Santuario di Sant'Abaco

Santuario di Sant'Abaco
Caselette sant abaco.jpg
Santuario di Sant'Abaco
StatoItalia Italia
RegionePiemonte
LocalitàCaselette
ReligioneCattolica
TitolareSant'Abaco
Arcidiocesi Torino
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzionesec.XVI secolo
Completamentofine XIX secolo
Sito webwww.santabaco.it

Coordinate: 45°06′28″N 7°28′25″E / 45.107778°N 7.473611°E45.107778; 7.473611

Il santuario di Sant'Abaco sorge a Caselette (TO) sulle prime pendici del Monte Musinè (a 535 m s.l.m.[1]). Oltre ad essere un luogo di culto è anche facile meta di escursioni; vi si accede per una strada acciottolata che sale dal campo sportivo di Caselette.

StoriaModifica

Sulle origini del santuario di Caselette le notizie sono scarse e incerte. In una relazione di metà del 1700 si afferma: «...la cappella di S. Abaco fu edificata nell'anno 1551, come dalle memorie si è potuto congetturare, già per due volte demolita e in diversi luoghi costrutta». Informazione problematica: non si sa su quali memorie si fondi la congettura sulla data di costruzione né quali fossero i diversi luoghi su cui fu costruita due volte la cappella[2].

La prima citazione diretta è del 1622: in un atto comunale i confini di un appezzamento boschivo sul Musinè vengono indicati con riferimento alla cappella. Nel 1673 l'edificio è ricordato nella relazione della Visita Pastorale dell'arcivescovo di Torino Beggiamo e nel 1713 è pagato dal Comune il quadro (la tela sull'altare), opera del pittore Giuseppe Maso[3]. A inizio 1700 (ma forse anche già prima) a Sant'Abaco vive un eremita, una specie di sacrestano, riconosciuto dall'autorità ecclesiastica, che provvede a pulire e custodire la cappella. Il primo conosciuto è Antonio Bertolotto (morto nel 1743); dopo di lui Tommaso Gollier (morto nel 1770) e Michele Rocco Carnino (morto nel 1826)[4]. Il santuario attira una grande venerazione: nel giorno della festa vi converge una folla di fedeli dai paesi vicini, e vi è già attestata la pratica degli ex voto. La cura del santuario è affidata a un Rettore (più tardi Priore); il primo conosciuto è Carlo Fassio, a lungo rettore negli anni trenta (incarico non ancora annuale). Sono attestate anche le Priore (2 ogni anno), incaricate soprattutto di raccogliere offerte; la prima conosciuta è Antonia Chiarbonello[5].

Nel 1736 la gestione del santuario passa sotto il controllo parrocchiale: il parroco don Gaspare Forto, assume egli stesso il compito di Rettore, cominciando anche a tenerne una documentazione scritta. Due le ragioni di questa scelta: inserire meglio S. Abaco nella pastorale della parrocchia e rilanciare una devozione che nel paese si è intiepidita. Il parroco nomina un coadiutore, Giovanni Battista Putero, che diventa poi Rettore. Putero gestisce il santuario per 27 anni (1736-1763) con cura scrupolosa e sollecita: la disponibilità economica migliora, si fanno interventi di manutenzione e spese per l'arredo; la partecipazione dei caselettesi alla vita religiosa di Sant'Abaco vede una ripresa[6].

Tra il 1765 e il 1770 si fanno interventi importanti sull'edificio: la cappella è ingrandita e viene costruito un campanile. La chiesa non ha ancora portico; sulla facciata si aprono due finestre, l'altare è più o meno come lo si vede oggi, dietro c'è un piccolo coro e dietro ancora o di fianco la stanzetta dell'eremita[7].

Nel 1817-18 si realizza un intervento edilizio di notevole portata per iniziativa di Antonio Conti (priore per più di 20 anni dal 1811 al 1834): restauro e ampliamento della chiesa, resisi necessari in un periodo in cui è in aumento il numero di fedeli che sale al santuario nel giorno delle celebrazioni e la cappella troppo piccola non riesce a contenerli.

A inizio ‘800 cambia il sistema di nomina dei priori. Nei suoi ultimi anni di priorato A. Conti è a volte affiancato da un sottopriore; poi nel 1835 comincia il sistema di avvicendamento (sottopriore-priore) che, con qualche modifica, vige ancora oggi. Due i motivi del cambiamento: 1) un priorato a lunga scadenza sta diventando un impegno troppo gravoso; 2) si cerca di coinvolgere più persone nella gestione di S. Abaco[8].

