Apri il menu principale

Strage di Grugliasco e Collegno

Strage dei 66 martiri
Data29-30 aprile 1945
LuogoGrugliasco e Collegno
StatoItalia Italia
ResponsabiliTruppe tedesche della 34ª Infanterie Division
Motivazioneattacco partigiano
Conseguenze
Morti68 (32 abitanti di Collegno, 20 di Grugliasco, 16 originari di altri paesi)
Feriti0
Strage dei 66 martiri
Data1º maggio 1945
LuogoCollegno
StatoItalia Italia
Responsabilipartigiani delle Squadre di Azione Patriottica
Motivazioneritorsione partigiana
Conseguenze
Morti29 militi della 2ª Divisione Granatieri Littorio

La strage di Grugliasco e Collegno è un eccidio compiuto il 30 aprile 1945 dalla 34ª Panzer Division in ritirata contro civili e partigiani del posto, cui seguì il giorno successivo la ritorsione partigiana sui prigionieri di guerra della 2ª Divisione Granatieri Littorio.

Gli avvenimentiModifica

I responsabili della strage facevano parte della 34ª Panzer Division del generale Hans Schlemmer[1]. Questa divisione, già combattente sul fronte orientale, contava su circa 12000 uomini ed in Italia era di stanza in Liguria. Il suo scopo era di ritirarsi in patria in seguito alla disfatta nazista in Italia. Con l'esercito tedesco ormai prossimo alla resa e la città di Torino ormai liberata dai partigiani, la colonna doveva congiungersi a Stupinigi con la Alpenjäger "Gambus" per poi ritirarsi aggirando il capoluogo piemontese per cercare di raggiungere il Brennero. Durante la ritirata questa divisione si macchiò di gravi crimini contro le popolazioni locali. Solo in Piemonte uccise oltre 300 persone.

Gli eccidi più feroci si ebbero tra i paesi di Grugliasco e Collegno, nel torinese.[2]

Il 30 aprile 1945, secondo alcune versioni i partigiani sappisti e quindi il CLN, che controllavano il territorio, avrebbero permesso il passaggio ai tedeschi, per evitare attacchi o rappresaglie sulla popolazione.

Mentre la colonna della divisione transitava per la città i partigiani, in seguito a provocazioni e spari alľaria, il comandante dei partigiani di Grugliasco ordinò di aprire il fuoco sulla colonna uccidendo sette tedeschi. I tedeschi reagirono occupando la cittadina, catturando alcuni civili e liberando 55 prigionieri quasi tutti della Divisione Granatieri Littorio custoditi nella locale sede della GIL[3]. Una volta entrati nella GIL, i tedeschi rinvennero anche i corpi del tenente colonnello Fritz Olt e dell'ufficiale Alexander Krumm[3]. Scattò la rappresaglia e furono passati per le armi 68 persone di cui trentacinque partigiani e per il resto civili[3].

L'epilogo, però, avvenne il 1º maggio quando un ragazzino di tredici anni, Romano Dellera, usato come ostaggio dai tedeschi, fu giustiziato e abbandonato nel cimitero di Rivoli. Molte altre vittime furono giovani ragazzi.[2] Alla strage seguì la ritorsione partigiana e 29 giovanissimi[4] militi della Repubblica sociale appena liberati dai tedeschi ma che avevano deciso di non accodarsi alla colonna in ritirata, furono prelevati dal luogo di detenzione e fucilati.[5] Secondo una testimonianza riportata dallo storico Bruno Maida nel suo "Prigionieri della memoria" i ventinove militi repubblicani furono condotti all'interno del cortile della GIL e subito uccisi a fucilate[6].

La 34ª divisione nel frattempo puntò verso Venaria Reale ed il 3 maggio si arrese alle truppe alleate giunte, nel frattempo, a Torino.[1]

OnorificenzeModifica

Ad entrambe le città è stata conferita la "Medaglia d'Argento al merito civile" per "il tributo di sangue innocente pagato nella liberazione del Paese dal nazi-fascismo e per l'offesa inferta dall'odio dei perdenti a questa comunità".[7]

NoteModifica

  1. ^ a b Daniele Cardetta, Aldo dice 26 per 1 Archiviato il 27 aprile 2010 in Internet Archive., nuovasocietà.it, 23 aprile 2010
  2. ^ a b Descrizione dei fatti, comune di Grugliasco
  3. ^ a b c Michele Tosca vol II, p. 193.
  4. ^ Bruno Maida citato in Michele Tosca vol II, p. 196:"Sono per lo più ragazzi, disarmati.".
  5. ^ Prigionieri della memoria – Storia di due stragi della "liberazione" (Grugliasco e Collegno, 30 aprile-1º maggio 1945) FrancoAngeli Editore, 2002 , 224 pagine.
  6. ^ Bruno Maida citato in Michele Tosca vol II, pp. 196-197.
  7. ^ Concessione della Medaglia al merito Civile (PDF), su comune.grugliasco.to.it (archiviato dall'url originale il 9 giugno 2006).

BibliografiaModifica

  • Michele Tosca "I ribelli siamo noi-Diario di Torino nella Repubblica Sociale Italiana 1944-1946", vol II

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica