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Raggruppamento nazionale repubblicano socialista

partito politico della Repubblica sociale italiana
Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista
LeaderEdmondo Cione
StatoRepubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
SedeMilano
Fondazione14 febbraio 1945
Dissoluzione28 aprile 1945
IdeologiaSocialismo nazionale
Democrazia organica
CollocazioneSinistra fascista
TestataL'Italia del Popolo
Iscritti3.000 (1945)

Il Raggruppamento nazionale repubblicano socialista (RNRS) è stato una associazione nella Repubblica Sociale Italiana che faceva proprio il trinomio “Italia, Repubblica, Socializzazione”,[1] slogan coniato e divulgato da Benito Mussolini nel suo Discorso della riscossa tenutosi al Teatro Lirico di Milano il 16 dicembre 1944.[2]

La storiaModifica

La formazione nacque nel febbraio 1945 con l'intento di "gettare un ponte" tra fascisti e antifascisti, valorizzando in particolare la Socializzazione dell'economia promessa dal Manifesto di Verona[3]. Tra i promotori principali figuravano il filosofo Edmondo Cione e l'ex sindacalista rivoluzionario Pulvio Zocchi, in contatto con il fascista Gastone Gorrieri. Il gruppo prese contatto con lo stesso Benito Mussolini, che diede il suo assenso all'esperimento[4], a patto che l'associazione accettasse di muoversi all'interno del campo politico e sociale delimitato dal Duce nel suo Discorso della riscossa.[5] Il RNRS nacque e fu tollerato dal Partito Fascista Repubblicano solo per l'intento di creare alla Repubblica di Salò una più ampia base di consenso e nel tentativo di spaccare l'unità del fronte antifascista, attraendo da questo le forze non comuniste.[5] E forse, da come si evince dai passi compiuti da Cione verso certi settori dell'antifascismo militante, per porre le basi ad un passaggio di potere dopo il crollo della RSI.[1] Tutto sommato il raggruppamento svolse un'attività quasi insignificante, visto che non è dato nemmeno sapere che dimensioni organizzative aveva.[6]

Furono in contatto con il movimento socialisti come Carlo Silvestri e Concetto Pettinato ed ex sindacalisti rivoluzionari (controversa è la partecipazione di Walter Mocchi)[7] ai quali si unirono altri nomi meno illustri.

La notizia della nascita del Raggruppamento suscitò apprensioni a Berlino, dove si temeva una possibile svolta "a sinistra" del fascismo, Mussolini durante una conversazione con l'ambasciatore tedesco Rudolf Rahn cercò di tranquillizzarlo dichiarando:

«Per ingannare i nostri avversari ho lasciato, non appena ho pensato che il nuovo fascismo in Italia fosse abbastanza forte, che alcune controcorrenti dicessero la loro, tra l’altro ho permesso che si formasse un gruppo di opposizione sotto la guida del professor Cione. Il professor Cione non ha una gran testa, e non avrà successo. Ma la gente che ora sta cercando di crearsi un alibi si raccoglierà intorno a lui e quindi sarà perduta per il Comitato di liberazione che è molto più pericoloso»

([8])

Sempre con l'assenso di Benito Mussolini, il Raggruppamento fu autorizzato anche alla stampa di un quotidiano politico, L'Italia del Popolo che visse vita breve e travagliata osteggiato sia dai tedeschi che dai fascisti oltranzisti che dalle forze del CLN[9].

Successivamente il Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista assunse il nome di Partito Repubblicano Socialista Italiano, che si sciolse con la fine dell'esistenza politica della RSI.

NoteModifica

  1. ^ a b Cappellari, cfr. l'ultimo capoverso.
  2. ^ Italia - 16 dicembre 1944, Discorso del "Lirico", su it.wikisource.org. URL consultato il 5 novembre 2017.
  3. ^ Edmondo Cione, Storia della Repubblica Sociale Italiana, Caserta, Il Cenacolo, 1948, nuova edizione: Latinitas, 1951, p. 385.
  4. ^ Frederick William Deakin, Storia della repubblica di Salò, Torino, Einaudi, 1963, p. 762-764.
  5. ^ a b Adduci, p. 296.
  6. ^ Leoni, p. 475.
  7. ^ La tesi della partecipazione è sostenuta da Stefano Fabei, I neri e i rossi : tentativi di conciliazione tra fascisti e socialisti nella repubblica di Mussolini, Mursia, 2011, p. 415 nota 6. Al contrario secondo Franco Andreucci, Tommaso Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, Roma, Editori Riuniti, 1976, voce Walter Mocchi, Mocchi si trovava in Argentina fin dal 1906.
  8. ^ Antonio Spinosa, Mussolini. Il fascino di un dittatore, Mondadori, Milano, 1989, pag. 293; Frederick William Deakin, Storia della repubblica di Salò, Torino, Einaudi, 1963, p. 762-765.
  9. ^ Edmondo Cione, Storia della Repubblica Sociale Italiana, Caserta, Il Cenacolo, 1948, nuova edizione: Latinitas, 1951.

BibliografiaModifica

  • Frederick William Deakin, Storia della repubblica di Salò, Torino, Einaudi, 1963
  • Stefano Fabei, I neri e i rossi : tentativi di conciliazione tra fascisti e socialisti nella repubblica di Mussolini, Mursia, 2011
  • Mauro De Agostini, Franco Schirone, Per la rivoluzione sociale. Gli anarchici nella Resistenza a Milano (1943-1945), Zero in condotta, Milano, 2015, p. 121-123.
  • Pulvio Zocchi, Cione e la sua morte civile. La nascita osteggiata la crescita ingloriosa la morte inonorata del Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista, Milano, giugno 1945
  • Edmondo Cione, Tra Croce e Mussolini, Napoli, SEPA, 1946
  • Edmondo Cione, Storia della Repubblica Sociale Italiana, Caserta, Il Cenacolo, 1948, nuova edizione: Latinitas, 1951.
  • Francesco Leoni, Storia dei partiti politici italiani, Napoli, Guida Editori, 2001, pp. 474-477.
  • Nicola Adduci, Gli altri. Fascismo repubblicano e comunità nel Torinese (1943-1945, Milano, FrancoAngeli, 2014.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica