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Lo Scandalo Forteto è relativo a casi di molestie sessuali e pedofilia accaduti all'interno del Forteto, una comunità fondata da Rodolfo Fiesoli[1] e Luigi Goffredi nel 1977.[2] Secondo quanto emerso dalle vicende giudiziarie e da tre commissioni di inchiesta regionale e nazionale, all'interno della struttura si commisero abusi psicologici e sessuali nei confronti di minori e disabili che erano stati dati in affidamento dal Tribunale dei minori alla comunità. La comunità è operante nel comune di Vicchio, nella provincia di Firenze, e nel 2018 la cooperativa che ne gestiva le attività produttive è stata commissariata dal governo italiano.[3][4]

StoriaModifica

La comunitàModifica

 
Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi

«Sono gli anni delle comuni, degli ideali e dell'utopia. Io ci andai per accompagnarci una fidanzatina, rimasi affascinato da quest'uomo carismatico che sembrava aver realizzato i nostri sogni di comunitarismo, solidarietà, di cattolicesmo sociale e democratico. Rodolfo era affascinante, citava il Vangelo tutte le sere, riusciva a rubarti l'anima, ci ha convinti di vivere un'esperienza unica, invece eravamo tenuti schiavi[5]»

(Sergio Pietracito, presidente del Comitato Vittime del Forteto)

Nel 1977 Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi fondarono una comunità composta da 33 membri presso Farneto e, poco dopo, il 4 ottobre si spostano a Barberino di Mugello prendendo il definitivo nome di Forteto; successivamente la sede si trasferì definitivamente a Vicchio, dopo l’acquisizione di una fattoria di 500 ettari, divenendo una cooperativa agricola.[6] Concetto cardine della comunità è «la famiglia funzionale».[7] I minori accolti nella comunità erano «solo nominalmente affidati dal tribunale dei minori a una coppia che è tale solo sulla carta»; nel caso in cui arrivino fratelli, «vengono subito divisi e i loro rapporti disapprovati». Si usava la tecnica della messinscena: «Quando venivano gli assistenti sociali bisognava fare finta che tutto fosse perfetto, si andava negli appartamenti dove c'erano le foto di noi insieme con la coppia affidataria, tutti felici», racconta uno dei testimoni.

Primi processiModifica

A seguito di una denuncia, il 29 novembre 1978 Fiesoli e Goffredi vennero arrestati perché accusati di abusi sessuali e atti osceni; finite le esigenze cautelari, vennero poi scarcerati il 1º giugno 1979.[6] Dopo sei mesi dall'arresto, e con il processo in corso, Giampaolo Meucci, presidente del tribunale dei minori, continuò ad affidare minori alla comunità in quanto non credeva alle accuse, convinto invece fosse un complotto ordito per motivi politici; Goffredi, l'ideologo del gruppo, riuscirà persino ad avere due bimbi in adozione dopo la propria condanna. Dopo la scarcerazione Fiesoli tornò nella comunità e nello stesso giorno Meucci affidò alla comunità un bambino down;[8] un altro magistrato, Piero Tony, ricorda che «Nel 1984 Meucci mi disse che niente poteva impedirgli di pensare al Forteto come a una comunità accogliente e idonea».[9]

Nel frattempo si arriva al processo con una dozzina di capi d'imputazione che vanno dagli atti di libidine violenta, ai maltrattamenti, alla violenza privata, alla corruzione di minorenne, all'usurpazione di titolo (Fiesoli e Goffredi all'inizio millantarono di essere medici o psicologi), agli atti osceni in luogo pubblico. Nel primo grado di giudizio venne emessa il 6 ottobre 1981 una sentenza di condanna per Fiesoli a tre anni di reclusione, per Goffredi a un anno e nove mesi; a una parte civile verrà riconosciuto un risarcimento di 2 milioni. Il 19 maggio 1982 la sentenza di appello assolse gli imputati per insufficienza di prove per gran per parte dei capi d’imputazione, mentre dichiarò che il fatto non sussisteva per l'accusa di sottrazione di un minore. In appello venne ribaltata la sentenza ma poi la Corte di Cassazione, il 15 febbraio 1984, annullò «per difetto di motivazione» l'assoluzione della corte di Appello. La nuova sentenza di secondo grado verrà emessa a gennaio 1985, condannando a due anni di carcere Fiesoli per atti di libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti[6] e a dieci mesi Goffredi per le accuse di sottrazione consensuale di minorenne e corruzione di minorenne mentre l'usurpazione di titolo venne amnistiato.[10][11][12] La sentenza verrà confermata l'8 maggio 1985 dalla Cassazione.[6][7] Fiesoli fu invece assolto dall'accusa di atti osceni in luogo pubblico per le sue esibizioni di genitali, ma non perché non li avesse commessi, confermò la Cassazione, ma perché era avvenuto in un luogo privato, il Forteto appunto.[8]

Nonostante la sentenza definitiva di condanna, il tribunale dei minorenni, allora ancora guidato da Meucci, affidò un bambino con la sindrome di Down alla comunità; lo stesso giudice istruttore scrisse che «Poiché gli imputati adducono a loro difesa l’affidamento di minori o di psicolabili da parte del Tribunale per i minori e di vari Consorzi sociosanitari, questo giudice istruttore non può non rilevare, così come del resto hanno fatto i periti psichiatrici, la leggerezza con cui sono stati effettuati tali affidamenti, senza adeguata informativa e successivi controlli».[8] Nonostante le condanne, continuò l'affidamento di bambini da parte del Tribunale dei minori di Firenze e, in 30 anni, saranno almeno 86 i minori affidati all'associazione.[6]

La condanna della corte europeaModifica

A seguito di una denuncia di una madre cui era stato impedito di vedere i due figli in affidamento al Forteto, il 13 luglio 2000 la Corte europea dei diritti dell'uomo condannò lo Stato italiano a pagare un risarcimento.[6][7] Nel 1998, la Corte aveva ricevuto la richiesta di due ricorsi (39221/98 et 41963/98 - riuniti) contro l’Italia, e in particolare contro l'operato del Tribunale dei minori di Firenze. La prima ricorrente era una cittadina belga e italiana, la seconda una cittadina italiana residente a Bruxelles e madre della prima ricorrente[13]. Il Tribunale per i minorenni di Firenze aveva imposto l'interruzione di ogni relazione della madre con i figli che vennero collocati presso Il Forteto. La Corte giudicò come una violazione dei diritti della madre l'aver ostacolato il mantenimento dei rapporti tra i bambini inseriti nel Forteto, la madre e la nonna. Il 13 luglio del 2000, la Corte condannò quindi l’Italia a una multa di 200 milioni di lire per danni morali in quanto nella comunità i minori avrebbero dovuto ritrovare serenità ed essere reinseriti in famiglia mentre invece la madre non riusciva più a vederli e in tre anni aveva potuto ottenere solo due brevi incontri. Nell'istanza presentata alla Corte la donna ipotizzò il plagio verso i suoi figli oltre a denunciare pratiche violente e maltrattamenti fisici e psicologici che sarebbero avvenuti all'interno della comunità. La Corte sanzionò il comportamento delle autorità italiane, stabilendo che non si può impedire sine die a una madre di vedere i propri figli. Nonostante questo non cambiò molto e negli anni la donna presentò più volte denunce, l'ultima nel 2011 dal Belgio, dove si era trasferita. Nonostante l’ulteriore pronunciamento di condanna e nonostante l’esplicito richiamo all'obbligo delle autorità a eseguire le sentenze, gli incontri con i figli continuarono a essere ostacolati. Contestualmente anche il figlio maggiore, nel frattempo diventato maggiorenne e uscito dalla comunità, querelò a gennaio 2011 la comunità e da questa testimonianza partì un'indagine su Fiesoli che venne arrestato il 20 dicembre 2011.

Secondo processoModifica

Oltre a Fiesoli l'accusa riguardò anche Goffredi insieme ad altri 22 membri della comunità, indagati a vario titolo per maltrattamenti.[6] A seguito di questo, gli affidamenti di minori al Forteto si interromperanno nel 2012. La denuncia venne presentata anche da altri ragazzi che vivevano nella comunità. Il primo a denunciarlo è il figlio della donna protagonista della sentenza della Corte europea. Il giovane parlò di un clima di terrore, di abusi e di plagio. Raccontò anche di essere stato costretto a scrivere un libro contro la madre e a recidere i rapporti con la donna. Del suo caso si era occupata anche la televisione belga, ma la comunità aveva sempre respinto le accuse.

Nel febbraio 2014 Edoardo Martinelli, ex allievo di don Milani, sindacalista e soprattutto tra i fondatori del Forteto, depose al processo. Martinelli fuggì dal Forteto già nel 1978, ai tempi della prima inchiesta. In un momento di crisi familiare era andato a vivere nella comunità. Dopo pochi giorni, nottetempo, Fiesoli penetrò nella sua camera proponendogli avances sessuali che vennero rifiutate da Martinelli e che spinsero ad andarsene dalla comunità. Martinelli raccontò anche che:

«Lo scontro con Rodolfo fu sulla sua idea di comunità rigida e sulla terapia selvaggia basata sulle confessioni pubbliche. Attuarono quella terapia selvaggia con una mia amica, disperata perché da bambina suo padre aveva abusato di lei. Cercarono di applicarla anche a me. Rodolfo mi guardava negli occhi, mi voleva far dire che ero un abusato, addirittura che anche Don Milani era un abusante, era come se mi volesse ipnotizzare. Erano pressioni disumane. Tutto un gruppo faceva coercizione. Siccome credo di non aver mai perso del tutto la lucidità, dissi a Rodolfo [Fiesoli]: “Si va io e te da Don Bensi, il mio confessore” (…) Non si fa a tempo a entrare che Rodolfo gli fa il suo sorriso e gli mette la mano sui genitali (era un suo vezzo). Don Bensi gli sferrò uno sganassone e lo cacciò a calci nel sedere. Poi mi disse: “Questo è pazzo, è uno psicotico attivo”. Quel giorno capii che ero finito in un bordello[14]»

(Edoardo Martinelli)

La sentenza di primo grado venne emessa il 17 giugno 2015 con la condanna di Fiesoli a 17 anni e sei mesi di reclusione, Goffredi a otto anni, Daniela Tardani a 7 anni e altre condanne meno pesanti per altri 14 coimputati con pene minori.[6] Vennero riconosciuti anche cospicui risarcimenti, cui era tenuto in solido anche la stessa cooperativa. Con la nuova inchiesta emerse il profilo di una “setta” governata da “regole maltrattanti, crudeli e incomprensibili”. Nella sentenza si parla di “un'esperienza drammatica, per molti aspetti criminale”, di “un martellante e sistematico lavaggio del cervello”. Per venti anni al Forteto non sono nati bambini perché i rapporti fra uomo e donna erano ritenuti impuri, mentre venivano promossi quelli omosessuali.[15][16] Il Forteto – hanno scritto i giudici – era il “territorio di caccia di Rodolfo Fiesoli”, che ha avuto rapporti sessuali con quasi tutti gli uomini della comunità e con molti adolescenti, sostenendo che in tal modo gli “liberava la materialità”. Con le tecniche messe in pratica nella comunità, i minori erano costretti a rievocare pubblicamente gli abusi a cui erano stati sottoposti prima di essere affidati al Forteto e a volte a inventarseli insieme ad accusa ai propri genitori che venivano sistematicamente denigrati diversamente dalle finalità dell'affido, un istituto temporaneo, il quale dovrebbe aiutare a ricomporre il rapporto familiare.[16]

