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Torre Malatestiana
Torre Malatestiana Orciano.jpg
Veduta della Torre Malatestiana di Orciano di Pesaro dalla attigua torre civica campanaria
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneMarche
LocalitàOrciano di Pesaro
IndirizzoVia Cosimo Betti
Coordinate43°41′20.29″N 12°57′56.84″E / 43.688969°N 12.965788°E43.688969; 12.965788Coordinate: 43°41′20.29″N 12°57′56.84″E / 43.688969°N 12.965788°E43.688969; 12.965788
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1348
Ricostruzione1492 (I^ volta)
XVI secolo (II^ volta)
Stilerinascimentale
Altezza45 metri
Realizzazione
ArchitettoBaccio Pontelli
Filippo Terzi
CostruttoreGaleotto I Malatesta
ProprietarioComune di Terre Roveresche

La Torre Malatestiana di Orciano di Pesaro, nel comune di Terre Roveresche, è una torre edificata nel tardomedioevo[1] e rimaneggiata in epoca rinascimentale e tardorinascimentale[1].

Indice

La storiaModifica

L'edificazioneModifica

Si tratta di un monumento eretto, secondo le varie testimonianze pervenute dai documenti scritti da Pietro Maria Amiani[2], Agostino Scipioni[3] e Salvatore Betti[4], sotto il periodo del potere dei Malatesta; pertanto la sua fondazione è da collocarsi nel basso medioevo. Queste fonti sono concordi nel riportare che i cittadini orcianesi, insieme ai popoli delle terre limitrofe governate dai sette capitani nominati da Galeotto Malatesta, insorsero in una ribellione contro lo stesso Galeotto e la sua folle politica di richiesta monetaria forzosa per il finanziamento bellico. La sommossa popolare sfociò nella cacciata dei capitani malatestiani e quelle stesse terre dovettero pagare delle dure conseguenze per l'insubordinazione dimostrata, subirono saccheggi e distruzioni da parte delle truppe malatestiane. Galeotto, per poter controllare i capi di rivolta e i moti surrettizi, nel 1348 fece costruire a Orciano un'alta torre che potesse fungere da vedetta sui territori limitrofi[2][3][4].

«Nel nostro contado gl'Orcianesi eransi fatti capi della ribellione di tutte le Terre, e castella, che date si erano al Rettor della Marca, [...] avevano cacciato ancora i nostri Capitani, che vi risiedevano in nome di Galeotto. Ne pagò quella Terra bentosto le pene, perché fu saccheggiata da' Soldati di Galeotto, il quale fermatovisi molti giorni, vi eresse una Torre, e vi fabbricò una Porta, che fu detta di Sotto, dove gl'Orcianesi scolpirono in Pietra l'Arma de' Malatesti.»

(Pietro Maria Amiani, Memorie istoriche della città di Fano, vol. I, Fano, Stamperia Giuseppe Leonardi, 1751, p. 274)

«Posto piede in Orciano, vi si fermò Galeotto qualche tempo per infrenare i belligeri trasporti de' suoi abitanti; e fu allora che per di lui cura venne eretta la Porta, denominata di sotto, che più non esiste, ed innalzossi grandiosa una Torre, che tuttora in buono stato si conserva.»

(Agostino Scipioni, Breve relazione topografica della terra di Orciano, Pesaro, Annesio Nobili, 1860, p. 12)

«Avvenne per la di lui munificenza [di Galeotto], che fosse primamente fabbricata la celebre torre.»

(Salvatore Betti, Memorie istoriche degli uomini illustri d'Orciano, a cura di Carisio Ciavarini, Ancona, A. Gustavo Morelli, 1898, pp. 8-9)

Pertanto, in virtù di queste fonti appartenenti ai secoli successivi al periodo malatestiano, si ritiene che l'origine della torre sia da attribuire all'opera di Galeotto Malatesta[5], sebbene non siano stati trovati documenti malatestiani che attestino ciò o scritti coevi, ovvero relativi all'epoca malatestiana[5].

La foggia rinascimentaleModifica

Se da una parte si hanno notizie chiare sull'origine, ma non certe in via assoluta, non si può dire parimenti sulla storia successiva della torre[5], le cui vicissitudini risultano non molto nitide, in quanto le versioni pervenuteci dagli scritti dello Scipioni, del Betti, di Antaldo Antaldi[6] e di Domenico Bonamini[7] si presentano talora in contrasto tra loro[5]. Più recentemente Gianni Volpe[8], e successivamente anche Silvano Bracci[9], hanno provato a tracciare una linea comune tra le posizioni emerse.

