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Sofia (... – ...) è stata un'imperatrice bizantina vissuta nel VI secolo.

Era nipote dell'Imperatrice Teodora, consorte di Giustiniano I. Sposò il nipote di Giustiniano, Giustino II, che divenne imperatore nel 565 alla morte dello zio. Fu Imperatrice dal 565 al 578. Nel 573-574 Giustino II impazzì e Sofia venne nominata reggente; Sofia suggerì al marito di associare al trono il comes excubitorum Tiberio Costantino, che venne nominato Cesare nel 574. Nel periodo che va dal 574 al 578 furono Sofia e Tiberio a reggere le sorti dell'Impero facendo le veci del folle Giustino II.

Tiberio si provò un uomo molto misericordioso, arrivando al punto da sperperare i soldi dello stato per distribuirli ai poveri. Pare che l'Augusta Sofia lo rimproverasse per aver ridotto l'Impero in povertà, dicendogli:[1]

«Quello che io ho raccolto in tanti anni, tu lo disperdi, con la tua prodigalità, nel giro di poco tempo»

Tiberio II rispose in questo modo:[1]

«Confido nel signore, che al nostro fisco non mancherà il denaro per fare l'elemosina ai poveri, e per riscattare i prigionieri. Questo significa, infatti, mettere da parte un grande tesoro, poiché Dio dice: «mettetevi da parte tesori in cielo, dove né la ruggine, né la tignola li consumano, e dove non li scavano e non li rubano i ladri». Perciò facciamoci i tesori in cielo con le cose che ci dà il Signore, e il Signore si degnerà di farci prosperare in questa vita.»

Alla morte di Giustino (578), Tiberio II divenne Imperatore. Sofia voleva sposarsi una seconda volta con Tiberio, che però era già sposato e rifiutò per questo motivo la proposta. Sofia organizzò allora una congiura contro Tiberio; mentre l'Imperatore stava passando l'estate nella sua residenza estiva, Sofia convocò Giustiniano (un pretendente al trono) e organizzò una congiura per uccidere Tiberio e mettere sul trono Giustiniano; ma Tiberio II, scoperta la congiura, ritornò in fretta a Costantinopoli e ordinò di arrestare Sofia, che venne privata di tutti i suoi beni e dei suoi privilegi.

NoteModifica

  1. ^ a b Paolo Diacono, Libro III, Cap. 11

BibliografiaModifica

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