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Rendola

frazione del comune italiano di Montevarchi
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Rendola" rimanda qui. Se stai cercando il borgo di Nocera Inferiore, vedi Arenula (Nocera Inferiore).
Rendola
frazione
Rendola – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Tuscany.svg Toscana
ProvinciaProvincia di Arezzo-Stemma.png Arezzo
ComuneMontevarchi-Stemma.png Montevarchi
Territorio
Coordinate43°29′16″N 11°33′09″E / 43.487778°N 11.5525°E43.487778; 11.5525 (Rendola)Coordinate: 43°29′16″N 11°33′09″E / 43.487778°N 11.5525°E43.487778; 11.5525 (Rendola)
Altitudine292 m s.l.m.
Abitanti173
Altre informazioni
Cod. postale52025
Prefisso055
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantirendolesi
Patronosan Donato d'Arezzo
Giorno festivo7 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rendola
Rendola

Rendola, antico casale "che ebbe nome di Castello"[1] è oggi un noto centro agrituristico sulle colline del Chianti aretino a sud ovest di Montevarchi di cui è frazione. E, come scriveva il barone Bettino Ricasoli, "il sole, prossimo al tramonto, colora di un vivo paonazzo la bella montagna di Pratomagno che da Rendola si vede stendere dinanzi agli occhi"[2].

StoriaModifica

L'area di Rendola, che prende il nome dall'evoluzione della volgarizzazione in Rennola del latino Arenula e tardo-latino Renula o "sabbia fine", era attraversata da una strada già in periodo romano[3] ma divenne strategica, in età alto-medievale, con il crescere esponenziale dei traffici di merci e di persone che andavano e venivano tra la Valdambra e il Valdarno. Pertanto, a sentinella della via, venne edificato il castello di Rendola.

Il fortilizio, in origine, faceva parte del viscontado di Porciano, signoria dei conti Guidi, fino a che, nel 1208, Guido Guerra V non promulgò lo Statuto della Val d'Ambra che creava e regolamentava il nuovo viscontado della Val d'Ambra e che abbracciava anche il castello e il territorio di Rendola. Ciò non toglie che il feudo continuasse a gravitare nell'area di influenza aretina tanto che nel 1255 promise di pagare al Comune di Arezzo il consueto tributo a condizione che gli abitanti ed i suoi visconti fossero esentati da ogni altra tassa e imposizione e che, nei casi di aggressione ostile, fossero difesi dagli Aretini.

In seguito i conti Guidi vendettero, per far cassa, alcune porzioni del viscontado della Val d'Ambra, tra cui Rendola che passò sotto il dominio di Pier Saccone Tarlati. Questo fino a che gli abitanti di Rendola, a seguito di una rivolta, il primo novembre 1335 si liberarono dal giogo feudale e chiesero di essere annessi alla Repubblica Fiorentina che accettò. L'annessione fu poi convalidata il 28 maggio 1337 anche da Pier Saccone che con i fratelli e i figli cedettero al Comune di Firenze i loro diritti su questo ed altri castelli del viscontado.

Rendola allora, pur nominalmente territorio fiorentino, fu assegnata in signoria ai Firidolfi poi passati a chiamarsi Ricasoli che, fino a tutto l''800, vi possedevano una vasta tenuta ed erano patroni della sua chiesa parrocchiale.

 
La chiesa di San Donato a Rendola

NoteModifica

  1. ^ Emanuele Repetti, Rendola in Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, I Edizione, Firenze, 1846, Vol. IV, pag. 94
  2. ^ Fausto Landi, Bettino Ricasoli: il barone di ferro in Toscana, Firenze, Pugliese, 1988, pag. 208
  3. ^ Soprintendenza archeologica della Toscana, Atlante dei siti archeologici della Toscana, Firenze, Giunta Regione Toscana, Roma, "L'Erma" di Bretschneider, 1992, pag. 236

BibliografiaModifica

  • Emanuele Repetti, Rendola in Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, I Edizione, Firenze, 1846, Vol. IV, ed. digitale a cura di Università degli Studi di Siena [1]
  • Gabriel Joseph Fabry, Mémoires sur la campagne de 1794 en Italie, Chapelot, 1904
  • Bernardino Barbadoro, Le finanze della Repubblica fiorentina, Firenze, Olschki, 1929
  • Marcello Verga, Da "cittadini" a "nobili": lotta politica e riforma delle istituzioni nella Toscana di Francesco Stefano, Milano, Giuffrè, 1990

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