d.C. inizia così una diaspora degli ebrei cristiani perseguitati da troppa gente nelle loro terre d'origine. L'Italia in questo periodo storico era il centro assoluto del mondo allora conosciuto, qualunque porto del Mediterraneo era collegato con gli scali della penisola che per questo divennero punto di passaggio obbligatorio per le migliaia di fedeli cristiani che avevano deciso di iniziare una nuova vita in altre terre.

Fra il 34 ed il 41 d.C. Giuseppe si imbarcò per raggiungere l'Italia, scegliendo come approdo Aquileia, fra i porti italici più decentrati, con possibili vie di fuga verso i vicini confini dell'Impero in caso di necessità. Giunto al porto fluviale di Aquileia Giuseppe d'Arimatea capì di aver fatto la scelta migliore per sé e per il suo prezioso carico, le formalità doganali e i controlli di un porto di confine sono ridotti al minimo e la città è fra le più grandi dell'Impero e del mondo: ciò gli permise un rifugio sicuro e l'opportunità di creare in quel nuovo ambiente le basi per una comunità che nel corso dei secoli avrà modo di diventare molto influente.

BibliografiaModifica

  • Renato Zanolli, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità del Friuli, Newton Compton Editori ISBN 8854101745

Collegamenti esterniModifica