Nell'anno 1492 l'architetto fiorentino Baccio Pontelli ebbe l'incarico di costruire la Chiesa di Santa Maria Novella per volere di Giovanni Della Rovere[10][11], e con ardito inglobò l'architettura ecclesiastica nella preesistente torre malatestiana, che ne fa ancora da fusto e ne rappresenta l'angolo posteriore sinistro della chiesa[12]; in quest'opera di trasformazione, scrive lo Scipioni, la torre «venne a nuova foggia disposta»[13]. Luigi Serra descrive con precisione e accuratezza il carattere rinascimentale della torre, e per l'analogia delle forme e i rapporti con il campanile della basilica di Sant'Aurea di Ostia, tende a non escluderne la paternità al Pontelli[14].

«È a pianta cubica ampia, di m. 4,60x6,10, e al pari della chiesa è costruita in laterizio. Quasi a metà del fusto, sopra un cornicione in arenaria profilato nei modi proprii dell'ordine toscano s'apre in ciascuna faccia una bifora con le sezioni d'arco sovrastate da un occhio; al disopra gira una trabeazione, quindi, la pianta si cambia in ottagono con quattro luci alterne a nicchiette appena scavate formando tamburo di base alla cupola con lanternino. La costruzione rivela la mano di un grande architetto perché la solidità vi si sposa alla pienezza grandiosa delle forme, ad una ricchezza agile e viva di risorse. È questa la più bella torre campanaria elevata nella Marca durante il Rinascimento, quella più vivamente improntata di personalità. Si colgono nelle bifore rapporti con S. Aurea di Ostia, in modo da non escludere l'attribuzione al Pontelli.»

(Luigi Serra, L'arte nelle Marche. Il periodo del rinascimento, Roma, Evaristo Armani, 1934, p. 64)

Rimaneggiamenti successiviModifica

Lo Scipioni riferisce anche che, secondo alcuni, la torre possa essere stata eretta dalla base su commissione del conte Pietro Bonarelli di Ancona quando ricevette Orciano in feudo; tuttavia egli stesso dubita di questa versione, dal momento che non è cronologicamente possibile che la torre abbia acquisito la «moderna forma» del Pontelli, da lui stesso citata, prima di essere edificata da fondo[13].

 
Le torri di Orciano di Pesaro: anteriormente la Torre Malatestiana, posteriormente la Torre civica campanaria.

Silvano Bracci, nella sua opera del 2017[15], asserisce che la committenza del conte Pietro Bonarelli citata dallo Scipioni, fu legata piuttosto a un intervento dell'architetto Filippo Terzi[15], già incaricato dal conte Bonarelli di progettare il centro storico di Barchi, di poco distante da Orciano. Il Betti[16], il Bonamini[7] e l'Antaldi[6] citano infatti in maniera indipendente un intervento sulla torre successivo di qualche decennio rispetto a quello del Pontelli, eseguito da Filippo Terzi nel corso del XVI secolo, prima che questo si trasferisse a lavorare alle dipendenze del re di Portogallo. Il Betti parla di un'opera restaurativa[16] mentre l'Antaldi e il Bonamini – quest'ultimo per informazioni ottenute da Cosimo Betti, nonno di Salvatore – sembrano non accennare a un restauro, quanto invece a una quasi nuova costruzione[7][6], che a Gianni Volpe «pare in verità improbabile»[1].

Secondo Gianni Volpe e Silvano Bracci, il successivo intervento restaurativo di Filippo Terzi sarebbe da intendere come la riformulazione della parte sommitale della torre[1][15], che Volpe definisce «chiaramente successiva» all'epoca del Pontelli[1].

«Se vero fosse ciò, che mi venne asserito dal dottissimo mio buon Patrone ed A.mo Dottor Cosimo Betti d'Orciano [...], il magnifico, e ben ordinato Campanile di Orciano fu opera e disegno del Terzi, prima della sua gita in Portogallo.»

(Domenico Bonamini, Biografie degli uomini illustri pesaresi, vol. II, XVIII secolo (1790 circa), presso la Biblioteca Oliveriana, Pesaro, ms. 1063, f. 125r, v)

«Poscia restaurata, e condotta alle più sane leggi dell'architettura dal famoso commendatore Filippo Terzi da Pesaro, ingegnere del re di Portogallo, esiste anche oggidì tra le più insigni opere, che in belle arti si contino nella provincia.»

(Salvatore Betti, Memorie istoriche degli uomini illustri d'Orciano, a cura di Carisio Ciavarini, Ancona, A. Gustavo Morelli, 1898, p. 9)

«Il campanile più alto di tutta la provincia si eresse dal Cav.e Filippo Terzi di Pesaro archo del re di Portogallo, poi duca di Urbino mss. Bartoli in Rovigo.»

(Antaldo Antaldi, Notizie di alcuni architetti, pittori, scultori di Urbino, Pesaro e de' luoghi circonvicini, 1805, presso la Biblioteca Oliveriana, Pesaro, ms. 936, f. 76v)

L'Antaldi inoltre fornisce un riferimento alla fonte «mss. [manoscritti] Bartoli in Rovigo»[6][17], che potrebbe descrivere le fasi storiche costruttive dell'intera torre ma che attualmente risulta introvabile[1].

Nei secoli successivi la torre necessitò di altri interventi; Silvano Bracci cita un'urgente opera di restauro compiuta verso la conclusione del secolo decimonono, in seguito a delle scosse telluriche che ne minacciarono la tenuta[18]. Nel 1995 è stato conseguito un intervento di consolidamento diretto dall'architetto fanese Nazario D'Errico per il pericolo alla pubblica incolumità rappresentato dalla caduta dei frammenti lapidei[19].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f Gianni Volpe, Santa Maria Novella a Orciano di Pesaro, con la collaborazione di Roberto Bertuccioli et al., Fano, Fortuna, 1991, p. 10, SBN IT\ICCU\ANA\0005323.
  2. ^ a b Pietro Maria Amiani, Memorie istoriche della città di Fano, vol. I, Fano, Stamperia Giuseppe Leonardi, 1751, p. 274, SBN IT\ICCU\RLZE\008907.
  3. ^ a b Agostino Scipioni, Breve relazione topografica della terra di Orciano, Pesaro, Annesio Nobili, 1860, p. 12, SBN IT\ICCU\UMC\0673158.
  4. ^ a b Salvatore Betti, Memorie istoriche degli uomini illustri d'Orciano, a cura di Carisio Ciavarini, Ancona, A. Gustavo Morelli, 1898, pp. 8-9, SBN IT\ICCU\TO0\0123549.
  5. ^ a b c d Gianni Volpe, Santa Maria Novella a Orciano di Pesaro, con la collaborazione di Roberto Bertuccioli et al., Fano, Fortuna, 1991, p. 9, SBN IT\ICCU\ANA\0005323.
  6. ^ a b c d Antaldo Antaldi, Notizie di alcuni architetti, pittori, scultori di Urbino, Pesaro e de' luoghi circonvicini, 1805, conservato presso la Biblioteca Oliveriana, Pesaro, ms. 936, f. 76v.
  7. ^ a b c Domenico Bonamini, Biografie degli uomini illustri pesaresi, vol. II, XVIII secolo (1790 circa), conservato presso la Biblioteca Oliveriana, Pesaro, ms. 1063, f. 125r, v.
  8. ^ Gianni Volpe, Santa Maria Novella a Orciano di Pesaro, con la collaborazione di Roberto Bertuccioli et al., Fano, Fortuna, 1991, pp. 9-10, SBN IT\ICCU\ANA\0005323.
  9. ^ Silvano Bracci, La torre malatestiana e il campanile, in Orciano e la sua storia, Orciano di Pesaro, Banca di Credito Cooperativo del Metauro, 2017, pp. 94-100, SBN IT\ICCU\URB\0924393.
  10. ^ Franco Marini, Orciano di Pesaro. Aggiornamento storico, Orciano di Pesaro, Banca di Credito Coopertivo di Orciano di Pesaro e Sant'Ippolito, 1997, p. 66, SBN IT\ICCU\BVE\0159499.
  11. ^ Frate Grazie di Francia, vol. 812, c. 97, presso archivio storico di Senigallia.
  12. ^ Franco Marini, Orciano di Pesaro. Guida al paese, Fano, Grapho 5, 2011, p. 22.
  13. ^ a b Agostino Scipioni, Breve relazione topografica della terra di Orciano, Pesaro, Annesio Nobili, 1860, p. 24, SBN IT\ICCU\UMC\0673158.
  14. ^ Luigi Serra, L'arte nelle Marche. Il periodo del rinascimento, Roma, Evaristo Armani, 1934, p. 64, SBN IT\ICCU\ANA\0002085.
  15. ^ a b c Silvano Bracci, La torre malatestiana e il campanile, in Orciano e la sua storia, Orciano di Pesaro, Banca di Credito Cooperativo del Metauro, 2017, p. 96, SBN IT\ICCU\URB\0924393.
  16. ^ a b Salvatore Betti, Memorie istoriche degli uomini illustri d'Orciano, a cura di Carisio Ciavarini, Ancona, A. Gustavo Morelli, 1898, p. 9, SBN IT\ICCU\TO0\0123549.
  17. ^ Citato da Agostino Scipioni, nella sua op. cit. a p. 32, come «protocollo del notaio Cristoforo Bartoli 1490 a carte 144»
  18. ^ Silvano Bracci, La torre malatestiana e il campanile, in Orciano e la sua storia, Orciano di Pesaro, Banca di Credito Cooperativo del Metauro, 2017, p. 97, SBN IT\ICCU\URB\0924393.
  19. ^ Franco Marini, Orciano di Pesaro. Aggiornamento storico, Orciano di Pesaro, Banca di Credito Coopertivo di Orciano di Pesaro e Sant'Ippolito, 1997, p. 74, SBN IT\ICCU\BVE\0159499.

BibliografiaModifica