La Corte di Cassazione ha confermato 2 dicembre 2017 in buona parte la sentenza della corte di appello di Firenze che il 15 luglio 2016 aveva condannato a 15 anni e 10 mesi per abusi su minori e maltrattamenti Fiesoli ma l'ha annullata con rinvio limitatamente a uno degli episodi di violenza sessuale contestati all'imputato e a una donna della comunità, per cui venne richiesto un processo di appello. Per alcuni degli altri nove imputati, condannati in appello per maltrattamenti a pene comprese fra 6 anni e 1 anno e 8 mesi, è intervenuta la prescrizione, che fra l'altro ha annullato interamente la condanna a 6 anni dell'ideologo e braccio destro di Fiesoli, Luigi Goffredi ma vengono confermati i risarcimenti alle parti civili. Sabato 23 dicembre 2017 Fiesoli venne arrestato e condotto in carcere[16][2][17][18][19][20], ma poi rilasciato perché la condanna non era ancora definitiva. Il 6 novembre 2019 la Cassazione rigetta il ricorso di Fiesoli contro la condanna di appello bis, condannandolo definitivamente a 14 anni e 10 mesi di reclusione. Daniela Tardani, una delle madri affidatarie, è condannata a 6 anni e 4 mesi[21].

A febbraio 2017, la procura di Firenze, a seguito delle dichiarazioni di un testimone durante il processo contro Fiesoli e suoi collaboratori per maltrattamenti e violenze sessuali sui minori affidati dal tribunale alla comunità, aprì poi un'inchiesta per subornazione di testimone; a seguito di minacce, riferì il testimone, che arrivò quando era undicenne al Forteto, diede falsa testimonianza circa il periodo che trascorse nella comunità.[22]

Terzo processoModifica

In un altro processo, cosiddetto Forteto bis un ragazzo era stato collocato al Forteto dai servizi sociali all'età di 11 anni; ne fuggì quando ne aveva 15. Il 14 aprile 2014 raccontò il periodo nella comunità, segnati da costrizioni reiterate a compiere atti sessuali da parte di Fiesoli. La cooperativa Il Forteto si è costituita parte civile contro Fiesoli.

Commissioni di inchiestaModifica

Prima commissione regionaleModifica

«Portavi la colazione a Rodolfo (Fiesoli ndr) e... mani nelle mutande, baci sul collo anche davanti alla mia madre affidataria. Cioè, mi ci portava lei: "Ma lasciati andare! Rodolfo lo fa con tutti, è normale, ti leva questa materialità"»

(M. C., affidata al Forteto a 8 anni nel 1983, dalla Relazione della Commissione Regionale)

Il 1º giugno 2012 la regione Toscana crea una commissione d'inchiesta sul Forteto con presidente Stefano Mugnai del PDL e con vicepresidente Paolo Bambagioni del PD.[23] La commissione di inchiesta riguarda "L’attività di affidamento dei minori a comunità e centri alla luce della vicenda Il Forteto, finalizzata a conoscere la congruità della stessa rispetto agli obiettivi perseguiti dalla legislazione regionale in materia di tutela dei minori".

Stefano Mugnai, consigliere regionale di Forza Italia, presidente della commissione, alla fine del 2011, qualche giorno dopo l’arresto di Fiesoli, venne chiamato da Bambagioni nella stanza di Carraresi, rivelando che Monaci avesse fatto pressioni affinché l'inchiesta non "venisse approfondita troppo".[24] La commissione ha ascoltato il presidente del Consiglio regionale in carica fino alle ultime elezioni, Alberto Monaci. A lui i commissari hanno chiesto se la Commissione istituita in Regione tra il 2012 e il 2013 aveva potuto lavorare in serenità o meno. Monaci risponde che, anche in assenza di pressioni, vi era una maggioranza all'interno dei gruppi consiliari che mirava a coprire lo scandalo.[25]

L'8 gennaio 2013 una commissione d’inchiesta istituita dalla Regione Toscana e presieduta da Stefano Mugnai approva una dura relazione sull'associazione definita come «Una setta al cui interno gli abusi sessuali, psicologici e affettivi sui minori rappresentavano la consuetudine» e trasmette gli atti alla Procura di Firenze.[6]