A metà '800 si registra la più intensa attività costruttiva di tutta la storia del santuario. Prende il via nel 1851 una serie di ampliamenti: si costruiscono un coro dietro l'altare (circa la metà di quello di adesso) e una sacrestia (dove ora c'è l'altare della Consolata), sono rifatti i soffitti e risanati alcuni muri; si inizia a costruire una vera e propria strada per salire al santuario. I lavori sull'edificio sono affidati al capomastro Felice Sanguinetti, mentre la costruzione della strada è opera di volontariato domenicale di giovani del paese, spronati dal conte Cays, che ha preso a cuore queste iniziative. È segno del crescere in quegli anni della devozione ai nostri martiri e di un fervore religioso assai sentito in paese. Tra 1854 e 1856 sono costruiti i "piloni" della Via Crucis, col contributo di singoli e gruppi sia caselettesi che forestieri: don Bosco, che visita Caselette in quegli anni, definisce questa Via Crucis monumento parlante della pietà e della religione dei caselettesi. Nuovi lavori nel 1855: si raddoppia l'area del coro (portato alle dimensioni attuali) e viene realizzato il passaggio per salire sopra e accedere a un pulpito. Dietro questi lavori, però, non c'è un progetto organico; sono interventi decisi via via, in anni in cui la gente si mostra disponibile e si impegna con entusiasmo. I caselettesi hanno cominciato a sentire S. Abaco come un patrimonio di tutto il paese. E la partecipazione collettiva rafforza il legame con il santuario e con la venerazione di Abaco e soci. La presenza dei fedeli alle celebrazioni è in crescita, tanto che nel 1859 si decide di riaprire il cantiere. Grazie a un lascito si finanziano altri lavori: tra 1859 e 1860 vengono costruiti il portico e la soprastante orchestra (la facciata trova così la struttura attuale), viene realizzata la navata laterale destra, sopra l'altare è ricostruita la volta. Tra 1866 e 1870 viene risistemata la navata destra, si costruisce quella sinistra in simmetria con l'altra, viene realizzato il campanile, di fianco al coro è costruita l'attuale sacrestia e nell'area di quella vecchia viene eretto l'altare della Consolata. Il santuario raggiunge così le dimensioni e il volto architettonico che ha conservato fino ad oggi[9].

Tra fine ‘800 e inizio ‘900 si infittiscono gli ex voto: ricerca della protezione di S. Abaco in anni di guerra per la nazione e di povertà di vita per il paese. La guerra tocca anche il santuario: incendi provocati da bombardamenti risparmiano la cappella, ma nel 1944 don Colombero è catturato dai nazifascisti mentre vi celebra la messa.

In anni più recenti molti lavori ordinari e straordinari consolidano l'edificio e lo abbelliscono (basilari gli interventi degli anni 1996-98: consolidamento delle fondazioni e dei muri portanti, rifacimento della copertura); l'impegno costante di priori e priore e la collaborazione di un volontariato competente e generoso rendono il santuario sempre più funzionale alla fruizione di fedeli e visitatori.

FestaModifica

La festività religiosa di Sant'Abaco ricorre il 19 gennaio, giorno in cui la Chiesa fa memoria dei santi Mario, Marta, Audiface e Abaco. Le celebrazioni liturgiche al santuario sono officiate il 19 gennaio, e le domeniche precedente e seguente[10].

Il sabato precedente il 19 gennaio si tiene presso il santuario un pomeriggio di festa che si conclude con una fiaccolata a scendere dal santuario al paese.

GestioneModifica

Gestione, cura e manutenzione del santuario sono presi in carico da sempre dai Priori (ogni anno un priore e un sottopriore, per consuetudine laici e sposati, che si succedono con incarico annuale per scelta del priore in scadenza), i quali raccolgono anche le offerte per il sostentamento del santuario girando nelle case del paese nei giorni precedenti la festa e portando il "Pane di Sant'Abaco" come segno di amicizia e carità fraterna. I Priori sono affiancati da egual numero di Priore, laiche e sposate.

NoteModifica

  1. ^ Carta Tecnica Regionale raster 1:10.000 (vers.3.0) della Regione Piemonte - 2007
  2. ^ R. Savarino, Storia religiosa di Caselette, in Caselette. Uomini e ambienti ai piedi del Musiné dalle origini all'Ottocento, Borgone 1999, pp. 229-304, in part. p. 269
  3. ^ Ibidem, p. 270
  4. ^ Ibidem, p. 272
  5. ^ D. Vota, Il santuario di S. Abaco e la comunità di Caselette tra Sette e Ottocento, in Mario, Marta, Audiface e Abaco martiri, Alpignano 1993, pp. 157-203, in part. pp. 161-162
  6. ^ Ibidem, pp. 161-170
  7. ^ Ibidem, pp. 171-178
  8. ^ Ibidem, pp. 179-184
  9. ^ Ibidem, pp. 187-203; D. Vota, La comunità civica nell'Ottocento, in Caselette. Uomini e ambienti cit., pp. 305-395, in part. pp. 370-373
  10. ^ Mario, Marta, Audiface e Abaco martiri venerati nel santuario di Caselette, Alpignano 1993.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica