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Strage di Leonessa
parte dell'Occupazione tedesca dell'Italia
della Seconda Guerra Mondiale
Data10 marzo 1944
LuogoLeonessa, Monte Tilia e frazioni limitrofe, Italia
EsitoConquista tedesca di Leonessa. Rastrellamento ed esecuzione di civili accusati di sostenere e di nascondere i partigiani.
Schieramenti
Germania (reparti impegnati in operazione anti-partigiana 29.03.1944 - 05/07.04.1944) Brigata "Gramsci"
Comandanti
Perdite
2 morti, 4 feriti (nel corso di tutta l'operazione)[1]Totale: 51 vittime fra i civili
Voci di operazioni militari presenti su Wikipedia

La Strage di Leonessa è un episodio di sangue nel quale hanno perso la vita circa cinquanta civili del borgo laziale di Leonessa e delle località limitrofe, perpetrato da reparti germanici impegnati in una operazione di lotta anti-partigiana[2] condotta fra il 29 marzo e il 7 aprile 1944 nella provincia di Rieti.

Indice

La Resistenza a LeonessaModifica

Il territorio di Leonessa, in provincia di Rieti, fu interessato anch'esso dal movimento partigiano fin dall'ottobre del 1943. Le bande partigiane che agivano nella zona facevano riferimento alla Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci", che a partire dalla fine di dicembre 1943, a seguito della liberazione di Norcia e Cascia, presero il controllo di un'area estesa fino al territorio delle frazioni settentrionali del territorio comunale di Leonessa.

 
Il monumento del sacrario dedicato alle vittime delle stragi di Leonessa

Il movimento partigiano nel territorio leonessano aveva i suoi punti di riferimento in Roberto Pietrostefani, Giuseppe Zelli, Ugo Tavani, e nel giovane cappellano militare Don Concezio Chiaretti: quest'ultimo, a capo del CLN locale si sforzò in tutti i modi di preservare la popolazione locale durante l'occupazione tedesca, specialmente in occasione di momenti di tensione come quelli seguiti alla fucilazione, il 26 febbraio 1944, del commissario prefettizio fascista Francesco Pietramico. Grazie agli sforzi del sacerdote Chiaretti, si riuscì a evitare la rappresaglia tedesca, e addirittura a ottenere la nomina di Ugo Tavani, fiancheggiatore della Resistenza, come nuovo commissario prefettizio.

Grazie al suo impegno, Don Chiaretti convinse poi i militi del presidio della Guardia Nazionale Repubblicana a lasciare il paese, così da permettere, il 16 marzo 1944, l'occupazione pacifica di Leonessa da parte dei partigiani della Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci". Con la liberazione di Leonessa, la zona libera sotto il controllo dei partigiani raggiunse la sua massima estensione, arrivando a comprendere tutta la vasta zona compresa tra la Valnerina, Norcia e la rotabile Piediluco-Leonessa-Posta.

 
Don Concezio Chiaretti, sacerdote di Leonessa, in divisa di cappellano militare degli Alpini

Il 1º aprile 1944 diverse migliaia di uomini della Wehrmacht e delle SS, coadiuvati da reparti fascisti, diedero inizio a una vasta operazione militare antipartigiana, con l'intento di eliminare la minaccia che la Brigata Gramsci e altre formazioni minori rappresentavano per le linee di rifornimento con il fronte abruzzese e laziale. La zona libera controllata dai partigiani cessò di esistere, e i battaglioni della Gramsci riuscirono a sganciarsi dal nemico solo dopo aspri combattimenti protrattisi per circa una settimana, che misero a forte repentaglio l'organizzazione e la tenuta della Brigata, costringendola ad abbandonare tutti i centri abitati più importanti (Norcia, Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa).