Il 15 gennaio 2013 mentre si attendono gli sviluppi giudiziari, la commissione regionale d'inchiesta pubblica la sua relazione sul Forteto, approvata all'unanimità. Il suo testo integrale è nel sito della Regione Toscana.[26] Nella relazione della commissione di inchiesta regionale si legge:

«È Fiesoli che detta le regole. Al Forteto «uomini e donne vivono divisi: dormono, mangiano, lavorano separati anche se sposati». «La famiglia era una gabbia oppressiva, bisognava isolarsi dall'egoismo del mondo» raccontano le vittime. L'eterosessualità è «osteggiata», l'omosessualità incentivata. «Le donne - racconta Giuseppe - erano maiale e puttane, anche la Madonna era "puttana", perché non voleva far crescere Gesù». «Si doveva tutti cercare di maturare attraverso il confronto» ricorda Donatella, e il "confronto", nel lessico rovesciato del profeta, «era il sesso omosessuale». I ragazzi che mostrano desiderio per l'altro sesso sono «finocchi», le ragazze «lesbiche». Chi veniva scoperto era umiliato di fronte a tutti, sottoposto ai «chiarimenti». «Ti mettevano su una sedia, la sera, e ti facevano un processo. Dovevi confessare di essere preda di ossessioni sessuali anche se non era vero, o di aver subito violenza dalla famiglia di origine anche se non era mai successo». Chi si ribella o si oppone subisce le «punizioni». «Tirate di capelli, botte con il mattarello, zoccolate». Oppure «si veniva richiusi nella cella frigorifera».»

(Relazione Commissione Regionale della Toscana)

Seconda commissione regionaleModifica

«Al Forteto l’omosessualità era non solo permessa ma addirittura incentivata, un percorso obbligato verso quella che Fiesoli definiva “liberazione dalla materialità” (…) l’amore riconosciuto e accettato, l’amore vero, alto e nobile era solo quello con lo stesso sesso (…) Il bene e l’amore vero erano quelli di tipo omosessuale, perché lì non c’è materia.[26]»

(Relazione della Commissione regionale d’inchiesta)

Il 23 giugno 2016 una seconda commissione regionale d’inchiesta, istituita nel 2015 per indagare sulle responsabilità istituzionali e presieduta da Paolo Bambagioni,[27] dopo un anno di lavoro approva una nuova relazione, anche questa poi trasmessa alla Procura di Firenze, che si concentra sulle responsabilità politiche e istituzionali della vicenda condannando l'usanza di organizzare cene elettorali e iniziative culturali al Forteto creando così facendo un'aura di rispettabilità e riconoscendo autorevolezza all'associazione nonostante le condanne definitive e le continue denunce di maltrattamenti, oltre alla condanna della corte di Strasburgo del 2000; ci si chiede inoltre nella relazione anche come sia stato possibile, nonostante le condanne definitive già subite dai due fondatori nel 1985, sempre per abusi e maltrattamenti, come sia stato possibile continuare a ottenere minori in affidamento e finanziamenti dalla Regione.[6]

La nuova commissione regionale d’inchiesta si proponeva invece di verificare come tutto ciò sia potuto accadere dal momento che il Forteto:

  1. non era una comunità educativa: al suo interno non vi era personale qualificato, non c’era alcuna équipe educativa, tanto meno un programma generale di attività o un regolamento interno;
  2. non era una casa famiglia: oltre a non essere riconosciuta come tale, la comunità Il Forteto era fortemente e dichiaratamente avversa alla famiglia tradizionale;
  3. non rispettava la legge sull'affidamento dei minori: li allontanava sistematicamente dalla famiglia d’origine pregiudicando il rientro in essa previsto dal dettato normativo, aveva voce in capitolo sulla scelta degli affidatari ‘abbinati’ in una famiglia funzionale scegliendo persone prive di vincoli affettivi e talvolta anche solo relazionali, non era soggetto a verifiche semestrali stringenti come previsto dalla legge.

La commissione d'inchiesta bis del Consiglio regionale della Toscana sul Forteto ha approvato all'unanimità la relazione finale con "un invito al Parlamento e al Governo a rivalutare l'ipotesi di commissariare la cooperativa agricola" e "di riconsiderare la possibilità di istituire una commissione di inchiesta parlamentare su quanto avvenuto nella comunità". La relazione invita anche il "ministero della Giustizia a inviare ispettori al tribunale dei Minori fiorentino" e "la Regione Toscana a togliere il patrocinio alla Fondazione omonima", oltre a chiedere alla grande distribuzione di "valutare l’opportunità di commercializzare prodotti a marchio Forteto". Inoltre, la commissione ha individuato alcuni responsabili fra i dipendenti pubblici ed ha inviato agli enti preposti una richiesta di valutare provvedimenti disciplinari che potranno anche portare al licenziamento degli stessi.[28] Nelle conclusioni della relazione si parla delle responsabilità del tribunale per i minorenni e di una generale superficialità della politica e del mondo dell'economia, del lavoro e dell'informazione su un caso molto grave.[28]

Tra operatori della sanità, operatori sociali e tribunale dei minori c’è un rimpallo di responsabilità che fa scrivere nero su bianco ai commissari: «Par di capire da quanto acquisito durante le audizioni, supponeva che qualcun altro avesse controllato». Non sfugge che - scrive ancora la commissione -, mentre il Tribunale per i Minorenni ci ha riferito di individuare le famiglie ove collocare i minori fidandosi in tutto e per tutto delle valutazioni stilate dai servizi sociali, questi ultimi ribaltano completamente gli equilibri e le responsabilità. Così gli allarmi non scattavano, fino ai 23 avvisi di garanzia per maltrattamenti e altri reati. Tra cui l’abuso sessuale del 2011.[29]

Augusta Gaiarin, ex maestra di Dicomano, ha raccontato di essersi resa conto di un rapporto difficile fra alcuni bambini e i loro genitori affidatari. «Si sentivano controllati, spiati». Provò a parlarne con il sindaco, chiese un colloquio, ma «nella stanza trovai Fiesoli». Ne nacque un dissidio, si vide ritirare tutti gli alunni dalla scuola.[5]

Commissione d'inchiesta parlamentareModifica

Nell'estate 2015, una mozione del deputato Deborah Bergamini chiese un’inchiesta parlamentare e il commissariamento dell’azienda per il presunto intreccio con la comunità. Il PD, partito di maggioranza che sosteneva l'allora governo Renzi, interviene e riesce a bloccare la mozione.[30] Il disegno di legge presentato il 9 ottobre 2015 propose l'istituzione di una commissione di inchiesta voluta dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Laura Bottici, la quale avrebbe dovuto essere dotata di specifici poteri ispettivi e “accertare i fatti e le ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità giudiziarie interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità Il Forteto, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all'interno della comunità”.

Il comitato Vittime del FortetoModifica

Il 27 dicembre 2011 si costituisce il comitato Vittime del Forteto, con presidente Sergio Pietracito, una delle vittime degli abusi.

«Il Forteto è stato una setta. Ci diceva che noi eravamo i puri di Dio, che dovevamo donarci a lui per liberarci dalla materia, che il mondo fuori era merda e quindi non dovevamo raccontare a nessuno ciò che accadeva dentro, perché nessuno avrebbe potuto capire. (...) Avevamo tutti paura. Io scappai nel '90, prima in Francia, poi in Olanda. Sono tornato dopo anni, a fatica inizio a ricostruire i rapporti con i miei genitori. La scintilla è scattata quando ad essere abusata non è stata più la vecchia generazione, e i padri affidatari hanno cominciato ad ascoltare nei racconti dei figli adottivi le stesse violenze subite da loro».»

(Sergio Pietracito)

«Ero stata abusata dal mio genitore naturale - racconta Marika - sono arrivata lì a 8 anni, nel 1983, dopo qualche anno il mio padre affidatario comincia a dirmi che per superare il trauma serviva che io lo rivivessi. Si abbassò i pantaloni e mi costrinse a fare sesso orale. "Hai visto, mi disse, non è nulla di che.."».

