The Guardian

quotidiano britannico
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi The Guardian (disambigua).
The Guardian
Logo
StatoRegno Unito Regno Unito
Linguainglese
Periodicitàquodidiano
Generestampa nazionale
Formatotabloid
FondatoreJohn Edward Taylor
Fondazione5 maggio 1821
SedeLondra
EditoreGuardian Media Group
Diffusione cartacea105134 (luglio 2021[1].)
DirettoreKatharine Viner
ISSN0261-3077 (WC · ACNP)
Sito webwww.theguardian.com
 

Il Guardian (in inglese The Guardian), in precedenza The Manchester Guardian, è un quotidiano britannico fondato nel 1821 a Manchester. Dal 1960 la sua sede è a Londra. Viene stampato in entrambe le città, ed esce sei giorni a settimana dal lunedì al sabato, mentre la domenica esce in sua vece, per lo stesso gruppo editoriale, l'Observer.

Benché politicamente orientato su posizioni di centro-sinistra (da un sondaggio del 2000 emerse che all'epoca il lettorato del quotidiano era all'80% laburista[2], mentre nel 2005 era al 48% laburista e al 34% liberal-democratico[3][4]), il Guardian fa parte del gruppo di quotidiani in lingua inglese considerati stampa di riferimento per accuratezza e imparzialità di esposizione[5].

StoriaModifica

 
La sede del Guardian a Londra

Il Manchester Guardian fu fondato come settimanale nel 1821, a Manchester, da un gruppo di imprenditori protestanti guidati da John Edward Taylor. Divenne un quotidiano nel 1855. Fu C. P. Scott, direttore del giornale per un tempo record di 57 anni (1872-1929), a fare del Guardian un quotidiano di livello nazionale; Scott ne fu anche proprietario dal 1907, quando lo acquistò dagli eredi di J. E. Taylor. Sotto la guida di Scott anche la linea moderata del giornale si fece più radicale, come dimostrò il sostegno al primo ministro Gladstone e l'opposizione alla guerra anglo-boera.

Nel 1936 la proprietà del quotidiano passò alla fondazione The Scott Trust che ne ha garantito l'indipendenza fino ad oggi. Tradizionalmente schierato con il Partito Liberale e con una diffusione principalmente nel nord dell'Inghilterra, il quotidiano si guadagnò una reputazione nazionale e l'attenzione della parte laburista del Paese per la posizione assunta durante la guerra civile spagnola (1933-39).

Dal 24 agosto 1959 il titolo del quotidiano mutò da The Manchester Guardian a The Guardian[6]. La decisione fu basata sul fatto che ormai due terzi della tiratura dell'epoca (più di 120000 copie sulle 183000 stampate) era venduto nel resto del Paese[6] ed era venuta meno l'esigenza di connotare geograficamente il quotidiano; successivamente la redazione centrale fu trasferita da Manchester a Londra. Con lo spostamento nella capitale il Guardian perse definitivamente il suo carattere regionale, anche se continuò ad essere finanziato dal Manchester Evening News, più redditizio. La sua posizione finanziaria rimase debole durante gli anni settanta ma il quotidiano mantenne la linea editoriale vicina al Partito laburista. Dal 1975 al 1995 il direttore del quotidiano fu Peter Preston. Sotto la sua guida il giornale cambiò grafica, contenuti, approccio alle notizie conservando una posizione di riferimento per la sinistra britannica. Preston dovette affrontare la concorrenza dell'Independent, nato nel 1986, che si posizionava nello stesso segmento di mercato. Passato il pericolo, nel 1992 il Guardian lanciò il supplemento quotidiano G2 in formato tabloid, uno dei prodotti editoriali di approfondimento di maggior successo, che fu ampiamente imitato dalla concorrenza. L'anno dopo, il 1993, il Guardian acquisì il giornale The Observer, entrando con forza nel competitivo mercato dei giornali domenicali.

Nel 1995 Preston passò la mano ad Alan Rusbridger. Il nuovo direttore dovette fronteggiare la crisi che colpì tutta la stampa britannica negli anni successivi al Duemila: calo delle vendite, concorrenza dei quotidiani a diffusione gratuita e dei siti on line. Due importanti quotidiani quality avevano preso delle contromisure: l'Independent e il Times. La soluzione adottata era il passaggio al formato tabloid, con il dimezzamento delle dimensioni. La strategia era stata premiante per entrambi. Il Guardian non volle rimanere indietro e studiò una soluzione alternativa.
Nel 2004 si decise l'acquisto di rotative tedesche, per un giornale con tutte le pagine a colori e un formato un po' più grande del tabloid, il 47x31,5 cm (detto Berlinese) uguale a quello utilizzato dal francese Le Monde e da la Repubblica. L'impaginazione del giornale venne completamente rivista. Il colore permetteva di utilizzare una grafica leggera, che si accompagnava ai testi creando un effetto di armonia ed eleganza. Il Guardian mise al lavoro uno staff di 40 persone che lavorò per un anno intero al progetto. Il nuovo giornale fu pronto alla fine dell'estate 2005. Il primo numero nel nuovo formato uscì il 12 settembre.

