Apri il menu principale
Ritratto dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, che divenne Re dei Romani quando suo padre, Federico III, era ancora vivo.

Re dei Romani (in latino Rex Romanorum) era il titolo dei sovrani del Sacro Romano Impero dopo l'elezione a imperatore ma prima dell'incoronazione papale.

Non va confuso con l'antico titolo di Re di Roma.

StoriaModifica

Era generalmente utilizzato in abbinamento al titolo di Re d'Italia ed era connesso all'affermazione del concetto della personalità del diritto[Cosa vuol dire?]. Nell'epoca in cui il titolo venne inizialmente adottato non esisteva più il concetto "statuale" di un diritto applicabile a tutti gli abitanti di un territorio, poiché i singoli popoli germanici che avevano invaso l'Impero romano applicavano ciascuno il proprio diritto, mentre la popolazione di origine latina, i "Romani", continuavano ad applicare il diritto romano. Perciò con l'espressione di "Re dei Romani" (abbinata a volte anche a quella di Rex Germanorum cioè Re dei Germani) l'imperatore germanico confermava la propria sovranità anche sui sudditi della natione latina.

Il titolo ebbe questa funzione a partire dal periodo della dinastia salica (1025), ma era stato usato in precedenza a partire dal periodo Ottoniano (962-1024), in particolare dall'Imperatore Enrico II, quando iniziò a sostituire il termine Re dei Teutoni (Lat.: rex Teutonicorum).

Quando, almeno a partire dal XV secolo, la dinastia asburgica riuscì ad affermarsi per un lungo periodo sul trono imperiale (il quale restava pur sempre una carica di tipo elettivo), il nome di Re dei Romani divenne il titolo dell'erede al trono designato, che veniva fatto eleggere mentre l'imperatore era ancora in vita. L'erede come "re dei romani" aveva gli onori regali ed il titolo di "Maestà", che veniva usato anche dall'imperatore quando si rivolgeva alla sua persona. Nelle cerimonie ufficiali aveva il diritto di camminare al fianco sinistro dell'imperatore, uno o due passi addietro, mentre il Maresciallo di corte gli porta la spada nel fodero. Tra i vari privilegi aveva il diritto di presiedere le diete, convocarle e congedarle con il consenso dei grandi elettori, accordare i titoli di nobiltà e nominare conti e baroni, attribuire privilegi e diritti alle università, bandire o riammettere i ribelli nell'impero, ecc.

Dopo l'incoronazione come Imperatore del Sacro Romano Impero (e talvolta anche prima), il titolo veniva aumentato con l'imperiale semper Augustus ("sempre augusto", ovvero "sempre maestoso" o "sempre grande"[1]. Questa connotazione di "crescita" implicava un obbligo ad opporsi alla perdita delle prerogative reali (come in Italia) o alla perdita di territorio (come sul confine occidentale con la Francia).

In seguito all'abolizione del Sacro Romano Impero nel 1806 ad opera di Francesco I, il titolo cadde in disuso. Venne in seguito fatto rivivere da Napoleone nel 1811 per il proprio erede, Napoleone II, come "re di Roma". Il titolo era già stato previsto nel 1810 con il senatoconsulto organico[Nel senso di non monocratico?] del 17 febbraio, che all'articolo 7 stabilì che «Il principe imperiale (ovvero il principe ereditario) porta il titolo e riceve l'onore di re di Roma». Ciò non era previsto nella costituzione dell'anno XII.

Con la definitiva caduta di Napoleone e il suo esilio all'isola di Sant'Elena nel 1815 e con la morte nel 1832 di Napoleone II (che visse i propri ultimi anni come semplice Duca di Reichstadt) anche questa versione del titolo scomparve.

Altri usiModifica

Re dei Romani fu anche il nome che i Franchi diedero a Siagrio, un generale dell'Antica Roma, il quale governò sulla Gallia settentrionale, verso la fine del V secolo. Chiamato Regno di Soissons, il suo dominio fu l'ultima parte dell'Impero romano d'Occidente a cadere.

BibliografiaModifica

  • H. Beumann: Rex Romanorum, in: Lexikon des Mittelalters (Dizionario del Medioevo, 9 voll., Monaco-Zurigo 1980-98), vol. 7, col. 777 f.
  1. ^ Gaio Giulio Cesare Ottaviano scelse come nuovo nome Augustus, che deriva dal verbo latino augere, "crescere".