NoteModifica

  1. ^ Franco Gr, e, Caso Forteto, la sentenza d'Appello: "Lavaggio del cervello", su ilGiornale.it. URL consultato il 7 gennaio 2019.
  2. ^ a b Firenze, confermate quasi tutte le condanne per il Forteto, su Repubblica.it, 22 dicembre 2017. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  3. ^ Forteto, Natale con il commissario: il governo azzera la coop, su FirenzeToday. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  4. ^ Eva Nuti, La cooperativa "Il Forteto" commissariata, nominato Jacopo Marzetti, garante per i diritti dell'infanzia del Lazio, su ilGiornale.it. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  5. ^ a b Mario Neri, La legge del Forteto: «Ci violentavano, eravamo schiavi», in Il Tirreno, 9 marzo 2014.
  6. ^ a b c d e f g h i j Monica Serra, Ecco il malaffare del Pd: "Al Forteto regole crudeli ed esperienza criminale", su ilGiornale.it. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  7. ^ a b c Il Forteto non esiste: gli orrori di un storia che nessuno racconta - Affaritaliani.it, su www.affaritaliani.it. URL consultato il 9 gennaio 2019.
  8. ^ a b c GIGI PAOLI, FIRENZE Forteto, ecco le carte choc della condanna di Fiesoli: «Abusi fin dagli anni ’70», La Nazione. URL consultato il 20 ottobre 2013.
  9. ^ Stefano Filippi, Quei giudici "amici" al tribunale dei minori, su ilGiornale.it. URL consultato il 19 aprile 2019.
  10. ^ Testo tratto dalla sentenza: «incutere ad individui dalla personalità – o per età o per altra causa – immatura il timore della riprovazione del “gruppo” costituito dalla comunità guidata dal Fiesoli e dal Goffredi, e dopo aver scardinato, ricorrendo a forme di convincimento ossessive, aggressive, emarginanti ed umilianti, ogni preesistente valore e le figure parentali, in modo da renderli del tutto dipendenti da loro, costretto ad accertare e a praticare il regime di vita da loro imposto nella cooperativa e caratterizzato da promiscuità assoluta tra persone dello stesso sesso; pratica dell’omosessualità; messa a disposizione della cooperativa di ogni risorsa personale; autocritica per colpe mai commesse e per fatti mai compiuti; attribuzioni a terzi di colpe mai commesse; divieto di rapporti eterosessuali anche fra marito e moglie; divieto di contatti con le famiglie di origine e ostilità nei confronti delle stesse da manifestarsi anche con violenza fisica»
  11. ^ In un verbale della procura di Firenze datato 6 dicembre 1978 e agli atti di processo, Gabriele Chelazzi e Carlo Casini interrogano una coppia di Prato che parla dell’esperienza al Forteto. Fiesoli è stato arrestato pochi giorni prima, il 30 novembre: «All'inizio - dicono i due - ci parve un'esperienza positiva, ma piano piano ci siamo accorti che viceversa il gruppo era estremamente chiuso, ripiegato su stesso e che al suo interno avvenivano stranezze anche gravi». Quali, chiedono i due inquirenti. Un esempio: «A una festa c’era un ragazzo spastico che stava in carrozzella, il Profeta disse che avrebbe fatto come Gesù quando faceva i miracoli. Lo prese, lo alzò dalla carrozzella e lui cadde. Allora gli ordinò: ‘Alzati, cammina! Te lo ordino io’. Due lo alzarono e fece dei metri a saltelloni come sapeva fare. Quindi cadde ancora di botto a terra. Il Fiesoli disse allora che ‘il miracolo era avvenuto’». «Fiesoli aveva una particolare fissazione di carattere sessuale». E si legge: «È successo due o tre volte che nel corso delle riunioni egli si sia tirato giù i pantaloni e le mutande, prendendosi in mano il membro e mostrandolo, secondo lui doveva essere un gesto disinibitorio». È solo l’inizio di un racconto choc fatto di divieti ad avere rapporti sessuali fra coniugi, di richieste di rapporti omosessuali, di riunioni collettive per guardarsi reciprocamente i genitali, di parolacce, di insulti, di inviti a picchiare i propri genitori.