L'operazione fu ben condotta, i lettori capirono che la qualità del giornale non era cambiata, gli inserzionisti pubblicitari gradirono subito le pagine a colori. In pochi mesi le vendite salirono fino al record di 400 000 copie, per poi stabilizzarsi ad una quota di poco inferiore. Durante i conflitti in Afghanistan ed in Iraq il Guardian ha attratto, con la sua posizione critica verso la politica interventista del governo britannico e degli Stati Uniti, una significativa parte di lettori contrari alla guerra. Per gli stessi motivi ha guadagnato lettori anche negli Stati Uniti.

Benché ritenuto dai sondaggi il quotidiano di riferimento degli elettori laburisti, nell'imminenza delle elezioni politiche britanniche del 2010 il Guardian consultò per la prima volta i lettori circa il partito da sostenere; a seguito di ciò garantì il suo appoggio al leader liberaldemocratico Nick Clegg (che tuttavia, dopo le elezioni, formò un governo di coalizione con i conservatori del primo ministro David Cameron).

Dal 2015 il direttore è Katharine Viner. Da gennaio 2018 il quotidiano è stampato in formato tabloid. La testata è scritta in nero (dal 2005 al 2017 era stato adottato il colore blu), con un nuovo tipo di carattere, il "Guardian Headline". Nel 2019 la società editrice ha annunciato il ritorno all'utile dopo vent'anni.

ProprietàModifica

Il Guardian è edito da Guardian News and Media, gruppo multimediale che possiede giornali ed emittenti radiofoniche. Tra i giornali editi figurano l'internazionale The Guardian Weekly, il giornale domenicale The Observer, il Manchester Evening News e theguardian.com (precedentemente conosciuto come guardian.co.uk), uno dei più popolari giornali on line in inglese.

Tutto il gruppo Guardian fa parte dello Scott Trust, una fondazione senza scopo di lucro, che garantisce in perpetuo l'indipendenza editoriale del gruppo e ne sostiene la salute finanziaria, in modo da prevenirne eventuali scalate da parte di altri gruppi che possano comprometterne l'indipendenza.

Altre attivitàModifica

Il quotidiano è promotore di due importanti premi letterari: il Guardian First Book Award (Premio per l'opera prima) ed il Guardian Children's Fiction Prize (Premio di narrativa per ragazzi). Inoltre da alcuni anni è lo sponsor del festival letterario di Hay-on-Wye.

Il Guardian intervenne nel 1995 nel salvataggio del quotidiano sudafricano Mail & Guardian. Sette anni dopo, nel 2002, il gruppo Guardian News and Media ne ha ceduto le azioni in suo possesso.

Cultura di massaModifica

Il termine «lettore del Guardian» è comunemente usato nel Regno Unito per identificare un esponente politicamente corretto del ceto medio che si riconosce in posizioni politiche socio-liberali o di sinistra[7].

Redattori del Guardian e dell'Observer sono citati nei film Il quinto potere (2003), Snowden (2016) e Segreto di Stato (2019). Nel film Il ritorno dello sciacallo (2007) l'attore Paddy Considine interpreta un giornalista (immaginario) del Guardian.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Charlotte Tobitt e Aisha Majid, National press ABCs: Daily Mail falls below 900k but stays top of pack with Metro, in Press Gazette, 22 marzo 2022. URL consultato il 15 aprile 2022 (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2022).
  2. ^ (EN) Colin Sparks, Inside the media, in International Socialism, vol. 2, n. 98, primavera 2003, ISSN 1754-4653 (WC · ACNP).
  3. ^ (EN) Voting Intention by Newspaper Readership Quarter 1 2005, su ipsos-mori.com, Ipsos MORI. URL consultato il 6 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 23 maggio 2009).
  4. ^ (EN) Christina Schaeffner (a cura di), Political Discourse, Media and Translation, Newcastle upon Tyne, Cambridge Scholars Publishing, 2009, p. 35, ISBN 1-4438-1677-9.
    «With regard to political affiliation The Daily Telegraph is a right-wing paper, The Times centre-right, The Financial Times centre-right and liberal, and The Guardian centre-left»
  5. ^ (EN) Corey Frost, Karen Weingarten, Doug Babington, Don LePan e Maureen Okun, The Broadview Guide to Writing: A Handbook for Students, 6ª ed., Peterborough, Broadview Press, 2017, p. 27, ISBN 177048583X.
  6. ^ a b (EN) A Coming Change, in The Manchester Guardian, 22 agosto 1959, p. 4.
  7. ^ (EN) Definition of Guardian Reader, in Collins English Dictionary, Glasgow, HarperCollins. URL consultato il 15 aprile 2022.
    «a reader of the Guardian newspaper, seen as being typically left-wing, liberal, and politically correct»

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN220402319 · GND (DE4158503-3 · BNF (FRcb12342909v (data) · J9U (ENHE987007421245705171 (topic)
  Portale Editoria: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di editoria