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Terranera

frazione del comune italiano di Rocca di Mezzo

Terranera è una frazione del comune di Rocca di Mezzo, sita a 1300 m s.l.m. (provincia dell'Aquila), nel cuore del Parco Naturale Regionale Sirente Velino.

Terranera
frazione
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
ComuneRocca di Mezzo-Stemma.png Rocca di Mezzo
Territorio
Coordinate42°14′05″N 13°32′04″E / 42.234722°N 13.534444°E42.234722; 13.534444 (Terranera)Coordinate: 42°14′05″N 13°32′04″E / 42.234722°N 13.534444°E42.234722; 13.534444 (Terranera)
Abitantiterraneresi
Altre informazioni
Cod. postale67048
Prefisso0862
Fuso orarioUTC+1
TargaAQ
Patronosan Lorenzo
Giorno festivo10 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Terranera
Terranera

Geografia fisicaModifica

L'antico borgo, di origine medievale, sorge in cima ad una collina, sull'altopiano delle Rocche. Si trova in una posizione strategica poiché il paese è assolato tutto il giorno. Dista circa 127 chilometri da Roma[1], 34 da Avezzano[1], 25 da L'Aquila[1], e circa 5 dal capoluogo comunale[1]. Il paese è situato non distante dagli impianti sciistici di Campo Felice e del monte Magnola di Ovindoli.

StoriaModifica

Le origini di Terranera sono incerte: c'è difficoltà a reperire informazioni, poiché i documenti riguardanti la sua fondazione si trovano all'Archivio di Stato a Napoli, dato che per lungo tempo il territorio ha fatto parte del Regno di Napoli. Sembra certo, però, che non fu un borgo fortificato, ma una "villa" che non si trasferì in uno dei centri fortificati limitrofi, nella fase dell'incastellamento, al pari di altri villaggi oggi scomparsi, probabilmente per la sua invidiabile posizione che ne fa il paese meglio esposto di tutto l'Altopiano.

Le sue origini comunque si possono far risalire tra il XI e il XII secolo anche in base a quanto testimoniato da una notizia del 1180: "Tommaso, Signore di Barili e figlio di Berardo, Signore e fondatore di Rocca Odorisia (forse Rocca di Cambio), donò alla religione Gerosolimitana la chiesa di S. Pio di Campana, la chiesa di S. Niccolò, con tutte le rendite e territori ad essa spettanti".

Questa notizia, riportata dall'Antinori, fa pensare all'esistenza di un nucleo abitato fin da quell'epoca e la sua appartenenza al Castello di Barile situato verso la valle dell'Aterno tra la stessa Terranera, Tussillo e Casentino.

Sappiamo del resto che dopo la fondazione della città dell'Aquila, intorno alla metà del XII secolo, il "Castello" di Barile, insieme ad altri che si rifiutarono di partecipare alla fondazione, venne distrutto da Corradino di Svevia, figlio di Federico II; il Signorini, invece, pone Terranera fra i Castelli fondatori dell'Aquila - e ancora oggi a L'Aquila esiste una strada nella zona del Castello Spagnolo che si chiama "Chiassetto di Terranera", in omaggio al paese.

A questo punto le tracce di Terranera si perdono e si ritrovano solo in un documento del XVI secolo nel quale si afferma che nella numerazione dei fuochi del 1508 Terranera è annoverata nel "Quarto Sancti Georgi extra" come "Villa de Terra Negra" con 26 fuochi (famiglie) pari a circa 140 abitanti. Alla metà di questo secolo risale anche l'edificazione dell'attuale chiesa parrocchiale di S. Lorenzo martire.

Ai primi dell'800, il Mariani dà di Terranera le seguente descrizione:

"È situata nel mezzo giorno sulla cima di erta montagna, contiene circa 347 anime. In distanza di un terzo di miglio ha una prateria co' terreni seminatori intorno ed è estesa circa 4 miglia; non ha valli ne' colline. Diletta assai l'occhio specialmente nella primavera, per la vaghissima varietà, e moltitudine de' fiori campestri, abbonda in acqua il piano nel verno, le quali in piè di esso di adunano in un pozzo ben largo e profondo in foggia di caldaia e detto perciò pozzo caldaio. Ad oriente poi ha altra bellissima veduta di lunghissima valle-piano, che non si raggiunge con un'occhiata e diletta pure molto la veduta di tanti paesi, che le sono in prospettiva. Ha di suo diritto la Comune un forno. Il Paese e il terreno è pietroso, arido, ed alpestre e perciò scarseggia di acque e devono i naturali attingerla in della prateria da un pozzo ivi all'uopo formato, che la riceve da Rocca di Mezzo. I suoi prodotti sono grano, orzo, lente, e piselli. Vi sono volatili di più specie e di insetti di più specie. Ha una macchia di querce comuni con Rocca di Mezzo, con la quale fa tutto un corpo; aveva il suggello comune, e degli amministratori annuali, se ne scieglievano due de' naturali, e gli altri di Rocca di Mezzo; al presente vi si sceglie il solo eletto, e la tenue sua industria è di capre, pecore, giumenti, muli e cavalli. I naturali sono tutti uomini di campagna. Nel verno si portano a lavorare nello Stato pontificio, ed altrove; nella state attendono alla coltura dei loro campi, ed è distante dall'Aquila circa 12 miglia. Confina con campana ad Oriente, con Fontavignone e Rocca di Cambio a settentrione".

Suoi feudatari furono anche i De Santis, i Colonna e i Barberini.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Distanza fornita da Google Maps: Percorso più veloce.

BibliografiaModifica

  • Mario Arpea, Linee per una storia dell'altipiano di Rocca di Mezzo, - Biblioteca Provinciale, L'Aquila.
  • G. Cifani - L. Di Sano, Saluti dall'Altipiano, Biblioteca Provinciale, L'Aquila.

Collegamenti esterniModifica

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