  12. ^ Stefano Filippi, Da Fassino a Pisapia, quei vip "affezionati", su ilGiornale.it. URL consultato il 9 gennaio 2019.
  13. ^ sentenza 13 luglio 2000 | Diritti Uomo, su www.dirittiuomo.it. URL consultato il 19 aprile 2019.
  14. ^ Isidoro, La Maledizione di Don Milani, in Radio Spada, 2 maggio 2017. URL consultato il 19 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2018).
  15. ^ Marco Gasperetti, Firenze, abusi su minori nella comunità del Forteto: “Profeta” condannato, su Corriere della Sera, 23 dicembre 2017. URL consultato il 9 gennaio 2019.
  16. ^ a b c Scandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamenti, su Repubblica.it, 23 dicembre 2017. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  17. ^ Forteto, l'appello riduce le pene a Fiesoli e soci, ma confermato il teorema accusatorio, su Repubblica.it, 15 luglio 2016. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  18. ^ Abusi e violenze: gli orrori di Forteto, su Adnkronos. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  19. ^ Stefano Filippi, Forteto, il mostro va in cella. A Fiesoli 15 anni e 10 mesi, su ilGiornale.it. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  20. ^ Forteto: arrestato Fiesoli, su FirenzeToday. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  21. ^ Forteto: definitiva condanna a Fiesoli, su ANSA, 6 novembre 2019.
  22. ^ Caso Forteto, la procura di Firenze apre una nuova inchiesta, su Corriere della Sera, 2 luglio 2017. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  23. ^ Violenze a Forteto, sentenza definitiva per il "Profeta" Fiesoli: va in carcere. Mai partita la commissione d'inchiesta, su Il Fatto Quotidiano, 23 dicembre 2017. URL consultato il 7 gennaio 2019.
  24. ^ Stefano Brogioni, "Mi dissero: chi tocca il caso Forteto muore", La Nazione. URL consultato il 19 giugno 2015.
  25. ^ Forteto, le verità di Monaci e Di Pietro, su www.toscanamedianews.it, 17 febbraio 2016. URL consultato il 19 aprile 2019.
  26. ^ a b Commissione regionale di inchiesta, Commissione d’Inchiesta (PDF), in Consiglio Regione Toscana, 28 luglio 2015.
  27. ^ La Nazione, Commissione d'inchiesta bis sul Forteto, c'è l'ok di tutto il consiglio regionale, su La Nazione, 1436282790148. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  28. ^ a b Sito Ufficiale del Consiglio regionale della Toscana, regione toscana, regione, toscana, su consiglio.regione.toscana.it. URL consultato l'8 gennaio 2019.
  29. ^ Luca Rinaldi, Abusi e maltrattamenti, ecco la comunità modello del “profeta” toscano, Linkiesta. URL consultato il 20 giugno 2015.
  30. ^ Chi tocca il Forteto muore. E Renzi chiude gli occhi, su www.lanuovabq.it. URL consultato il 14 settembre 2018.

BibliografiaModifica

  • Stefano Borselli, Il Forteto: destino e catastrofe del cattocomunismo, Settecolori, 2014, EAN: 9788896986240
  • Commissione di Inchiesta del Consiglio regionale Toscana, Commissione d’Inchiesta - Individuazione e analisi delle responsabilità politiche e istituzionali relativamente alla vicenda Il Forteto, 2016.
  • Francesco Pini e Duccio Tronci, Setta di Stato - Il caso Forteto, AB Edizioni, 2015.
  • Commissione di Inchiesta del Consiglio regionale Toscana, Commissione d'inchiesta sull'affidamento dei minori , Consiglio regionale Toscana
  • Commissione di Inchiesta del Consiglio regionale Toscana, Individuazione e analisi delle responsabilità politiche e istituzionali , Consiglio regionale Toscana

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