Storia della Sicilia vandala

StoriaModifica

Genserico divenne re dei vandali nel 428, alla morte del fratello Gunderico. Dopo aver conquistato tutto il Nordafrica, nel 439 si unì ai berberi. A Cartagine, la sua base, mise a punto una grande flotta con la quale, nel 440, sbarcò in Sicilia. I vandali iniziano a razziare l'isola, distruggendo Palermo e impedendo anche alle navi bizantine di Teodosio II di approdare per provare a combattere i barbari. Nel 441 una flotta romano-orientale contenente intorno ai 30.000 soldati fu inviata in Sicilia per riconquistarla, ma fu richiamata alla notizia dell'attacco di Attila all'impero romano d'oriente.

Nel 442 ciò che rimaneva dell'Impero romano d'Occidente riconobbe le conquiste vandale in Sicilia e Nordafrica e fu così creato uno stato vero e proprio. Nel 455 con una flotta di 60 navi devastò la Sicilia e passò lo stretto dove compì il sacco di Roma. Nel 456, Genserico, con la sua flotta, si impossessò della Sardegna, della Corsica e delle isole Baleari. In Sicilia fu però sconfitto nella battaglia terrestre di Agrigento dal generale romano Ricimero.[1]

Nel 476 Odoacre, re degli eruli, iniziò una sanguinosa guerra contro i vandali, riscattando però quasi tutta la Sicilia con un tributo. Con Unnerico l'unica roccaforte vandala rimase Lilibeo.

Sotto Gutemondo, nipote di Genserico, tra il 484 e il 496, la Sicilia fu conquistata interamente dagli ostrogoti, che comunque si limitarono a depredarla. Gutemondo tentò ancora, senza successo, di ricuperare la Sicilia.[2] Fu poi Teodorico a dare nel 500 in dote Lilibeo e il suo circondario al figlio di Gutemondo, Trasamondo, che aveva sposato sua sorella Amalafrida [3].

NoteModifica

Voci correlateModifica