Sinuessa

antica città della Campania
Sinuessa
Cronologia
Fondazione 296 a.C.
Fine V secolo
Causa Probabilmente invasioni barbariche e caduta dell'Impero romano d'Occidente
Localizzazione
Stato attuale Italia Italia
Località Sessa Aurunca
Coordinate 41°09′14.19″N 13°50′51.45″E / 41.153942°N 13.847624°E41.153942; 13.847624Coordinate: 41°09′14.19″N 13°50′51.45″E / 41.153942°N 13.847624°E41.153942; 13.847624
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sinuessa
Sinuessa

Sinuessa fu un'antica colonia romana del Latium adiectum sul confine con la Campania antica, nel comune di Sessa Aurunca - fraz. Sant'Eufemia - e a nord della città di Mondragone, in provincia di Caserta.

Parte del fondale del porto sommerso di Sinuessa

Caratteristiche del luogo[1]Modifica

Sinuessa era collegata con Puteoli per mezzo della famosa via Appia - la strada romana che costeggia le dune del mare per poi immettersi all'interno, verso il Monte Petrino. La città era divisa da due ponti, ora distrutti, detti "de tamari e treppete" in una zona dove sorgeva il “Tempio di Venere”, caratterizzato da una serie di colonne, alcune di bianco marmo scannellate, altre a diversi colori, con un pavimento di marmo a quadroni e frammezzato da mosaici. Proprio una lapide di marmo con sei distici greci, scoperta in questo luogo ai tempi del re Ferdinando IV, confermava che il tempio venne consacrato a Venere e nelle iscrizioni si invitavano i forestieri a entrare in città. Questa lapide è stata inviata dapprima al museo del Palazzo reale in Portici e successivamente è stata trasferita nel museo Nazionale di Napoli. Nel 1863 un signore di nome Giovanni Falco, mentre stava effettuando alcuni scavi nel suo fondo a Mondragone, nei pressi del Tempio, scoprì due colonne di marmo colorato distanti l'una dall'altra circa otto metri.

A circa 400 metri dal tempio, al di sopra di una collina, si trovava la villa di Apuleio, come testimoniava un frammento di lapide che fu conservato nel 1786 nella propria abitazione dall'allora parroco Muzio Cerqua e che oggi è andato perduto.

Nel 1779 un archeologo francese, inviato nei luoghi di Sinuessa dall'Accademia di Parigi, rinvenne poco lontano da Sinuessa due iscrizioni. Nella prima veniva descritta una persona facoltosa che lasciò come testamento "una cena annua al popolo di Sinuessa"; nella seconda si menzionava un certo "Sesto Sestilio" che fu l'ideatore del podio fatto costruire nell'anfiteatro sinuessano.

In un altro tempio andato distrutto, all'interno delle mura di Sinuessa, fu scoperta un'altra epigrafe che menzionava l'allora imperatore Massenzio.

Inoltre, vennero scoperte altre due iscrizioni: la prima scolpita su una pietra miliare rinvenuta sull'Appia Antica, dove era inciso l'anno LXXI (71 d. C.) e faceva riferimento all'imperatore Marco Aurelio, il quale fece pavimentare a sue spese un tratto di strada per una lunghezza di circa XXI mila passi; l'altra, una pietra calcarea di forma rotonda, fu eretta e scolpita in onore dell'imperatore Flavio Valerio Costantino.

Periodo preromanoModifica

Prima della fondazione della colonia romana di Sinuessa[2] nel 296 a.C., alcuni frammenti di ceramica datati al IX secolo a.C., rinvenuti in una serie di campagne di scavo (località Incaldana), hanno rimarcato l'esistenza di un insediamento di origine aurunca sviluppatosi nella parte meridionale del sito dove sarebbe sorta la nuova città romana.

Altro insediamento degli Ausones è stato localizzato sul Monte Petrino dove, a seguito di ricognizioni e di uno scavo stratigrafico,sono state scoperte una ottantina di aree piene di materiale ceramico protostorico interpretate come probabili unità abitative, datate cronologicamente alla prima età del ferro (1000 - 725 a.C.).

Con la caduta degli Aurunci, sterminati dai Romani nel 314 a.C., l'area compresa tra il Garigliano e il Volturno entrò nella loro gestione amministrativa del territorio, con la fondazione, nel 313 a.C., della colonia latina di Suessa e con la costruzione della via Appia l'anno successivo. Questi furono i primi segni tangibili di una nuova riorganizzazione dei villaggi, fortificazioni e santuari tipici del popolo aurunco.

Periodo romanoModifica

Sinuessa venne fondata come colonia romana nel 296 a.C. dopo aver sconfitto e sottomesso il popolo degli Aurunci. La città fu ampliata per sostituire la distrutta Vescia, insieme alla quale formava la pentapoli aurunca con Ausona, Minturnae e Suessa.[3]

Nel 296 a.C. oltre a Sinuessa venne fondata dai Romani anche Minturnae, queste due avevano la funzione comune di difesa militare lungo le coste del Tirreno e strategica, per quanto concerne le vie d'accesso alla piana campana e all'ager falernus.

La colonia di Sinuessa venne pensata ai margini meridionali della piana del Garigliano, a ovest delle ultime propaggini del Massico. Compresa tra il fiume Garigliano a nord e il Volturno a sud, entrambi navigabili, e utilizzati maggiormente come vie di comunicazione. Nondimeno, la strategia era proprio quella si sfruttare la posizione geografica, la straordinaria feracità dei terreni, facendo sviluppare economicamente entrambe le colonie, le quali divennero importantissime, almeno fino all'arrivo di Annibale, a partire dal II secolo a.C.

A queste si associa il complesso termale, le cui sorgenti venivano chiamate "Acquae Sinuessanae", molto conosciuto e frequentato dalla casta più abbiente dei Romani per le numerose proprietà terapeutiche. Un'area idrotermale e gassosa presente, ancora oggi, in località Le Vagnole, alla pendici del Monte Pizzuto.

Come riportato da Plinio il Vecchio la città divenne una delle più floride dell'Impero romano[4], grazie anche al passaggio della via Appia, importante arteria di collegamento tra Roma e Brundisium.

Tra il I secolo a.C. e il I d.C. vi fu un periodo molto fiorente per Sinuessa, tanto che l'aristocrazia romana vi costruì diverse ville. Con la realizzazione della via Domiziana nel 94 d.C., la strada che collegava Sinuessa con Puteoli, l'economia sinuessana crebbe come mai prima, avvantaggiata da un importantissimo sbocco commerciale[5].

Inoltre, hanno testimoniato la sua grandezza i poeti e le personalità più famose di quel periodo. Nel 37 a.C. si incontrarono a Sinuessa Mecenate e Orazio con Virgilio, Plazio Tucca e L. Vario, intellettuali che si impegnarono a far da pacieri tra Ottaviano e Antonio. Nel 54 d.C. Claudio Narciso, potente liberto, vi si recò in visita. Nel 69 d.C., Ofonio Tigellino, ex prefetto pretorio di Nerone, è indotto al suicidio su ordine del nuovo imperatore Otone. Vitellio, nello stesso anno, si impadronì delle rendite della colonia: elevatissime grazie alle ricchezze prodotte dalle terme e dalla preparazione del famoso vino "Falerno"[6].

Le sue terme, le acquae sinuessanae, erano famosissime tra le matrone e i patrizi romani che vi giungevano per bagnarsi nelle calde e salubri acque della zona "Incaldana". Era rinomata, inoltre, per il suo pregiato vino, il Falerno, e per il clima mite. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, anche Sinuessa venne distrutta dalle invasioni barbariche, ma, secondo alcuni studi, la causa principale del declino fu il bradisismo, che causò l'abbandono da parte degli abitanti.

Il lento declinoModifica

Sinuessa fu brillante, ricca e amata dagli aristocratici romani. Popolata, frequentata fino ai tempi di Vespasiano[7], nonché meta di viaggi e spensieratezze fuori dalle mura delle grandi città (Roma Antica, Capua, ecc.). La sua notorietà iniziò ad affievolirsi durante il sesto secolo d.C., per poi essere completamente dimenticata nel nono secolo d.C.

Fu un declino inevitabile: dalle persecuzioni dei cristiani ordinate dagli impe­ratori fino ad arrivare alle incursioni dei barbari (Goti, Vandali, Ostrogoti, Longobardi) e più tardi dei Saraceni. Seguirono eventi naturali (terremoti, maremoti e bradisismi) che fecero sommergere la città per buona parte nel mare. A questi si aggiunse nei secoli "la mano dell'uomo" che ha devastato tutto ciò che poteva oggi dimostrare la grandezza di Sinuessa.

Il territorio venne sommerso gradualmente, così come avvenne in altre colonie romane antiche (Pozzuoli, Cuma, Baja, ecc.) e già verso il quarto secolo d.C., una parte dei sinuessani, sterminati dalla violenza cieca delle invasioni, furono costretti a rifugiarsi sulla sommità del monte Petrino e a costruirvi i primi villaggi. Altri invece restarono in ciò che rimaneva della colonia e videro nascere quella che poi sarebbe diventata la rocca fortificata di Mondragone.

Scavi archeologiciModifica

 
Venere di Sinuessa

Gli scavi, avviati verso l'inizio del XX secolo, hanno portato alla luce il complesso termale denominato Aquae Sinuessanae, alcuni tratti delle mura in opera quadrata e tratti della viabilità urbana ed extraurbana, nonché resti dei quartieri pubblici e abitativi. Le Acque Sinuessane, molto conosciute nell'antichità, erano un luogo di cui scrivevano Tacito e Plinio. I ruderi del complesso sono in parte sommersi o completamente sepolti.[8] Alcuni resti del porto sono stati ritrovati anche a dieci metri di profondità[9] .

Tra i ritrovamenti più pregiati vi è la cosiddetta Venere di Sinuessa, una scultura ellenistica attribuita allo scultore greco antico Prassitele e databile al IV secolo a.C.

La maggior parte dei reperti, come quelli provenienti dall'ager Falernus sono conservati presso il Museo civico di Mondragone e il Museo civico di Sessa Aurunca.

"[...] Incombe per tutta la costa desolata e adusta il silenzio secolare, interrotto dal monotono frangersi delle onde sulla mi­nutissima arena. Il suolo brullo, dal quale a stento spunta qualche sterpo, qualche erba striminzita e qualche giungaia, forma un povero manto che covre tanta desolazione, mentre il mare cristallino e intensamente azzurro tremula e scintilla sotto i raggi del sole, formando uno sfondo vivissimo a tanto quadro di morte. Le dune si accavallano e si allungano in lunga teoria per la costa sinuosa fin verso Formia a occidente e fin verso la punta di Miseno a oriente, come dorsi di dro­medari in fila, dando la sensazione degli sterminati deserti africani. Sotto quelle dune, accavallatesi per forza dei venti e per i millenni, sotto quel suolo, posteriore alle dune, sterile e ino­spitale, e sotto quelle onde terse e cristalline, giace la vetusta città di Sinope, tramutatasi poi in Sinuessa. Lungo la costa ma­rina, e pei campi circostanti e verso nord, affiorano appena ruderi di muraglie, capitelli di colonne, frantumi di pavimenti a mosaico, cocci di anfore, e per tutta la estensione il suolo è seminato di rottami di vasi, di mattoni, di lapidi, di marmi. Chi si aggira attonito per quella sodaglia, sente qui e là il terreno addensato suonare sotto i piedi, indizio di vuoto nel sottosuolo. Sulle dune e sulla spiaggia il piede affonda fino alla caviglia per la finissima sabbia, sotto la quale pur si tro­vano avanzi della città. Lo studioso, con la sua fantasia, rico­struisce, sulle poche e indecise notizie desunte dai classici la­tini, la città di Sinuessa, smagliante e splendente, vastissima, coronata da edifici, da portici, da anfiteatri e da templi mae­stosi; ove Orazio e Virgilio si incontrarono nel viaggio a Brin­disi sulla via Appia, che intersecava appunto la città di Si­nuessa [...]"[7]

NoteModifica

  1. ^ Atti della Commissione Conservatrice dei monumenti ed oggetti di antichità e belle arti nella Provincia di Terra di Lavoro - 1878 pag. 51 - (verbale 4 aprile 1870).
  2. ^ Luigi Crimaco, Sinuessa: l'eredità di Cesare - 2018.
  3. ^ Paolino Mingazzini, Sinuessa, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936. URL consultato il 19 aprile 2020.
  4. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 59.
  5. ^ Mondragone - La storia: Sinuessa, su spazioinwind.libero.it.
  6. ^ Mondragone - La storia: Sinuessa, su spazioinwind.libero.it.
  7. ^ a b Biagio Greco, Storia di Mondragone - Parte Prima - 1927.
  8. ^ Antonio Cangiano, Ecco Sinuessa, la città sommersa "catturata" dal satellite a Caserta, in Il Messaggero, 27 novembre 2018. URL consultato il 19 aprile 2020.
  9. ^ Sinuessa e il mistero del porto affondato, su nationalgeographic.it (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2018).

BibliografiaModifica

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