Le rëbra (in russo: рёбра?, letteralmente costole) erano dei dischi a microsolco improvvisati realizzati con lastre per radiografie. Realizzati principalmente tra gli anni cinquanta e sessanta in Unione Sovietica,[1][2] i rëbra rappresentavano un metodo impiegato nel mercato nero e nel contrabbando per distribuire la musica (perlopiù quella censurata) di artisti emigrati, come Pëtr Leščenko, oppure di artisti occidentali come Elvis Presley, The Beatles, The Rolling Stones, The Beach Boys, Ella Fitzgerald e Chubby Checker.[3][4] I generi musicali censurati includevano folk underground, registrazioni in ambito politico, jazz, boogie-woogie, rock and roll di artisti stranieri, nonché di artisti russi emigrati,[5] e in generale qualsiasi genere o canzone che potesse essere considerato una potenziale minaccia all'Unione Sovietica.[6]

Alcuni esempi di rëbra degli anni cinquanta esposti alla Galleria Vinzavod di Mosca.

Sono conosciuti anche come rentgenizdat (dal russo рентген, rentgen, un termine usato per indicare i "raggi X",[7] e издать, izdat' , "pubblicare") e come musica delle ossa.[6]

ProduzioneModifica

 
Registratore di dischi su lastre radiografiche.

Le prime produzioni della "musica delle ossa" si ebbero in Ungheria, da parte della radio statale di Budapest.[6] In particolare Ruslan Bogoslovskij e Boris Tajgin usarono questo metodo per copiare registrazioni militari.[6]

Delle vere radiografie mediche venivano comprate o recuperate dai rifiuti di ospedali o cliniche per realizzare le registrazioni. Le lastre venivano tagliate in dischi da 7 pollici[8] e forate al centro con una sigaretta accesa.[9] Secondo il musicologo russo Artemij Troickij, "i solchi venivano incisi [a 78 giri al minuto][8] con l'aiuto di speciali macchine (realizzate, dicono, con vecchi fonografi da sapienti mani cospirazioniste) [...] La qualità era pessima, ma il prezzo era basso, un rublo o un rublo e mezzo."[10] I dischi potevano essere riprodotti solamente cinque o al massimo dieci volte.[11]

I dischi erano incisi solo su un lato e su di essi non comparivano titoli di album, artisti o canzoni, bensì solo un codice.[6] Su tali dischi spesso sono visibili alcuni dettagli delle radiografie, ad esempio scatole craniche, gabbie toraciche, ossa delle mani, delle braccia e delle gambe.[5]

LegalitàModifica

L'approccio clandestino alla circolazione di musica straniera proibita portò all'approvazione di una legge nel 1958 che vietò la produzione casalinga di incisioni che stava seguendo "una moda criminale teppista".[8] Con "moda teppista" veniva fatto un riferimento agli stiljagi (dal russo stil' ovvero "stile"), una subcultura diffusa tra la gioventù sovietica che abbracciava le mode occidentali.[12]

La condanna per chi fosse stato trovato in possesso di musica "ideologicamente straniera" era l'immediato licenziamento e la prigione.[6] Bogoslovskij fu arrestato tre volte per tale motivo.[6]

Nel 1958, quando questo fenomeno era ormai particolarmente diffuso, i rentgenizdat furono dichiarati ufficialmente illegali dalla censura russa.[6]

The X-Ray Audio ProjectModifica

Dopo un'esibizione a San Pietroburgo nel 2013, il musicista inglese Stephen Coates del gruppo The Real Tuesday Weld vide in un mercatino delle pulci dei rëbra. Questi manufatti lo affascinarono immediatamente e lo spinsero a lanciare il The X-Ray Audio Project, un'iniziativa per fornire maggiori informazioni sui rentgenizdat tramite immagini, registrazioni audio e interviste[13]. Coates svolse in breve tempo numerose ricerche e interviste ai creatori di rëbra, che pubblicò nel novembre del 2015 il libro "X-Ray Audio" The Strange Story of Soviet Music on the Bone, il primo saggio a trattare su questo argomento.

Nel giugno del 2015, Coates tenne un discorso sull'argomento al TED di Cracovia[14]. Assieme al ricercatore e artista del suono Aleksander Kolkowski, Coates raccontò la storia di coloro che realizzavano i rëbra e fece delle incisioni dal vivo per mostrare il processo di lavorazione. La mostra itinerante di Coates creata con il fotografo Paul Heartfield attirò molto l'attenzione dei media come il The Guardian[13] e il programma BBC Today. Nel settembre 2016, i due pubblicarono il documentario Roentgenizdat con interviste ai veri autori sovietici e materiale d'archivio.

NoteModifica

  1. ^ Donald J. Raleigh, Russia's sputnik generation: Soviet baby boomers talk about their lives, Indiana University Press, 2006, ISBN 0253112141.
  2. ^ William Minor, Unzipped souls: a jazz journey through the Soviet Union, Temple University Press, 1995, ISBN 1566393248.
  3. ^ S. Frederick Starr, The Rock Inundation, in The Wilson Quarterly, vol. 7, n. 4, 1983, pp. 58-67.
  4. ^ Richard West, Reds Like Rock and Roll...but Need Interpretation, in Los Angeles Times, giugno 1965.
  5. ^ a b Giuseppe Agliastro, Nell’Urss della Guerra Fredda, Elvis era “musica delle ossa”, su La Stampa, 17 settembre 2017. URL consultato il 20 dicembre 2020.
  6. ^ a b c d e f g h Alessandro Aiello, La musica delle ossa, su Scuola FuoriNorma, 29 settembre 2017. URL consultato il 20 dicembre 2020.
  7. ^ Traduzione in russo: Рентгеновское излучение?, traslitterato: Rentgenovskoe izlučenie, "Radiazione di Röntgen".
  8. ^ a b c Gladys D. Ganley, Unglued empire: the Soviet experience with communications technologies, Ablex Pub. Corp, 1996, ISBN 1567501974.
  9. ^ Clare Wilson, Bone collectors, in New Scientist, vol. 228, n. 3051, 2015-12, pp. 24–25, DOI:10.1016/s0262-4079(15)31752-8.
  10. ^ James Riordan, Soviet youth culture, Macmillan, 1989, ISBN 0333462319.
  11. ^ Wendell Logan, Satrina Yrina e Victor Lebedev, The Development of Jazz in the Former Soviet Union: An Interview with Victor Lebedev, in Black Music Research Journal, vol. 12, n. 2, 1992, pp. 227–232, DOI:10.2307/779443.
  12. ^ Mark Edele, Strange Young Men in Stalin's Moscow: The Birth and Life of the Stiliagi, 1945-1953, in Jahrbücher für Geschichte Osteuropas, 2002, pp. 37-61.
  13. ^ a b (EN) Pete Paphides, Bone music: the Soviet bootleg records pressed on x-rays, su The Guardian, 29 gennaio 2015. URL consultato il 16 agosto 2021.
  14. ^   (EN) Stephen Coates, The story of X-Ray Audio: What would you risk for the sake of music?, su YouTube, TED.

BibliografiaModifica

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