Le stragi di LeonessaModifica

Leonessa venne immediatamente occupata dai tedeschi guidati dal colonnello (oberst) Ludwig Schanze[3], comandante del 69° Panzer Regiment, che provvidero a incarcerare subito un centinaio di persone, veri o presunti antifascisti (anche i due parroci di Leonessa Don Guido Rosini e Don Pio Palla furono incarcerati). Le stragi ebbero inizio il 2 aprile 1944, con la fucilazione di sei persone nella frazione di Villa Carmine. Dopo alcuni giorni di tregua, la notte del 5 aprile, nella frazione di Cumulata, 13 abitanti vennero trucidati dalle truppe tedesche guidate da Rosina Cesaretti, una giovane locale, amante di un ufficiale tedesco, emigrata a Roma, e tornata in paese a seguito dello sfollamento: dando sfogo anche a odî e rancori personali, essa personalmente guidò i tedeschi nella scelta delle vittime, tra cui un suo stesso fratello e una zia. Il 6 aprile i tedeschi concessero un altro giorno di tregua, nel corso del quale permisero a Don Concezio Chiaretti di celebrare una messa per i caduti di Cumulata: ma l'indomani, 7 aprile 1944, Venerdì Santo, mentre pareva che le truppe tedesche stessero per ritirarsi, a conclusione delle operazioni militari, giunse un automezzo con a bordo 15 militi delle SS per un nuovo rastrellamento. 24 persone vennero prelevate, portate nei pressi del paese e fucilate: tra di esse, anche il commissario prefettizio Tavani, e il sacerdote don Concezio Chiaretti, morto perdonando i suoi assassini. Nel corso del rastrellamento, altri 8 cittadini di Leonessa vennero uccisi dalle truppe tedesche nelle frazioni di Villa Gizzi e Ponte Riovalle: alla fine, le stragi di Leonessa arrivarono a contare 51 morti fucilati dalle truppe tedesche.

Quindici catturati nel corso dell'occupazione di Leonessa vennero fucilati a Rieti il giorno di Pasqua, nel cosiddetto Eccidio delle Fosse Reatine.

La memoriaModifica

 
Il monumento con il paese di Leonessa sullo sfondo

Al termine della seconda guerra mondiale, nessuno dei responsabili delle stragi di Leonessa è stato punito per i suoi crimini. A Leonessa, la piazza principale del paese è stata intitolata ai caduti del 1944, e un sacrario ne ricorda la morte. Don Concezio Chiaretti venne promosso al grado di capitano cappellano per merito di guerra alla memoria. A distanza di oltre settant'anni almeno una domanda è da porsi: come mai con tanta facilità i tedeschi fucilarono, insieme alle altre vittime, anche il commissario prefettizio fascista Ugo Tavani? L'eccidio di Leonessa rappresenta effettivamente un caso particolare, con degli aspetti non chiari, che solo una onesta storiografia un giorno, forse, potrà chiarire.

NoteModifica

  1. ^ Itinerari di guerra di Carlo Gentile
  2. ^ Gentile C., ITINERARI DI GUERRA: LA PRESENZA DELLE TRUPPE TEDESCHENEL LAZIO OCCUPATO 1943-1944, pubblicazione a cura di Istituto Storico Germanico di Rom
  3. ^ Climinti E., Il gruppo di combattimento «Schanze» nella grande impresa contro le bande, Settimo Sigillo, coll. Historia 2006

BibliografiaModifica

  • Alfredo Filipponi, Il diario di Alfredo Filipponi, comandante partigiano, a cura di Giuseppe Gubitosi, Editoriale Umbra, Perugia, 1991.
  • AA.VV., L'Umbria dalla guerra alla Resistenza, Selci Lama 1998, Isuc Editoriale Umbra, Perugia.
  • Sergio Bovini, L'Umbria nella Resistenza, Editori Riuniti, 1972.
  • Ubaldo Santi, La Resistenza a Spoleto e in Valnerina, Spoleto, 2004.
  • Giuseppe Chiaretti, Pasqua di sangue a Leonessa.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica